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Corsi d’acqua, Caracciolo: ci prepariamo all’ennesimo disastro

Dissesto idrogeologico, il geologo Tonino Caracciolo lancia l’allarme: “Situazione pericolosissima, tutti dormono salvo poi parlare di disastri naturali”

di LUCA LATELLA

corsi d'acquacorsi d'acquacorsi d'acquaLe cicatrici, un po’ ovunque sul territorio, sono ancora ben visibili. Basterebbe farsi un giro per la città, sia a Corigliano che a Rossano per comprendere quanto sia stato nefasto quel 12 agosto di ormai tre anni fa. La disperazione del popolo di Sant’Angelo, quello più colpito, i segni di quella nefasta alluvione che solo per un miracolo vero non ha causato vittime, sono visibili ovunque, scorgendo qua e la. Perché in questi anni poco si è fatto per il ripristino dei torrenti, eccezion fatta per il Citrea nel punto da cui è esondato ed i problemi veri sono a monte, nel “cuore” dei greti dei nostri corsi d’acqua.

Il geologo Tonino Caracciolo, esperto naturista e amante del trekking, spesso si reca in luoghi remoti come sul medio Colognati, a diverse centinaia di metri di altezza nella sua risalita. Luoghi quasi inesplorati ma dove, poco più a valle insistono abitazioni e gente che vi vive tutto l’anno. Approfittando della bella giornata di oggi il geologo, nella sua consueta “passeggiata” ha scoperto situazioni irreali e al contempo pericolosissime. Le ha documentate con foto ed ha espresso alcune considerazioni.

CHI DI COMPETENZA INTERVENGA

“Qui aspettiamo l’ennesimo disastro – è l’amaro commento del tecnico –. Nelle foto sono ben visibili situazioni pericolosissime. Ecco come si preparano le calamità, con briglie alte addirittura quattro metri nella media valle del torrente Colognati. Al di sotto vi sono abitazioni, stalle, aziende agricole. E tutti dormono, salvo poi essere tutti bravi a parlare di disastri “naturali” quando si verificano eventi tragici come quello che ci ha colpito il 12 agosto 2015”. Insomma, chi di competenza ovvero la Regione Calabria che da poco ha avocato a sé la giurisdizione dei corsi d’acqua, intervenga. Anche a detta del geologo è meglio intervenire, prima che sia troppo tardi per evitare che si pianga “sul latte versato”.

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