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Corigliano Rossano come Beirut: viaggio tra le buche della città unica – Foto

La situazione dello stato di abbandono e incuria dell’asfalto di Corigliano Rossano sta toccando minimi storici

DI JOSEF PLATAROTA

Un viaggio ideale che va da Via Caboto e attraversa le più importanti strade cittadine: via Nazionale, viale Margherita, via Michele Bianchi, viale Michelangelo arrivando, finanche, sul lungomare di Sant’Angelo. Un itinerario che si allunga di 15 chilometri e che tocca altri indirizzi: via Walt Disney, viale Provinciale, via Gullo e via San Francesco d’Assisi.

Fosse, crateri, voragini, crepacci, tanti sinonimi dell’accezione più rusticana: buche. Proprio le buche fanno da pietre miliari e collegano tutte le arterie bizantine e ausoniche forate e lesionate di un cuore, quello della neonata città unica di Corigliano Rossano, che ha troppo bisogno delle sapienti mani competenti, esperte e capaci di un cardiochirurgo con doti demiurgiche e miracolose.

All’emergenza non si urla, ma alla indecenza si, e come. Le vie di quella che era – lato rossanese – una bomboniera di città, che non sfigurava neanche nella Svizzera francese, mostrano uno spettacolo indecoroso. Non volendo scomodare la striscia di Gaza o Beirut, la terza città della Calabria si sta convertendo in una pista di Super Gigante, manco fossimo sulla ripida discesa dello Stelvio.

Gli autisti non hanno ne sci e ne pettorine ma i paletti e i pericoli non mancano, soprattutto per chi utilizza mezzi a due ruote o di chi, sull’asfalto ionico, mette a serio rischio le sospensioni e l’incolumità di auto e pedoni per schivare gli ostacoli. Sia Rossano che a Corigliano, oramai unite in un’unica comunità sono diventate un colabrodo a cielo aperto, un enorme emmental fatto di bitume e solchi dal sapore indigesto per chi non vuole vedere la propria città nell’incuria e nell’abbandono.

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