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Confindustria Cosenza, intervento del presidente Mazzuca al convegno Obi su “Impresa e competitività”

confindustria-cosenza«I primi risultati del rapporto OBI restituiscono l’immagine di un Paese ancora in forte sofferenza con una accentuazione maggiore al Mezzogiorno. Occorre accentuare un cambio di approccio che restituisca fiducia e sostegno alle imprese, consenta alla pubblica amministrazione di tornare ad investire nella necessaria opera di ammodernamento del Paese, segni un deciso momento di discontinuità rispetto alla recessione che stenta ad allontanarsi, sappia trasformare in ripresa i timidi segnali di inversione di tendenza che iniziano ad intravvedersi». Lo ha dichiarato il Presidente di Confindustria Cosenza Natale Mazzuca, intervenendo a Roma, presso la sala del CNEL, alla presentazione dei primi risultati del “Rapporto 2014 Impresa e Competitività”, l’indagine annuale realizzata dall’Osservatorio Banche – Imprese di Economia e Finanza (OBI).
Il convegno, dal tema “La reazione delle imprese al diffuso clima di incertezza generato dal perdurare della crisi: si accentuano le diversità”, ha descritto un quadro generale dello stato di salute dei settori produttivi ed evidenziato le dinamiche economico-produttive delle diverse realtà territoriali, con lo scopo di  offrire gli elementi necessari per definire le azioni per stimolare la crescita cercando di cogliere ed ottimizzare i primi effetti della ancora non immediata ripresa.
Dopo i saluti introduttivi del Vice Presidente OBI Gaetano Mastellone  e del Presidente del CNEL Antonio Marzano, il Direttore Generale OBI Antonio Corvino ha illustrato in anteprima i risultati dell’indagine campionaria – quest’anno alla settima edizione – fornendo un primo consuntivo dell’anno 2013 ed alcune valutazioni e stime sulle tendenze espresse per l’anno in corso, nonché alcune proposte di policy focalizzate sulle leve strategiche per la ripresa: capacità di fare rete, nuova imprenditoria giovanile, processi di internazionalizzazione, investimento in turismo, agroindustria, industria della cultura e creatività.
All’evento romano il Presidente di Confindustria Cosenza Mazzuca, intervenendo alla tavola rotonda insieme al Responsabile Ricerca e Innovazione INVITALIA Luigi Gallo, a Cesare Imbrianidell’Università di Roma La Sapienza e Severino Nappi, Assessore al Lavoro e Formazione della Regione Campania, ha ribadito che «mancano significativi segnali di ripresa, permane elevato ed a rischio di ulteriore crescita il tasso di disoccupazione, l’approccio da parte delle banche continua ad essere di natura difensiva, le iniziative di sostegno all’economia da parte dei vari livelli di governo, centrale piuttosto che locale, stentano a mostrare segni di tangibile efficacia. Le proposte contenute nella sintesi finale del documento di OBI – ha concluso il Presidente Mazzuca – vanno sicuramente nella giusta direzione frutto, come sono, di contributi, studi e ricerche molto qualificate. Serve darne attuazione con misure rapide, semplici nella fase di realizzazione, efficaci e tempestive nelle ricadute».
I lavori del convegno, moderati dalla giornalista Monica Soldano, sono proseguiti con l’intervento di Adriano Giannola, Presidente SVIMEZ.
I risultati che emergono dal rapporto sottolineano come la crisi economica continui ad incidere sulle performance economiche delle imprese. Le difficoltà sono comuni a tutti i settori produttivi, soprattutto quello delle costruzioni, anche se il manifatturiero appare in una situazione relativamente migliore grazie essenzialmente all’alimentare. Anche la gestione degli assetti finanziari è peggiorata (per il 31,5% delle imprese) e tra le motivazioni principali, oltre il 67% delle imprese intervistate indica il rallentamento della domanda finale e quasi il 45% l’allungamento dei tempi di pagamento.
Il 2013 è stato un anno difficile per l’economia meridionale: il fatturato si riduce mediamente del 11,62%, il grado utilizzo impianti è il più basso (67,2% contro 70,9% dell’Italia) e la situazione finanziaria è in diffuso peggioramento (-32,8% a fronte del -17,5% dell’Italia). Tuttavia i valori del 2013 sono meno negativi dei corrispondenti del 2012 e con qualche prospettiva di ulteriore recupero attesa per il 2014.
Di fronte a tale scenario, emerge un comportamento medio delle imprese di tipo “difensivo”, che si traduce in ulteriore ristrutturazione degli organici, più lenti processi di internazionalizzazione, minor numero di imprese che investono ed innovano nel lungo periodo. Sebbene in media la struttura imprenditoriale meridionale evidenzi forti criticità, persiste comunque una realtà vitale di imprese che investe e compete: l’incidenza della spesa per investimenti sul totale del fatturato nel Mezzogiorno è infatti ancora la più alta d’Italia con il 18,5% contro una media nazionale dell’12,2% (turismo e costruzioni sono in questo caso tra i settori prevalenti).
Si tratta di imprese appartenenti a settori chiave del sistema economico meridionale come ad esempio automotive, aerospazio, agroalimentare ed il turismo  che riescono a raggiungere risultati migliori, spesso meno negativi, in quanto dotate di skill qualificati, dimensioni maggiori, capacità di investire, innovare ed  internazionalizzare.
Ciò si verifica nonostante l’ambiente esterno sia poco favorevole. Il sistema fiscale e la struttura burocratica, «fattori esterni considerati dalle imprese tra i più strategici per il loro successo competitivo» pongono evidenti difficoltà alla crescita ed anche il sistema finanziario vive un periodo di trasformazione e di ristrutturazione. Inoltre, dai giudizi degli imprenditori meridionali, sulla disponibilità di servizi ad alto valore aggiunto per l’impresa si evince una marcata insoddisfazione per il marketing, l’internazionalizzazione e le infrastrutture materiali ed immateriali.
Il Presidente SVIMEZ Adriano Giannola, nel concludere i lavori, ha precisato come i dati analizzati evidenzino come la crisi stia coinvolgendo tutte le macro aree, anche se con un’evidente difficoltà specifica per il Mezzogiorno, a conferma che nel Paese i problemi sono in gran parte «condivisi» e che la crisi ha reso le diverse aree più «simili» tra di loro, rispetto al passato. La domanda estera rappresenta una fonte di sostegno alla crescita del Pil e la maggiore apertura ai mercati internazionali appare una delle principali strade da percorrere per il recupero di reddito ed occupazione.

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