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Colture d’un tempo: dalle origini a oggi

pescheIL SOLE bacia la terra dell’intera Calabria colorando di luce le valli, le pianure, le distese coltivate e quelle incolte. Le acque del Mediterraneo si dividono in due grandi mari, lo Jonio ed il Tirreno, caratterizzando la lunga costa che disegna lo stivale.
Ausonia (terra del sole) era chiamata l’ultimo pezzo di terra d’Italia; Enotria (terra del vino) da quando questo popolo italico l’ha popolata e scelta dai Greci come terra prediletta per fondare le colonie che nella Sibaritide trovarono terreno fertile.
Una piana produttiva ricca di corsi d’acqua che partono dalle catene montuose della Sila e del Pollino, nelle parti più alte, fino a scendere nelle gole montuose più vicine ai paesi dell’entroterra.
Fiumi, torrenti, pieni d’acqua nei periodi invernali, ma così spogli e aridi in quelli estivi, sono l’alimento giusto per alberi di fichi, prugni, peri, melograni, mele cotogne e mandorli.
Frutta che è facile trovare un po’ ovunque, in ordinati filari che caratterizzano le campagne delle zone ioniche, accanto però alle selvatiche piante aromatiche (il mirto, il rosmarino, la mentuccia, la lavanda) dai nomi persi nel tempo e dal profumo inconfondibile.
Un clima, quello delle zone ioniche che ha reso ottimale l’importazione della vite tra l’VIII ed il VI secolo per estendersi fino ai giorni nostri.
La vite che caratterizza le pianure alluvionali ed i dossi, spesso dalla terra dura ed aspra, fa dell’uva un frutto sacro e fondamentale anche per l’economia casalinga, fatta da scantinati in cui si ripetono da generazioni in generazioni, i ritmi scadenzati di chi sa come si fa il vino.
Le castagne di cui le catene montuose delle zone ioniche sono ricche, sono sempre state le principali fonte di reddito di intere popolazioni, ed in particolare di quelle la cui influenza greca e poi bizantina ne ha bagnato le radici.
Nelle nostre terre la castagna è diventata un frutto tipico con delle proprie particolarità: dai “marroni” della Sila grandi e scuri, alla cosiddetta “inserta” la classica calabrese utile per le numerose preparazioni.
Della castagna non si butta proprio nulla, infatti, anche quella di qualità più scadente, viene utilizzata come cibo per i maiali e per le marmellate. Restando in piana, sfilano le piante di pesche dal nome di origine persiana, portate qui nel mediterraneo sotto il regno di Alessandro Magno, e che crebbero nutrite da un clima molto simile a quell’originario di Asia Minore e del Mediterraneo, così da sempre gialle e rosse, ma comunque perfette.
Accanto alle colture delle nostre splendide clementine, il nostro caratteristico agrume nato dall’incrocio tra un arancio amaro e l’asiatico mandarino, la clementina ionica dalle origine algerine, cresce e si sviluppa in corridoi di alberi e foglie e regala profumi e colori inconfondibili.
Ecco, la nostra storia passa anche dalle colture di un territorio che affonda le radici in un terreno antico, sorvegliato da monti ancora selvaggi e circondato da un mare che lega con i suoi confini, punti accomunati da origini uguali.

s.t.

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