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Corigliano, municipio nel mirino. Geraci e alcuni funzionari indagati dalla magistratura

di FABIO BUONOFIGLIO

avviso-procuraUna consistente sequela di pesanti reati. Contestati, a vario titolo e in concorso, in capo a sette indagati.
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, vergato dal sostituto procuratore di Castrovillari, Valentina Draetta, reca la data dello scorso 2 dicembre.
È stato già notificato agl’“interessati”. Si tratta di nomi eccellenti.
Il più eccellente è quello del sindaco di Corigliano Calabro, Giuseppe Geraci.
Oltre al primo cittadino coriglianese, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta “inchioda” quattro funzionari del Comune amministrato da Geraci: Antonio Durante, Franco Vercillo, Antonio Pisani e Francesco Bua.
E poi altre due persone: Luigi Cimino, amministratore unico della “Impec costruzioni Spa” con sede legale a Pozzuoli (Napoli), e Maria Franca De Simone, legale rappresentante della ditta “Sdam Srl” di Vaccarizzo Albanese.
Tutti incriminati, da parte della Procura castrovillarese, per una serie di gravi reati di tipo ambientale. Le accuse nei loro confronti, infatti, vanno dal danneggiamento al disastro colposo aggravati, fino all’alterazione e al deturpamento del principale torrente che scorre nel territorio comunale di Corigliano Calabro, il Coriglianeto, e del tratto di Mare Jonio che bagna il litorale comunale, entrambi ovviamente sottoposti dalla legge a vincolo paesaggistico ed ambientale. Le contestazioni che il magistrato inquirente muove ai sette indagati scaturiscono dall’attività d’indagine delegata da parte della stessa Procura castrovillarese alla Guardia costiera in forza alla locale Capitaneria di porto. Che per ben due volte negli ultimi anni aveva provveduto a sequestrare il depuratore delle acque reflue e fognarie che serve l’intero centro storico cittadino – quello denominato “Ciciriello” – anche e non solo a seguito delle circostanziate denunce sporte da parte d’un privato, Antonio Argentino, il quae è proprietario d’un agrumeto nella zona posta immediatamente a valle dell’impianto di depurazione comunale. Che la Procura, attraverso l’attività d’indagine delegata alla Guardia costiera, ritiene assolutamente “fuorilegge”, da qui i due provvedimenti di sequestro preventivo. Sì, perché dalle risultanze investigative quel depuratore avrebbe sversato e continuerebbe ancora e tuttora a sversare liquami fognari non depurati provenienti dalla condotta di scarico che serve l’intero centro storico cittadino, ospedale “Guido Compagna” compreso, tanto nell’agrumeto di quel privato quanto nel torrente Coriglianeto. Cui quegli scarichi giungono attraverso un’apposita condotta che parte dall’impianto di depurazione la cui manutenzione è stata affidata alla “Impec costruzioni Spa”, e le annesse pompe di sollevamento alla “Sdam Srl”.

Purtuttavia, il sindaco Geraci, i quattro funzionari comunali e i due titolari delle imprese affidatarie dei servizi di manutenzione da parte del Comune, i quali avrebbero dovuto provvedere alle intimazioni da parte della Procura, non hanno mai provveduto. I sette indagati, dal giorno in cui è stato loro notificato l’avviso di conclusione delle indagini da parte del pm Draetta, hanno a disposizione venti giorni di tempo durante i quali hanno facoltà di produrre e presentare memorie difensive, documentazione relativa ad investigazioni effettuate da parte dei loro difensori, chiedere allo stesso magistrato il compimento d’ulteriori atti d’indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni oppure chiedere d’essere sottoposti ad interrogatorio. Trascorso tale termine, l’inquirente richiederà all’Ufficio del giudice per le indagini preliminari la fissazione dell’udienza preliminare nei loro confronti. Dalla sede municipale di Palazzo Garopoli nessun commento. Bocche cucite. Mentre dagli ambienti giudiziari sono sempre più insistenti “voci” e “sirene” relative ad altre inchieste. Che riguarderebbero anch’esse alti “papaveri” dell’amministrazione e della burocrazia proprio del Comune di Corigliano Calabro. Vedremo…

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