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Corigliano, Festa di San Francesco a rischio dopo 180 anni

di ROSSELLA MOLINARI

san-francesco-coriglianoDopo ben 180 anni di storia e di tradizioni, Corigliano rischia di non celebrare i festeggiamenti civili in onore di San Francesco di Paola, patrono della città. Mai come quest’anno le comunità di Corigliano e Rossano si ritrovano unite anche nella difficoltà di rinnovare una tradizione antichissima che, in entrambe le città e sia pur con modalità diverse, tra origine dallo stesso episodio. I Fuochi di San Marco nella città bizantina e ’A festa ’i ri vinticinchi nella città ausonica sono infatti due celebrazioni con cui viene ricordato il terribile terremoto del 1836.
In origine, i festeggiamenti in onore del Patrono avvenivano a Corigliano in una data differente, il 14 luglio, anche in quel caso per ringraziare il Santo in occasione di un evento sismico. Sono due, in effetti, i movimenti tellurici connessi con il patronato di San Francesco su Corigliano, come documenta Rocco Benvenuto: «Il primo terremoto è quello del 14 luglio 1767 che danneggiò Cosenza e distrusse Luzzi e Sant’Agata D’Esaro. La scossa del 9° grado fu avvertita anche a Corigliano, ove non si ebbe a lamentare né vittime né danni. Grati a San Francesco, i coriglianesi, oltre ad istituire una festa, nel 1779, sotto il duca Giacomo Saluzzo (1709-1780) e durante l’amministrazione del sindaco Giacomo Maradea, gli eressero la statua che possiamo ammirare davanti alla facciata del Santuario. Il secondo sisma, di ben maggiore intensità, è quello del 24 aprile 1836: alle 6,15 del mattino fu avvertita una tremenda scossa ondulatoria del 10,5 grado, con epicentro in mare tra Rossano e Crosia, seguita da un maremoto… a Corigliano non si ebbero a deplorare vittime, ma solo qualche ferito e lesioni più o meno gravi agli edifici. In tutto ciò, i coriglianesi videro l’intervento del loro Santo Patrono e stabilirono di ricordare l’avvenimento con la festa di ringraziamento del 25 aprile che oggi, dopo un secolo e mezzo di vita, continuiamo a celebrare». I terremoti sono ricordati anche da G. Amato nella sua Crono-istoria (1884) in cui si trova il riferimento alla festa, istituita dopo il sisma del 14 luglio 1767, nello stesso giorno. Fu dopo l’evento tellurico del 1836 che «il Municipio e i Coriglianesi, grati al loro Santo Protettore, istituirono la festa del 25 aprile, che si pagava, come quella del 14 luglio, col denaro del Comune, ottenendo dalle competenti autorità decreto d’essere dichiarata festa di precetto per la sola Corigliano».
Si tratta della festa principale della città, in onore del Santo tanto amato, chiamato ’u vieĉĉhi. È Giulio Iudicissa, in S. Francesco di Paola a Corigliano,  a spiegare l’origine di questo appellativo: «Nel 1538, i Turchi sbarcano sulle nostre coste e cingono d’assedio il paese. Numerosi e bene armati, sono sul punto di avere la meglio sui difensori quando un “vecchio” improvvisamente appare ai coriglianesi e li esorta a resistere, avendo fede nel Santo. Avviene che i Turchi vengono, così, respinti e che Corigliano e i suoi abitanti sono salvi. Considerato il divario di forze, vi è da credere che si sia trattato di un miracolo del Santo. Da quel giorno, San Francesco viene dal popolo chiamato con l’appellativo ’u vieĉĉhi, cioè “il vecchio”».
Oggi, a Corigliano non ci sono i fondi necessari per garantire lo svolgimento della festa e la cittadinanza, alla quale è stato rivolto più di un appello, finora non ha risposto per come auspicato. È la Pro Loco a lanciare l’allarme, denunciando le gravi difficoltà nell’organizzare i festeggiamenti civili in onore del Santo Patrono, che si rinnovano da ben 180 anni e che rappresentano uno dei momenti più sentiti dall’intera comunità.

Nel varare le iniziative per la celebrazione del VI centenario della nascita di San Francesco di Paola, già da tempo, il Comune, con apposita delibera di Giunta, ha formato un Comitato ad hoc che gestirà i vari eventi, di cui fa parte la Pro Loco incaricata di curare la raccolta di fondi necessari a garantire i festeggiamenti civili. Proprio per dare un segnale, nella speranza che la tradizione non vada dispersa, l’Amministrazione Comunale ha stanziato 5mila euro. «Riteniamo ‒ afferma il presidente della Pro Loco, Domenico Terenzio ‒ che più di questo sinceramente l’Ente non potesse fare». Ma di soldi ne servono ancora. «Per poter organizzare una festa dignitosa ‒ va avanti Terenzio ‒ sono necessari almeno 25mila euro, tra luminarie, fuochi pirotecnici, Siae, service, bande e intrattenimenti musicali».
Da qui l’appello alla cittadinanza e agli imprenditori affinché, attraverso dei contributi, possano “salvare” la tradizione, con l’invito, verso chi volesse contribuire, a recarsi presso la sede della Pro Loco (in via Roma a Corigliano Centro presso i locali ex Sacal) tutti i giorni dalle 17,30 alle 20, o ad effettuare un versamento mediante bonifico bancario al seguente Codice Iban: IT71O052568069100000891650.
Ad oggi, in pochi hanno risposto. E i tempi, purtroppo, stringono.

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