Home / Breaking News / Combattere la cultura dell’immagine. Fumo negli occhi, c’è chi lo fa di professione

Combattere la cultura dell’immagine. Fumo negli occhi, c’è chi lo fa di professione

di MATTEO LAURIA

tribunale-di-rossanoSarebbe bello un giorno riuscire a vedere la vita con gli occhi degli altri, mettendo da parte il nostro punto di vista. Ci aiuterebbe a capire tante cose, se non altro perché attraverso gli altri conosciamo meglio noi stessi e a renderci conto di come possa essere micidiale lo strumento del giudizio, facile da utilizzare quando non siamo noi i protagonisti, meno quando c’è da fare autocritica. Non è semplice perché occorre mettersi in discussione, quindi dotarsi di tanta umiltà.
E in tempi in cui vince la cultura dell’immagine diviene sempre più difficile dare corpo al valore della realtà. L’obiettivo è colpire il nostro egocentrismo, misto a megalomania e mitomania.
È inutile sottolineare che non per tutti è così. Esiste gente che sa il fatto suo e sa stare con i piedi per terra. Fortunatamente! Oggi tuttavia è prevalente la cultura dell’apparenza, dell’illusione, dell’inganno. E c’è addirittura chi di questo ne  fa un mestiere. L’obiettivo è buttare fumo negli occhi, tentare di fuorviare le masse, così da raggiungere almeno il risultato del dubbio o della confusione. Strategie che hanno effetti solo nell’immediatezza di un evento, ma poi il tempo sancisce i verdetti inappellabili. Basterebbe poco per cambiare il mondo se solo ci mettessimo in discussione con un minimo di onestà intellettuale. Che spesso, quasi sempre, manca. E allora pensiamo che siano sempre gli altri a sbagliare e spiando dal buco della serratura giudichiamo, così da dare vita a un ginepraio di accuse che travalica alcune volte nel pettegolezzo talaltre  nell’ingiuria o nella diffamazione.
Per la verità esiste un solo istituto e si chiama magistratura. Verità processuali, ovviamente. Il resto è libertà di espressione e di pensiero, diritto di critica e di cronaca, e in quanto tali, suscettibili di variabili.
Diciamo questo ai saccenti e ai mistificatori che spesso ritengono di camminare con la bussola della verità in tasca. La formula semplice è introdurre l’elemento soggettivo di una testimonianza, evitando la presunzione del sapere.
Abbiamo poi i tutori della doppia morale, i “doppiogiochisti” di professione, chi predica moralismo dalle bacheche di Facebook e magari non paga i propri dipendenti, o chi fa carriera sulla base di graduali coincidenze che nascono da casi fortuiti. Soggetti che hanno trovato ospitalità e fortune in una città per poi tradirne valori, usi, costumi e/o abitudini, agendo e sparlando dietro le quinte. E talvolta andando anche contro gli stessi interessi collettivi. Quanta ingratitudine! Alcuni di questi soggetti hanno svolto funzioni e cariche  anche importanti.
Ora però è tempo di bilanci, non più delle favolette raccontate ad arte come solo burloni e lestofanti sanno fare. C’è chi ha importato modelli altrove scimmiottando quanto avveniva nel ‘93 a Rossano, traendone grazia e fortune. Poi un continuo scalare, tra palazzi che contano, ai vari livelli. All’epoca si cavalcava l’onda del moralismo. Erano gli anni di tangentopoli. La base di lancio per i futuri di tanti, forse troppi, furfanti. Basta solo domandarsi:  cosa ne è stato del nostro territorio o della gestione del denaro pubblico? Alla prima osservazione la risposta la troviamo nella spoliazione continua di tutto ciò che i predecessori negli anni ’60, ’70 e ’80, erano riusciti a ottenere.
La seconda questione è un po’ più articolata: si ricorda la pioggia di finanziamenti che avrebbe dovuto cadere, attraverso le più svariate articolazioni, sul territorio tra fondi comunitari e leggi dello Stato.

Questi soldi che fine hanno fatto? Forse in tasca ai soliti amici e/o amici degli amici, spesso imprenditori/prenditori divenuti poi grandi sponsor elettorali.
Il tornaconto di tutto questo ragionamento è l’esistente: gente che va via perché non ha occupazione o perché il comprensorio  offre poco o nulla in termini di servizi, prestazioni, eventi, etc etc.
Abbiamo avuto una classe dirigente di basso profilo, figure politicamente inutili, che da questo fazzoletto di terra hanno solo attinto cariche, vitalizi e notorietà. In cambio, viene da chiederci, di cosa? Oggi siamo al capolinea. E poiché si ha anche la sfacciataggine di ritenersi spendibili in nuove esperienze amministrative forse è tempo di avviarsi a un viaggio introspettivo. Talvolta alcuni personaggi, di cui solo per il momento omettiamo l’identità, sono talmente pieni di sé al tal punto da ritenersi infallibili, al di sopra di tutto e di tutti. Dimenticando che il “successo” di un tempo è stato determinato da una miscela di fattori, tra cui la capacità di saper essere servili in determinati ambienti.

Commenta

commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*