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Corigliano Rossano basta battibecchi. Ora pensiamo al bene comune

DI JOSEF PLATAROTA

CORIGLIANO ROSSANO

È prassi nei paesi di origine anglosassone battezzare i 100 giorni di qualsivoglia governo, con un bilancio. Corigliano Rossano, quasi due anni fa, ha deciso di mettere da parte veli, divisioni e ataviche antipatie per immaginare un futuro diverso, possibilmente migliore. Segnare con la matita rossa, lodare una o più attività di governo pare essere superfluo, perché si è scelto un sentiero comune. Anche le analisi devono andare a categorizzare la classe politica a tutto tondo. All’indomani della vittoria elettorale di Flavio Stasi, avevamo scritto quanto fosse importante il dialogo costruttivo per piantare delle salde radici che facessero germogliare la città e dai cui  frutti i figli di questa terra ne potessero assaporare il nettare. Arrivati al primo giorno dell’autunno, però, la calura da campagna elettorale rimane immutata. Sembra essere tornati a Maggio, ma senza i “‘bann”, palchi e colonne sonore da campagne elettorale. I duelli rusticani a colpi di comunicati stampa altro non fanno che allontanare dal vero significato dell’azione politica: portare la felicità ai cittadini. Così, invece, si sta portando solo noia, monotonia e fastidio. Le priorità di Corigliano Rossano sono altre, ovvero i bisogni primari ed elementari. Il 26 maggio prima e il 9 giugno poi hanno decretato la vittoria di Flavio Stasi a Primo cittadino e i restanti gruppi alla minoranza. Vinti e vincitori debbono trarre le giuste conclusioni.


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