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Corigliano-Rossano: «Si può cambiare nome città? Si, col referendum»

«Stemma e gonfalone, servono storia e araldica. Sulla sede si apriranno problemi giuridici e non solo»

Verso lo Statuto di Corigliano-Rossano. Prosegue l’attività di comunicazione sociale, di sensibilizzazione e di avvicinamento della cittadinanza ai contenuti ed alle questioni più delicate e complesse sottese all’attività di redazione e condivisione della Carta fondamentale della nuova Città. Con questo quarto contributo si entra nel dettaglio dei contenuti e di non poche curiosità che interessano l’opinione pubblica. Tra queste, ad esempio, la possibilità di cambiare o meno e come il nome del comune; la complessità di argomenti come lo stemma ed il gonfalone che evocano la Storia e la scienza araldica; ma soprattutto la delicatezza della scelta della sede (di cui ci occuperemo nel quinto contributo) per i problemi giuridici che pone e per le possibili polemiche che può innescare al di fuori di una visione completa e condivisa sulla generale organizzazione del nuovo ente. Obiettivo dichiarato dell’iniziativa resta quello di offrire risposte, stimolare il dibattito e soprattutto indicare l’ambito della discussione entro cui pervenire alla loro soluzione quanto più possibile condivisa.

Contributi studio Candiano Avvocati 4/disciplina elementi personalità giuridica comune. 4.1/il nome, lo stemma ed il gonfalone

Il Nome, lo Stemma ed il Gonfalone, la Sede sono elementi costitutivi della personalità giuridica pubblica di un Comune e, come tali, sono da riportare nello Statuto, come i dati identificativi di un cittadino nella sua carta di identità.

Quando dopo l’emanazione della Legge N. 142/1990 tutti Comuni sono stati chiamati a dotarsi di uno Statuto, non hanno avuto problemi a declinare il loro nome, indicare la propria sede e descrivere lo Stemma ed il Gonfalone. – E’ accaduto anche per Corigliano e Rossano. Ora non è così, perché in questo percorso che stiamo seguendo non bisogna mai perdere di vista la peculiarità di dover redigere lo Statuto di un Comune che nasce da una Fusione, per molti aspetti assolutamente nuovo.

Il nome deve essere indicato nello Statuto, ma non significa che la sua attribuzione sia tra le materie ad esso riservate.

Del nome, infatti, si occupa l’Articolo 133 della Costituzione, lo stesso che disciplina la Fusione di cui ricalca il procedimento: la competenza è demandata perciò alla Regione che delibera dopo la consultazione delle popolazioni interessate.

Nel nostro caso il problema è stato affrontato contestualmente alla Fusione, quando anche il nome della nuova città è passato al vaglio del referendum ed è stato recepito nella Legge regionale. Perciò oggi, a tutti gli effetti, il nome è Corigliano-Rossano.

Vi sono ampie fasce della popolazione, cui evidentemente esso non piace molto, che si chiedono: È possibile cambiare il nome? La risposta è: sì, ma sarà necessario ripercorrere il medesimo iter, dall’atto di impulso al passaggio referendario, per giungere – in caso di esito positivo – ad una legge provvedimento della Regione.

La Legge riserva invece sicuramente allo Statuto la scelta dello Stemma e del Gonfalone.

Al di là delle apparenze l’argomento è maledettamente serio e non può essere liquidato in maniera superficiale ed improvvisata, trattato come un marchio commerciale o delegato alla fantasia di qualche scolaresca.

Infatti qui entrano necessariamente in gioco le radici storiche e la scienza araldica (e sottolineiamo scienza) con i suoi principi e le norme di riferimento, per la ricerca di una sintesi capace di rappresentare e proiettare nel futuro la nuova realtà, senza però recidere i legami con le origini delle due città, che vanno conservate e raccontate anche attraverso i simboli.

Rossano, di recente e prima della fusione, ha avuto modo di misurarsi con il tema allorquando due volenterosi studiosi si sono assunti la faticosa opera della fedele ricostruzione storica per pervenire, attraverso il recupero del modello originario, ad una nuova blasonatura dello stemma della Città Bizantina. Un lavoro riconosciuto come opera dell’ingegno dei due autori addirittura da una sentenza della magistratura, con successiva formale conformazione da parte dell’Amministrazione Comunale. Questo per dire della complessità del tema! Per la sponda rossanese, dunque, quel lavoro rappresenta un punto fermo di partenza ineludibile, un atto dovuto sia sotto il profilo etico che giuridico.

Fissate tali coordinate si può pensare di favorire il più ampio coinvolgimento. Ed allora la cosa migliore, da fare subito mentre la redazione dello Statuto procede, è quella di indire un concorso di idee, le cui risultanze dovranno essere vagliate con i necessari criteri scientifici e storici.


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