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Corigliano, crollo dell’impero Geraci

Di Rossella Molinari

giuseppe-geraciOrmai è palpabile il senso diffuso di insoddisfazione nei confronti dell’esecutivo guidato dal sindaco Giuseppe Geraci. Un’Amministrazione contro la quale si muovono più contestazioni nell’ambito di una critica complessiva che coinvolge un po’ tutte le anime politiche cittadine. Le “accuse” mosse in più occasioni e da più parti, anche attraverso comunicati stampa ufficiali, all’indirizzo dell’esecutivo, il cui operato a tre anni dall’elezione non soddisfa le aspettative, vanno dalla scarsa lungimiranza, come sul tema della fusione, alla assenza di programmazione sulle grandi questioni territoriali. Non solo, c’è chi contesta pure una scarsa trasparenza e una poco brillante gestione amministrativa, oltre ad una scarsa attenzione nei confronti della legalità.
Insomma, la delusione, anche di quelli che lo hanno sostenuto sin dall’inizio, è forte. Eppure, considerate tutte le premesse, al sindaco Geraci non sono mai venute meno le condizioni di governabilità. La maggioranza, infatti, tiene. Tiene nonostante qualche sortita, soprattutto negli ultimi tempi, del gruppo consiliare “Alleanza per Corigliano”. E tiene nonostante i mal di pancia tra i banchi dell’assise civica che, finora, non sembrano far prevedere alcun cambiamento di rotta. Si ha l’impressione che si voglia attendere la naturale scadenza della consiliatura, anche se, parallelamente, in molti non nascondono la propria insoddisfazione su più livelli. Una situazione quasi paradossale che sta determinando un fermento sempre più crescente all’interno della vita politica cittadina. Non che sia un dato negativo, considerato il piattume in cui si era finiti e la necessità di riempire di contenuti un dibattito che altrimenti rischiava di divenire sterile. Il malessere è davvero tanto e diffuso, la città ha bisogno di elementi concreti e tangibili, nei quali si sperava con l’avvio di un governo politico dopo il commissariamento. È proprio da questo che ha origine la delusione.
Archiviata una delle pagine più tristi della storia politica di Corigliano, travolta dall’inchiesta giudiziaria “Santa Tecla” che ha scatenato un vero e proprio terremoto politico-amministrativo, e dopo gli anni del commissariamento straordinario retto da tre commissari prefettizi, si attendeva l’elezione del nuovo sindaco e del nuovo consiglio comunale per poter, finalmente, far ripartire una città che non meritava di restare ingessata. Già all’epoca, a dire il vero, la eccessiva frammentazione (vi furono più di dieci candidati a sindaco) fece emergere come la politica forse non avesse ben compreso il momento delicato che si stava attraversando. E, come spesso accade (a questo proposito, attualmente la vicina Rossano ne è un esempio lampante), le ambizioni personali, sia pur legittime, ebbero il sopravvento sull’interesse collettivo e non si riuscì a fare sintesi. In ogni caso, il sindaco eletto sin dal principio ha goduto di una maggioranza solida. Come rilevano in tanti, le condizioni di governabilità non sono mai venute meno. Era qui che si sarebbe dovuto dare spazio a una programmazione ad ampio raggio, a una serie di azioni tese a cambiare il volto della città. Eppure, a distanza di tre anni, i risultati restano ancora poco visibili e c’è persino chi si chiede quali siano le idee del primo cittadino e del suo esecutivo in tema di sviluppo.
Così, a due anni dall’appuntamento elettorale del 2018, le “grandi manovre” sono già iniziate. Su questo fronte, la politica è davvero in fermento, con movimenti, incontri, riunioni, ammiccamenti e schieramenti già in via di delineazione. A muoversi per primo, come si ricorderà, è stato Aldo Algieri, ex capogruppo consiliare Pd e già candidato a sindaco, che nell’autunno del 2015 ha dato vita al movimento “Liberi per cambiare”. Smessi i panni di esponentE di partito, ha dato spazio al civismo puro, forse anche eccessivamente trasversale, raggruppando personalità provenienti da varie e differenti esperienze politiche pregresse e incassando le “simpatie” dell’ex capogruppo consiliare Udc Cataldo Russo. La “macchina politica” di Algieri è già sulla griglia di partenza da tempo. Ad essa si stanno man mano aggiungendo le altre, smosse forse proprio da questa iniziativa lanciata con largo anticipo. Nel centrosinistra, in assenza di un segretario cittadino del Pd (partito che, tra l’altro, ha fatto registrare un drastico calo degli iscritti) la attuale maggioranza è riconducibile all’ex sindaco Giovanni Battista Genova, il quale dovrà fare i conti con l’area vicina all’ex consigliere regionale e attuale consulente del Governatore Oliverio Franco Pacenza, che ha dalla sua anche Nello Iacucci. Vi è poi la frangia dei Dem “dissidenti” e più estremisti, mentre Sel sembra ormai avere le idee chiare e puntare sulla discesa in campo del sindacalista Vincenzo Casciaro. Anche a destra e nel centrodestra emergono più anime e si corre il rischio che si ripeta quanto già accaduto nella vicina Rossano, dove la frammentazione della destra è stata estrema. Sta prendendo forma l’area emergente, che raggruppa parte di Forza Italia, “Liberi Ausoni”, “Noi con Salvini” e una corrente di giovani di Cantinella. Un’area che vuole il rinnovamento e che aspira a quella rigenerazione della classe dirigente mai attuata in tutti questi anni. Un’area che si propone come alternativa ai “politici navigati” e che, quindi, almeno al momento, sembra essere equidistante dal sindaco Giuseppe Geraci tanto quanto dall’ex parlamentare Giovanni Dima. Proprio tra loro due si potrebbe consumare un ulteriore strappo, del quale vi è già stata qualche avvisaglia, andando a sgretolare quella compattezza che finora ha sempre contraddistinto la destra e il centrodestra locali. Terminato il primo mandato, è legittimo che il sindaco in carica aspiri a una seconda chance, a meno che non decida di restare alla finestra. Così come è legittimo che l’ex parlamentare, ed ex sottosegretario alla Protezione civile, voglia coronare la lunga esperienza politica, iniziata nelle fila dell’Msi insieme a Geraci ‒ negli anni, è stato consigliere comunale in tre diverse città (Corigliano, Rossano e Villapiana), consigliere e assessore regionale ‒ ricoprendo la carica di sindaco. Per ora, non vi è nulla di ufficiale. Dima non si è pubblicamente espresso né schierato ma, da quel che trapela, anche lui avrebbe iniziato le “grandi manovre” in un’ottica, stavolta, di ambiti politici non rigidi e con una conseguente apertura ai movimenti civici pur senza far venir meno valori e principi fondanti della propria ideologia. Il civismo sembra quindi essere la strada prescelta da tanti, senza più apparati partitici e mirando a un coinvolgimento più ampio. Anche in vista delle future sfide che attendono la città e il territorio, a partire dalla fusione e in un’ottica di macroaree. Proprio l’entità e l’importanza storica del momento richiedono programmazione e lungimiranza. L’auspicio è che, al di là del fermento e delle aspirazioni personali, la “nuova” tornata possa finalmente riempirci di contenuti.

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