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Coronavirus, è scontro governo-vescovi: «Violata la libertà di culto»

Dopo le ultime disposizioni varate dal governo e rese note da Conte in serata, arriva la dura replica della Cei: «Una scelta miope e ingiusta». Contraria anche il ministro Bonetti: «La libertà religiosa è tra le nostre libertà fondamentali»

«Ci saranno nei prossimi giorni “protocolli per le messe”». Questa la posizione assunta dal premier Giuseppe Conto dopo le aspre critiche mosse tra l’episcopato e il governo dopo le disposizioni rese note ieri sera dallo stesso presidente del consiglio contro il coronavirus e il permanere del blocco delle celebrazioni. Anche alle luce delle posizioni contrarie all’interno dell’Esecutivo (la ministra Bonetti ha chiesto di rivedere la decisione) la Presidenza Consiglio in tarda serata ha reso noto di aver “preso atto” della comunicazione della Cei fatta dopo la conferenza stampa del premier. Di fatto la decisione annunciata ieri sera da Conte, sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico (“la partecipazione dei fedeli… comporta criticità ineliminabili”), prolunga anche dopo il 4 maggio la chiusura alle messe con la partecipazione dei fedeli, su cui invece la Chiesa italiana aveva chiesto una riapertura rispettando le condizioni di sicurezza anti-contagio. Una deroga concessa dall’esecutivo riguarda solo la celebrazione dei funerali, cui potranno partecipare comunque un numero limitato di persone, solo i parenti stretti.

LA DURA POSIZIONE DEI VESCOVI

Il mantenimento del ‘no’ alle liturgie con la comunità dei fedeli non è andato giù alla Cei, che questa sera ha subito diffuso una durissima nota su “Il disaccordo dei vescovi”, in cui evoca addirittura la violazione della “libertà di culto”. E il quotidiano Avvenire parla di «errore molto grave che sarà molto difficile fa capire, perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no. «I Vescovi italiani – ha detto la Cei – non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale», afferma la Conferenza episcopale italiana nel comunicato.

LO SCONTRO INTERNO

Dalla decisione dell’esecutivo, su cui ha evidentemente pesato la posizione del Comitato tecnico scientifico, prende le distanze anche la ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti. «Non posso tacere di fronte alla decisione incomprensibile di non concedere la possibilità di celebrare funzioni religiose – ha detto – non ho mai condiviso questa decisione e non credo ci assolva riferirci alla rigidità del parere del comitato tecnico scientifico». «Sta alla politica – continua – tutelare il benessere integrale del Paese, e la libertà religiosa è tra le nostre libertà fondamentali. Questa scelta priva i cittadini della libertà di vivere in comunità la dimensione del culto. Avremmo potuto farlo in pieno rispetto delle regole di sicurezza che sono necessarie per evitare la diffusione del contagio. Così come lo facciamo nei luoghi di lavoro e lo faremo nei musei che abbiamo già deciso di riaprire». «Da ministra – conclude – non mancherà la mia voce ferma perché nel Consiglio dei Ministri si consideri di modificare questa decisione. La comunità ecclesiale, in particolare, si sta mettendo al servizio delle famiglie, delleistituzioni, del Paese. Ringraziarla non basta. Va rispettata».


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