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Corigliano: clima di veleni, Geraci ricorre alla carta bollata

di FABIO BUONOFIGLIO

giuseppe geraciQuando il confronto politico diventa insostenibile, ecco che s’apre lo scontro sul piano giudiziario. In una “logica” secondo la quale la più agevole via d’uscita è quella di far passare alla cittadinanza spettatrice un messaggio: chi decide di rivolgersi alla giustizia ha ragione.
A Corigliano Calabro è arrivato il tempo delle querele tra rappresentanti istituzionali e attori politici che si propongono dialetticamente e democraticamente di rappresentare l’alternativa ai primi. Ad inaugurare questo nuovo quanto discutibile “corso”, è toccato nientepopodimeno che al sindaco, giocoforza esposto al rischio d’essere criticato e contestato, ancora più giocoforza se critiche e contestazioni giungono al suo indirizzo dagli avversari politici. Giuseppe Geraci ha spezzato la propria storica quanto apprezzabile tradizione, che gli anni della sua lunghissima milizia politica l’hanno sempre visto incline, al confronto dialettico, anche a quello più duro e aspro. Il primo cittadino coriglianese, nei giorni scorsi, attraverso un proprio legale di fiducia, ha infatti presentato ai carabinieri un formale atto di querela nei confronti del proprio principale oppositore. Che non siede tra i banchi dell’attuale Consiglio comunale, ma che è “dentro” al confronto politico molto più degli oppositori istituzionali di Geraci, vale a dire l’imprenditore Aldo Algieri, leader del movimento politico cittadino “Liberi per cambiare”, che si propone di costruire un quadro di rappresentanza in alternativa all’attuale sindaco e alla propria compagine politica e amministrativa. La querela di Geraci si riferisce ad una serie di presunte diffamazioni di Algieri nei suoi confronti, tutte a mezzo stampa, poiché riportate in articoli apparsi sui quotidiani locali e media web/televisivi negli ultimi mesi, secondo il querelante, «volte a danneggiare, con allusioni gratuitamente espressive di sentimenti ostili basate su notizie infondate, l’onore, il decoro e la dignità della mia persona». Negli ultimi mesi, Algieri aveva più volte attaccato il sindaco Geraci attraverso le proprie argomentazioni, di fronte alle quali mai lo stesso primo cittadino aveva replicato per confutare quelle medesime argomentazioni. D’indiscutibile interesse pubblico dal momento che riguardavano la vita politica e amministrativa della città e la figura di chi ne incarna la prima istituzione. Geraci non soltanto non ha gradito le aspre critiche mosse nei suoi confronti da Algieri, ma, senza ribattere in alcun modo come si conviene in politica, ha addirittura invocato la tutela giudiziaria. La qual cosa non deve suscitare alcuno stupore e alcuna meraviglia per chi osserva in modo attento il triste scorrere della vita politica e amministrativa di Corigliano Calabro.

Con un sindaco iperattivo solo per il megafono del proprio ufficio-propaganda ‒ e questo fa specie perché a pagare questa consistente mole di pubblicità ingannevole sono gli stessi cittadini, non ingannati affatto perché vivono i quotidiani disagi di questo paesotto malandato e mal amministrato! Con una pressione tributaria spropositata per i servizi da quarto mondo resi alla sua popolazione, con una viabilità da post-bombardamento perenne, con una sporcizia urbana che fa a cazzotti col plurimilionario contratto di gestione della nettezza urbana, con un elenco che potrebbe continuare ad libitum e che comunque riempie quotidianamente le pagine d’una stampa non gradita perché non prona all’ufficio-propaganda del sindaco. Ma, soprattutto, con l’imbarbarimento sociale che qui avanza, anzi dilaga, e in modo direttamente proporzionale a tale andazzo politico-amministrativo. Già: a quale «primavera culturale» si riferisce l’ufficio-propaganda d’un sindaco che ordina la chiusura delle scuole non per il giorno della prevista nevicata ma per il soleggiato giorno dopo, facendo perdere l’ennesima giornata di lezioni ad una collettività scolastica che in moltissimi casi stenta di parecchio a parlare e a scrivere?! La “querela politica” del sindaco Geraci giunge dunque nel momento a lui più congeniale e opportuno, quello del proprio complicatissimo redde rationem.
E da parte nostra ci scappa un suggerimento: come per l’ufficio-propaganda, Geraci assuma pure un avvocato di fiducia che a stipendio fisso faccia la spola quotidiana tra il suo ufficio e la caserma dei carabinieri. Per dare finalmente una sana lezione a quanti osano ledere sua maestà il sindaco.
Orsù, Geraci! E faccia preparare il relativo spot al suo ufficio-propaganda.

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