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Corigliano Rossano: umiltà e carità principi cardine delle celebrazioni di San Francesco di Paola

corigliano rossanoTradizionale appuntamento con le celebrazioni dedicate al santo patrono di Corigliano San Francesco di Paola quest’anno più che mai influenzato da contaminazioni storiche e culturali; legate alla memorabile circostanza della fusione fra Corigliano e Rossano. Immancabile la messa solenne presieduta dal vescovo Monsignor Giuseppe Satriano e concelebrata dai frati Minimi francescani guidati dal Superiore Padre Giovanni Cozzolino; nonché da tutti i sacerdoti della vicaria coriglianese. Presenti le associazioni e le autorità civili e militari capeggiate dal commissario prefettizio per la fusione dottor Domenico Bagnato; invitato all’accensione della lampada votiva e alla lettura della preghiera durante la Santa Messa. Lo stesso funzionario unitamente ai Minimi e al vescovo, la sera del 24 ha accompagnato la statua del Santo, di ritorno dalle vie dello scalo e da Schiavonea, per la fiaccolata da Sant’Antonio sino al convento; con tanto di suggestiva infiorata sotto lo storico acquedotto.

Parole mirate e incentrate sulla figura di San Francesco da parte del vescovo Satriano, della diocesi Rossano-Cariati, sia martedì 24 aprile sera che mercoledì 25 aprile mattina. Attenzioni e riflessioni del vescovo cadute su due termini molto cari al Santo di Calabria: “Umiltà e Carità”. “Principi su cui – spiega il vescovo – non si può prescindere. Dobbiamo interrogarci se ci ispiriamo realmente all’eremita San Francesco con tutti i suoi insegnamenti reali e se sappiamo mettere da parte tutti gli egoismi, i rancori e gli interessi personali per far posto all’unica essenza principale che è Dio. L’ispirazione del Santo di Paola a San Francesco d’Assisi che in vita hanno offerto la loro completa donazione rinunciando a tutto e che cozza visibilmente con il mondo moderno”.

CORIGLIANO ROSSANO, L’INVITO DEL VESCOVO ALLE ISTITUZIONI

Per il vescovo, bandire ogni tipo di afflizioni passa anche dai problemi quotidiani e reali che affliggono le famiglie. “Quelle stesse case e famiglie che- come ricorda il vescovo- il Santo Protettore benedice come si vede sulla statua tanto venerata. Recuperare i valori come San Francesco ci ha mostrato in vita attraverso esempi tangibili e come quando spezzò la moneta al re che da cui sgorgava sangue”. Un aneddoto della vita del Santo per ricordare di non scendere al vile compromesso che inquina soprattutto a livello morale e non qualsiasi comunità. Monsignor Satriano che si sofferma soprattutto sulla classica frase dialettale “Ebbiva r’u “Viecchij” che accompagna spesso la statua in processione, per interrogarsi. “E i nostri “vecchi”, padri o nonni, magari sofferenti per qualche malattia, li serviamo veramente facendoli sentire a loro agio, dandogli quel conforto necessario per vivere?”.

Ma non passa in secondo piano, l’unione dei due comuni. Evidenziando innanzitutto che “San Francesco è e resterà il Santo Patrono di Corigliano; così come San Nilo e l’Achiropita a Rossano”.  Sui tempi e metodi il vescovo tranquillizza sul come si farà. Ma invita le istituzioni ad agire di buon senso e con senso civico su questo nuovo ampio territorio che ha bisogno di “equità e lungimiranza”. “Senza spartirsi funzioni o competenze di un territorio ma attraverso la condivisione e la partecipazione di tutti ad iniziare dai cittadini e le loro esigenze per rintracciare un identità. Un processo quello dell’unione utile e costruttivo imparando ancora una volta da San Francesco che da umile frate con la sua politica, nel periodo francese, tesseva rapporti pratici col papato e con il re facendo emergere quelli che erano i bisogni nella realtà esistente”.

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