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«Corigliano Rossano Capitale europea della Cultura? Sì grazie!»

Riceviamo e pubblichiamo un contributo che è – tra l’altro – anche un’ottima provocazione che lascia tanti spazi alla riflessione. La firma un cittadino, la cui anagrafica ci interessa poco sicuramente meno del contenuto del suo scritto. È un pensiero forte e abbastanza circoscritto attorno a quello che dovrebbe essere (e che purtroppo non è) lo spirito patriottico di questo territorio, della nuova città di Corigliano-Rossano. Uno “spirito” che molto spesso viene invocato e utilizzato per cose sciocche quanto futili; venendo disperso – viceversa – per le cose importanti. Corigliano-Rossano, più di tante altre città calabresi comunque meritevoli, ha le carte in regola per ambire a diventare capitale europea della cultura? Le ha! Ne ha tante. Ma nessuno s’impegna affinché vengano valorizzate ed indirizzare, insieme, nel giusto senso della promozione e della valorizzazione.

Salve, scrivo spinto dalla necessità di dare a Corigliano Rossano il giusto peso e lo faccio da cittadino onorato e non onorario, visto che è dal 1980 che vengo ad estivare in questa città meravigliosa, oggi unica, con la vicina cugina.

Sì, davvero non capisco il motivo che vi porta a stare alla finestra, ad aspettare che siano gli altri a condurre il gioco, poi se viene qualcosa è tutto grasso che cola. Ma come? Tropea viene candidata a capitale italiana della cultura per il 2022 e tutti tacciono o plaudono, addirittura con il presidente del comitato pro Tropea che è una cittadina onoraria di Rossano. Non credo sia giusto, non tanto per Tropea, della quale consumo le cipolle, ho visto il corso bazar, il panorama, il mare, i palazzi del centro storico, il santuario e quello che volete voi ma sinceramente non ritrovo tratti culturali importanti da elevarla come unico candidato calabrese al rango cui aspira.

Rossano: in questi anni e ne sono 40, non ho ancora terminato di vedere tutto quel che esiste in questa magnifica città, ricca di arte, storia, cultura, nobiltà e aggiungete ancora perché si può. Solo il Codex Purpureus Rossanensis, meriterebbe la ribalta che pure ha avuto grazie ad un Arcivescovo tenace, Mons. Marcianò. Le prime Accademie in Calabria, già dal ‘600: l’Accademia dei Naviganti, l’Accademia degli Spensierati, i palazzi nobiliari, dai Martucci ad altri cento cognomi con i quali ho acquisito dimestichezza. Il sistema difensivo meraviglioso esempio di tutela del tempo.

Le grotte, le ville, i casini di campagna e quelli di montagna. Il bosco, quel paradiso di Cozzo del Pesco con castagni meravigliosi ed un habitat che affascina. Il Patire ed il suo silenzio che ancora rimanda l’eco di monaci arroccati in cima al tetto del mondo con una finestra sullo ionio. Il mare, i commerci, i bastimenti per il trasporto dell’olio, come delle granaglie della valle dei mulini. E potrei continuare all’infinito estendendo il peso dei gioielli al Castello di Corigliano, al suo centro storico.

Un tratto culturale carente non si rinviene, anzi la forza di una cultura della piccola e media impresa nasce dalla liquirizia, da quell’oro nero prodotto non solo da una famiglia. E l’olio – ci sta davvero bene sulla cipolla di Tropea – un nettare estratto da una cultivar preziosa, anche se bistrattata da palazzinari della prima ora: la dolce di Rossano, che ha fatto innamorare i buongustai che l’hanno conosciuta. Allora fuori l’orgoglio cari storici coriglianorossanesi, fuori i denti, armi alla mano (cultura, storia, arte…) si rivendichi come Capitale della Cultura la città unica, il frutto della più grande fusione mai avvenuta dopo l’approvazione della legge Del Rio.
Ci credo da pugliese di nascita, Ligure di vita e rossanese onorato di esserlo da 40 anni ogni estate.

Dott. Oreste P.  da Genova


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