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Corigliano Rossano: la soluzione è il ritorno alle piazze

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

Il ritorno all’uso delle piazze appare l’unico strumento in grado di supplire allo scarso potere contrattuale dell’area jonica cosentina. Non rimane altro da fare, oltre la fusione tra i comuni di Corigliano e di Rossano (luogo fisico), occorre la partecipazione di tutti noi cittadini con un ruolo attivo e di primo piano, altrimenti i risultati non arriveranno e se ci saranno, giungeranno per cicli ventennali. Né basta la costituzione di comitati e movimenti, importanti poiché espressione democratica della società civile ma poco incisivi sul piano dell’ottenimento di risultati concreti, eccezion fatta per la fusione. E per risultato concreto intendo: immediati riscontri in materia di crescita, sviluppo, posti di lavoro. Perché ciò avvenga, occorre ritornare alle piazze e farlo in chiave di città unica. Proviamo a immaginare la gestione dell’area di contrada Cutura dove insiste l’Enel, la cui holding è dinamica nelle trattative nazionali ed internazionali ma quando si tratta di discutere del sito di Corigliano Rossano manifesta atteggiamenti di sufficienza, presenta proposte aeree o fumose che sanno di perdita di tempo e null’altro, con trattative che rievocano metodi di vecchio stampo, in stanze chiuse tra quei soliti pochi. Atteggiamenti di supponenza che schiaffeggiano il nostro territorio, umiliano le intelligenze presenti, determinano gravi danni all’occupazione e all’economia, non solo della città unica, ma dell’intera provincia, regione e del golfo di Corigliano Rossano. Proviamo a immaginare una vera battaglia rivendicazionista che coaguli i cittadini di Corigliano e di Rossano al fine di mettere con le spalle al muro Enel. Un corridoio umano lungo la statale 106 jonica che culmini proprio nei pressi della centrale. Chiedendo allo Stato, al governo, ai vertici del colosso di darsi una mossa perché qui da noi non è più tempo di chiacchiere ma è davvero emergenza “lavoro”. Quella centrale è vero che negli anni 70 ha prodotto occupazione, ma ha anche portato inquinamento e fortemente pregiudicato l’area costiera a tal punto da inasprire i rapporti tra le due ex città di Corigliano e di Rossano, oggi fortunatamente in parte sopiti.  Allora si bonifichi in tempi brevi o si apra ad altre prospettive in altrettanti tempi celeri!

CORIGLIANO ROSSANO: CONCITTADINI SI RIVOLGONO ALLA CASA DELLA SPERANZA PER UNA DOCCIA 

Questa paralisi non è più accettabile. Ne va di mezzo la vita di tanti concittadini che vivono nella povertà, oramai equiparabile a chi arriva con i barconi. A questa vergogna umana è necessario porvi rimedio. Tanta povertà locale è invisibile perché è prevalente il sentimento dell’orgoglio, della salvaguardia della dignità delle persone. In un recente incontro avuto con uomini della Chiesa mi è stato fatto notare l’utilità della Casa della Speranza istituita presso la stazione ferroviaria di Rossano, a cui si rivolgono tanti concittadini con fare riservato, persino per farsi una doccia. E’ questa la consapevolezza che manca in chi ci amministra ai vari livelli. E, nonostante tutto, ci si prende il lusso di tenere nei cassetti progetti imprenditoriali in linea con la vocazione del territorio, che potrebbero produrre numerosi posti di lavoro. Oppure si paralizzano le attività economico-ricettive mediante ricorsi al Tar, senza che nessuno apra bocca! Si dimentica, volutamente,  che  quanto più aumenta l’offerta turistica tanto più s’incrementa la domanda, regole basilari che solo chi ha la mentalità del mediocre ignora. Si guardi al Tirreno e si prenda esempio laddove insistono comunità che da 10mila abitanti balzano a 200mila, e non si conta il numero di alberghi, di resort,  di b&b, di stabilimenti balneari, etc etc. Nella città del Codex , invece,  il vezzo di ragionare per propri tornaconti personali senza badare all’interesse generale non solo rimane, ma si radicalizza sempre di più. Altro che liberalizzazione, qui vige il protezionismo più becero. A guadagnare sempre i soliti pochi, gli altri o galleggiano o emigrano.

CORIGLIANO ROSSANO: SI PARLA DI POVERTÀ MA SI BLOCCANO I PROGETTI 

Si parla di povertà nella convegnistica e si dimentica l’atteggiamento ostativo nel dare attuazione a tutto ciò che può costituire crescita! Dunque se da un lato lo Stato ci dimentica, dall’altro tanta responsabilità ricade su di noi, non in grado di saper fare squadra. Il ritorno alle piazze pertanto può essere visto come modello di partecipazione unitario, risolutivo delle vertenze in atto. Spiace affermare ciò, ma è quanto di più riscontrabile nella storia. La stessa Enel si ricorda dei lavoratori della ex centrale quando gli stessi o si incatenavano o si posizionavano sulle ciminiere; come non ricordare lo scorso anno la protesta allo svincolo di Rende contro la revisione dei collegi elettorali originariamente protesa a dividere le due città di Corigliano e di Rossano e a seguito della quale poi furono fortunatamente ricongiunte.

Oggi è anche grazie a quella protesta se abbiamo ben quattro parlamentari espressione della Sibaritide. Manca in noi tutti l’indole dell’indignazione. Se solo avessimo cognizione di quanto è importante e incisivo lo strumento della   protesta (civile e democratica) di piazza forse qualcosa in futuro potrebbe cambiare. Sanità e giustizia ne sono esempio lampante.  Sulla questione del tribunale di Rossano, se avessimo boicottato l’urna, come più volte scritto da questa testata, se fossimo andati in massa a Roma a manifestare probabilmente i risultati sarebbero stati diversi. Il problema è che chi amministra non ama impegnarsi con la stessa intensità con cui affronta una campagna elettorale, mobilitando le masse e mettendo a disposizione di chi organizza mezzi e strumenti.

CORIGLIANO ROSSANO: IL DECLINO DELLA SANITÀ DOPO LA SOPPRESSIONE DELL’ASL

Nella sanità idem. Dopo la soppressione della ex Asl si è assistito ad una diversità della qualità assistenziale. Come non ricordare l’approssimarsi della realizzazione del Dea (dipartimento di emergenza e di accettazione) o della radioterapia nei locali della ex delegazione comunale dello scalo di Rossano. Tutti e quattro gli ospedali in vita, era una sanità che produceva risultati. Una delle Asl più apprezzate nel contesto regionale, con tanto di vivacità anche sindacale. Ora è tutto un lontano ricordo. É tempo di ripristinare il maltolto, con la forza dei numeri e delle idee, ma soprattutto di noi tutti cittadini a cui spetta il compito di svolgere un ruolo più attivo e meno rassegnato.

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