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Corigliano Rossano, la storia del Palazzetto e i mali del passato

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

corigliano rossanoSe si dovesse guardare al passato come modello sperimentale di città unica di certo non vi sarebbero state le minime condizioni per avviare neanche un dibattito sul processo di fusione tra i comuni di Corigliano e di Rossano. Quel che è accaduto tra le due città storicamente ha dell’inverosimile: sottobanco rivalità e dispetti, in superficie la sbandierata costituzione dell’area urbana e qualche progetto finanziato con i fondi europei. Per il resto due mondi paralleli e spesso conflittuali, a tal punto da indebolire reciprocamente i due centri, oggi finalmente unica entità. La guerra per l’accaparramento di reparti nella sanità, i contrasti sulla dislocazione del depuratore consortile e sull’istituzione di una provincia, le posizioni divergenti sui Gac (gruppo d’azione costiera) e sulla stazione unica appaltante. Insomma, la classe dirigente di un tempo non ha dimostrato lungimiranza in tema di sinergia.

Un dato è certo, la società civile attraverso il risultato referendario ha definitivamente spazzato via una certa mentalità, tanto deleteria quanto arretrata.

Uno degli esempi calzanti è l’ultima vicenda del Palazzetto dello Sport di contrada Insiti, struttura realizzata negli anni ’80 grazie a un finanziamento ministeriale finalizzato alla costruzione di una struttura polisportiva. Gestione pessima e gravi responsabilità politico/amministrative/burocratiche dell’impianto. Non è dato sapere quali siano le motivazioni in capo alle ipotesi di sottrazione dell’intera area a beneficio di un privato che ne ha acquisito per il momento il possesso ed ha avviato un procedimento proteso ad incassare la proprietà mediante l’istituto dell’usucapione. Negligenza, superficialità, interessi affaristici? Chissà! Non si è ancora messa in moto la macchina della trasparenza al fine di far venir fuori le responsabilità. Tutto tace!

INSITI, IL TRACCIATO STORICO

Ripercorrendo il tracciato storico negli anni avviene quanto segue: per accedere ai fondi, nel 1978 i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano danno vita al Consorzio Sportivo dei Comuni depressi della Piana di Sibari Corigliano-Rossano al quale viene trasferita la proprietà dell’area. Le attività del Consorzio vanno man mano scemando e, a parte una breve parentesi a fine anni ’90 con la gestione di una società esterna, si stabilisce che la struttura, che resta comunque per lo più inutilizzata, venga gestita a bienni alterni dai due comuni.

Nel 1999, in linea con i dettami legislativi che chiedevano la dismissione delle partecipate, il Consiglio comunale di Rossano dichiara cessata la propria partecipazione al Consorzio. Stessa cosa, ma anni dopo, fa anche il Consiglio comunale di Corigliano. Viene quindi decretata la fine del Consorzio, ma senza una contestuale fase di liquidazione. In tal modo non vi è il trasferimento ai due Comuni della proprietà della struttura, che rimane quindi in capo ad un Consorzio che non esiste più.

PROCEDIMENTO ORDINARIO ANCORA IN CORSO

La vicenda torna in auge nel 2012 quando la Commissione prefettizia antimafia che all’epoca gestiva l’amministrazione comunale di Corigliano dispone un censimento del patrimonio. In quella occasione ci si rende conto che, nel frattempo, un privato ha preso possesso del sito con tanto di coltivazioni agricole e nelle piscine della struttura ha avviato un allevamento di anguille. La commissione antimafia, ritenendolo patrimonio indisponibile dell’ente, emette un’ordinanza di sgombero che viene impugnata dal privato dinanzi all’allora Tribunale di Rossano che si dichiara giurisdizionalmente incompetente. Da qui il ricorso prima al Tar Calabria e poi al Consiglio di Stato che, nel 2015, emette una prima ordinanza con cui sancisce la nullità del provvedimento comunale, riconosce la signorìa di fatto e dispone che il privato venga reimmesso in possesso del sito.

A tale ordinanza non si dà seguito e, parallelamente, il privato avvia azione giudiziaria per usucapione contro il Consorzio, dinanzi al Tribunale di Castrovillari. Il procedimento ordinario, nel quale si sono costituiti anche i due comuni, è ancora in corso.

CORIGLIANO ROSSANO SI ATTENDE LA PRONUNCIA DELLA MAGISTRATURA

Così come è ancora in corso l’azione amministrativa dinanzi al Consiglio di Stato, dove si costituisce il solo comune di Corigliano, interpellato nuovamente dal privato dopo la mancata esecuzione della prima ordinanza. L’organo amministrativo ne emette una seconda nel novembre 2017 con cui, ancora una volta, ordina la reimmissione del privato nella detenzione del bene. Per il prossimo 17 maggio 2018 è fissata l’udienza dinanzi al Consiglio di Stato per la trattazione nel merito.

Si attende quindi la pronuncia della magistratura, amministrativa e ordinaria, che potrebbe anche definire la proprietà del sito cerniera tra i due Comuni oggi interessati dalla fusione, e mettere fine ad una vicenda complessa e articolata che suscita ben più di una riflessione.

COMUNI RISCHIANO DI PERDERE L’AREA

Il rischio che i due comuni possano perdere l’intera area è alto. Ci si chiede, non senza un sussulto di indignazione, come sia possibile che un privato s’impossessi di una struttura del genere all’insaputa degli organi di vigilanza preposti? Cosa si cela dietro tali atteggiamenti? Domande a cui si spera un giorno di ottenere un minimo di risposta.

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