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Corigliano-Rossano, siamo in piena emergenza economica… e non si muove una foglia

Ottima l’azione di questi mesi del sindaco Stasi (anche sul centro covid). Ma ora che si fa? Gli assessori dove sono?

Stasi

Corigliano-Rossano è pronta a sperimentare una fase 2 avanzata, il virus continua a circolare ma per fortuna non dilaga. Almeno, questo è quello che ci dicono i numeri ufficiali. Poi c’è sempre chi è pronto a scommettere che il coronavirus è presente con forza anche sul nostro territorio chi, al contrario, minimizza e dice che il peggio è passato (forse anche che il peggio non ci sia mai stato).

È nostro dovere, però, attenerci ai numeri ufficiali della pandemia (così come si fa in Italia, così come hanno fatto in Cina, negli Usa piuttosto che in Germania) che ci dicono che sul nostro territorio e soprattutto a Corigliano-Rossano, ad un certo punto, l’emergenza sembrava assumere una piega a dir poco preoccupante.

Così fortunatamente non è stato e questo perché, da un lato, abbiamo avuto dei bravi medici che hanno saputo arginare il virus; da un altro – diciamocelo pure – siamo stati bravi anche noi cittadini (e dobbiamo continuare ad esserlo) ad osservare le regole. Ma da un altro lato ancora abbiamo avuto un sindaco che, piaccia a o no, ha saputo mettersi a capo dell’emergenza.

Non siamo mai stati tra quelli “morbidi” nei confronti del primo cittadino – e a breve avremo anche da fargli qualche importante appunto – ma a Flavio Stasi va riconosciuta la capacità di aver saputo guardare oltre su più fronti di questa crisi.

Emergenza sanitaria affrontata con grande coraggio e determinazione

Innanzitutto è stato bravo a gestire, forse con quel pizzico di malizioso terrore, che a noi normanno-bizantini – diciamocelo francamente – piace, il momento del lockdown. Restrizioni su restrizioni, negozi chiusi più di quanto pensavamo fosse necessario. E poi ancora quella voce, dal tono da coprifuoco, che dalle trombe dei megafoni ci ha tenuto compagnia per oltre un mese e che per tutto questo tempo, ogni qualvolta passava tra le nostre strade sembrava annunciasse l’arrivo imminente di un virus vestito da militare pronto a lanciare missili dal mare e bombe dal cielo! Così come anche la chiusura totale del lungomare. Tutte misure severamente incomprensibili al cervello umano, ma hanno fatto sì che il Covid-19, appunto, non dilagasse.

Il centro covid: non è del tutto un’idea folle

E sinceramente crediamo anche che la battaglia solitaria intrapresa da Stasi per ottenere un centro Covid a Corigliano-Rossano non sia del tutto un’idea folle. Sapete perché? Perché una nuova unità operativa complessa come la Pneumologia, a servizio di un centro per il trattamento dei casi clinici di coronavirus (che alla fine, considerato l’andamento epidemiologico attuale, potrebbe anche non entrare mai in funzione), andrebbe letta come un’opportunità per dare un’iniezione di adrenalina allo spoke territoriale.

Già, perché l’emergenza covid prima o poi passerà e anche quegli orribili e malfatti muri divisori in cartongesso all’interno dell’ospedale probabilmente spariranno. Ma rimarrà un nuovo reparto, rimarranno nuovi posti letto, rimarranno nuovi medici (sempre che si riescano a reperire), nuovi infermieri, una nuova tac funzionante ed un nuovo laboratorio analisi. Insomma, ragionando per addizione, da questa emergenza la rete ospedaliera locale ne potrebbe uscire rafforzata.

Zero tamponi, e se avessimo avuto già il laboratorio covid?

E anche il problema contingente, gravissimo, evidenziato nelle ultime ore dal responsabile del dipartimento igiene e sanità pubblica dei distretti Jonio nord e sud, Martino Rizzo, e di cui ne ha dato notizia il Corriere della Calabria, sull’impossibilità di avere riscontri tempestivi sull’esito dei tamponi, sarebbe stato ovviabile se proprio sul territorio avessimo già avuto operativo un laboratorio covid. Un’altra battaglia sulla quale il primo cittadino di Corigliano-Rossano, a giusta causa, si sta battendo in prima persona.

Ora però c’è l’emergenza economica: pericolosa e impellente

L’emergenza coronavirus, però, non si ferma solo all’emergenza sanitari. C’è un’emergenza ancora più importante ed impellente, che si riverbera soprattutto al sud e nella nostra zona. Ed è l’emergenza economica. Perché se è vero che rispetto al settentrione siamo stati (fino ad ora) salvati dalla virulenza del virus, è altrettanto vero che a pagare più di tutti questo periodo di fermo totale sarà la nostra economia.

In tal senso dispiace registrare che le attenzioni del sindaco si siano del tutto eclissate. Almeno da quanto ne sappiamo per le vie ufficiali. Dato che, a parte i primi incontri fatti con gli operatori economici, per il resto in giro per la città non si percepisce alcuna attività di ripresa.

Eppure l’estate è alle porte. Non sarà un’estate come le altre. In realtà non saranno anni facili quelli che verranno. Lo sappiamo. Ma proprio perché si preannunciano stagioni difficilissime per il commercio e le attività produttive, c’è necessità di non completare il disastro.

I servizi pubblici sono allo stremo

Ci riferiamo, principalmente, allo stato manutentivo dell’impianto urbano. Chi si sta occupando del verde pubblico? Chi si sta occupando della rete idrica? Chi si sta occupando della condizione allucinante in cui versano le strade? Chi sta pensando al fatto che nei nostri cimiteri sono finiti i loculi e presto non sapremo più dove seppellire i defunti? Per non parlare, poi, della piaga del randagismo, della carenza idrica e del sistema depurativo. Che fine hanno fatto gli assessori che in un momento così delicato dovrebbero coadiuvare il sindaco nel governo completo della città?

Spremere l’imprenditoria e sbloccare gli investimenti pubblici: è una delle vie d’uscita

Purtroppo siamo indietro. È trascorso un anno dall’inizio di questa nuova fase politica, che ha portato certamente una ventata nuova alla nostra città. Ora però serve ripartire. Serve garantire alla città una idonea rete di servizi per renderla competitiva sul mercato, soprattutto sul mercato turistico. Perché nei prossimi mesi e nei prossimi anni, causa anche l’emergenza coronavirus (letta in ogni sua declinazione), le scelte di mercato verranno fatte in base ai servizi offerti. Ed oggi Corigliano-Rossano, pur essendo la terza città della Calabria, non è sicuramente tra le più virtuose in quanto a qualità della vita.

Se c’è bisogno, il Comune abbia la forza ed il coraggio di spremere gli imprenditori, dando possibilità alla forza di impresa di creare nuovi investimenti e nuovo lavoro. Non si tenga fermo il motore economico della città. Sarebbe un peccato imperdonabile. Ci sono tanti progetti fermi da anni, nascosti nei tiretti delle scrivanie del municipio. Perché? Siamo in crisi e domani saremo in crisi profonda. Serve sbloccare moneta e per farlo l’unico antidoto efficace sono gli investimenti pubblici e privati.

Marco Lefosse


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