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Corigliano-Rossano, quante occasioni perse per colpa del campanilismo…

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

Corigliano-rossanoI social si confermano un ottimo indicatore tendente a percepire gli umori della gente. Uno strumento 2.0 che differenzia il passato dal presente e di cui la classe dirigente dovrebbe tener conto. A volte lo fa, in altre prevale l’indifferenza mista ad arroganza. Progressisti e conservatori si contrappongono, bisogna dire – con grande soddisfazione, almeno per il momento- senza forme degenerative, il che nobilita entrambi i fronti. Comitati per il “Sì” e per il “No” alla fusione Corigliano-Rossano sono nel pieno delle attività di informazione e di sensibilizzazione.

Il “Sì” gode dei favori del merito della proposta e dell’epoca di crisi in cui viviamo, il “No” è meno avvantaggiato ma può beneficiare del supporto dei “cosentini” (cosa di non poco conto) e dei processi storici che hanno sempre posto elementi di conflittualità rispetto a una sorta di centralismo rossanese, un popolo di “furbi” si dice in taluni ambienti. Ed è da qui che è bene ripartire.

LE RAGIONI DELLE RESISTENZE

La vecchia storia della localizzazione della centrale Enel, il tribunale, i vigili del fuoco, l’Inps, e altri uffici, hanno da sempre determinato uno squilibrio tra i due centri urbani, distanti appena 10 chilometri. Oggi, tra l’altro, molti di questi uffici Rossano li ha persi, facendo registrare incomprensibilmente una certa soddisfazione in alcuni settori di quella Corigliano rissosa, che ama vivere di comparazioni, spesso inutili.

Una delle questioni da porsi, se proprio si deve entrare nel merito delle differenze tra le due località, è l’indirizzo naturale e spontaneo che le città hanno avuto nella storia: Rossano trae economia dal terziario, Corigliano dal commercio. Un sistema quindi, compensativo, che ha una logica e non per questo deve creare situazioni di campanile o di localismi.

CORIGLIANO-ROSSANO, CHI E’ IL VERO “PIGLIATUTTO”?

A chi pone questioni di “uffici” cosa si dovrebbe contestare? Esattamente ciò che quella parte di coriglianesi detesta di Rossano, ossia, il “centralismo”. Corigliano, quindi, non solo motore commerciale ma anche sede di uffici e servizi. Viene da chiedersi: a questo punto chi è il vero “asso pigliatutto” in questo ragionamento? In tempi in cui, al contrario, lo Stato sopprime e dismette, è anacronistico continuare a parlare di certe cose. Ed ecco perché la proposta di “fusione” Corigliano-Rossano potrebbe porre la parola fine a una mentalità deleteria che negli anni ha portato solo sconquassi.

SE QUALCHE AMMINISTRATORE DEL PASSATO PARLASSE…

Se qualcuno dei protagonisti del passato che ha amministrato le due città dovesse raccontare cosa si cela dietro le questioni sanitarie (vedi Dea o divisioni ospedaliere) o la realizzazione del depuratore consortile ci sarebbe da inorridire per tutte le occasioni perse in termini di progetti, di disagio, e della dilazione dei tempi. E perché? Per 10 chilometri di distanza. Una vergogna!

Per chi lavora o ha fatto l’Università a Roma conosce benissimo le distanze tra l’Eur e San Giovanni, c’è chi ogni giorno è costretto a fare quel tragitto, e lo fa nella normalità. Qui si grida allo scandalo. Oggi la crisi vigente non ci consente né si essere campanilisti né di avocare a sé servizi sotto casa. Anzi, sta accadendo il contrario. Come si può non avere consapevolezza di tutto ciò?

POCO ELEGANTE FAR LEVA SULLA FORZA DEL DENARO

Altro aspetto poco edificante è rappresentare in dote la forza del denaro, mettendo in evidenza le difficoltà di chi non ha una vocazione “commerciale”, seppure a Rossano le aziende, anche di alto profilo, non mancano.

Che Corigliano sia una città più ricca è indubbio, metterlo in risalto in sede di contrattazione ha poco a che fare con i princìpi di sussidiarietà che dovrebbero caratterizzare “politici” di spessore. Che poi sono gli stessi princìpi che si rivendicano, nel rapporto con altre città più grandi, nelle sedi istituzionali, quando si tratta con i vari governi ai vari livelli.

PROPOSTE E BENEFICI

Liberi dunque di dire “Sì”, altrettanto lecito opporsi alla proposta di fusione. Quello che è importante è mettere a fuoco i benefici del “Sì” e quelli del “No”. Allo stato le voci del dissenso sono solo dissacranti, mirano a denigrare le ragioni del Sì, si vestono di prudenza e, quando va bene, spuntano proposte alternative. Ma manca la voce “benefici”. Nel caso in cui tutto dovesse rimanere così com’è, in che modo cambierebbe il futuro?

La famosa grande “Sibari” la si può realizzare partendo proprio dal referendum del 22 ottobre. Stupisce, infine, come quelli del “no”, nonostante la proposta pro fusione sia in vita da anni, si siano contrapposti solo dopo la fissazione della data referendaria.

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