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Codice rosso: giù le mani dall’Evangeliario. Il percorso Unesco si concluderà nel 2015

codexROSSANO – Giù le mani dal Codice. Sembrerebbe il titolo di una vecchia commediola americana ma, in realtà, è un deciso invito, che tutti i rossanesi dovrebbero far proprio, a non far nascere l’ennesima “anatra zoppa”. Già, perché sulla Sibaritide si è tirata un po’ troppo la cinghia ed è arrivato il momento, svoltato questo strano anno segnato da un rullo infinito di amari ricordi, di osare, agire e reclamare.
Il Codex Purpureus Rossanensis è un pò come il nostro Santo Graal: tutti vogliono e tutti cercano quest’altra ricchezza calabra, un altro barattolo di golosa marmellata in cui infilare ingordamente dita e cucchiai. E ora che il libro più bello del mondo è in trasferta a Roma per i lavori di restauro, c’è chi, guarda caso, vorrebbe non facesse più ritorno all’ovile rossanese; qualcuno che, preda di quella incomprensibile e contagiosa epidemia che vorrebbe la Calabria svuotata di ogni bene, prova a metterci in imbarazzo, a beffarci ancora e ancora.  Ma il Codex non farà la fine del migrante calabro, che non fa in tempo a raggiungere nuovi lidi che già sente nostalgia del suo mare perché rischia di rivederlo chissà quando. Il Codex tornerà presto sulle coste joniche e nessuno ce lo porterà via, con buona pace di qualche amante delle razzie e dei saccheggi che, con frasi a dir poco urticanti, ha alimentato aride discussioni sui social network definendo Rossano come “un miserrimo paesino posto alle ultime propaggini dell’Europa”, spregevole e immeritevole custode di un bene inestimabile come il Codex.
In ogni caso è inutile accanirsi: il Codex è nostro, lo è nel nome e lo è di fatto. Che il  “trafugatore d’arte” dell’ultim’ora voglia infilarlo in un sacco e caricarselo in spalla per portarlo altrove, insieme a tante altre nostre ricchezze, poco importa. Non  sopravvivrà agli artigli che gli pianteremo nella schiena: il nostro Evangeliario NON SI TOCCA.


m. f.

ROSSANO – Il 2015 sarà l’anno del Codex: questo è il titolo che “L’Eco dello Jonio” ha scelto per rendere un doveroso omaggio al patrimonio librario rossanese. Il Codex Purpureus è stato candidato dall’Unesco a patrimonio immateriale “Memorie del mondo”.
A rappresentare la Calabria, infatti, si è riunito appositamente nei mesi scorsi il comitato Unesco, per far sì che questa regione abbia il giusto riconoscimento nell’ambito culturale, sia come valorizzazione che come risorsa. Un lavoro sinergico tra il ministero dei Beni Culturali, il Comitato Unesco Calabria, l’Unesco nazionale ed i vari club nazionali regionali e provinciali. Un bel viaggio quello dell’Evangeliario di Marco e Matteo iniziato nel 2006 per volontà di Monsignor Santo Marcianò, che fortemente ha creduto nel Codex come baluardo di cultura e faro di conoscenza della Calabria bizantina. Tant’è che è datata 2007 la lettera-richiesta che Monsignor Marcianò scrisse al Presidente nazionale commissione Unesco, per inserire come Patrimonio delle memorie del mondo il nostro Libro Sacro, in quanto unico esemplare del VI secolo, in perfette condizioni. Accanto al Codex vennero inseriti altri simboli che arricchiscono il panorama culturale del periodo, tra cui la Cattedrale e la sua Icona sacra la “Bizantina Achiropita”, i due oratori del S. Marco e della Panaghìa rappresentativi dell’arte e dell’epoca X e XI ed il complesso abbaziale di S.Maria del Patire nella sua unicità. Ma la vera svolta dell’iter per la candidatura dell’Evangeliario rossanese fu nel 2013 quando, dopo un accurato ed attento lavoro, si riuscì a confezionare una ricca documentazione iconografica e documentaristica arricchita dalle tavole del Codex e dalle immagini dei monumenti necessari a contestualizzare, storicamente e cronologicamente, il Libro nella storia Rossanese.

Successivamente la Treccani, la nota azienda editoriale, si propose per fare una riproduzione di una copia fedele all’originale del Nostro beniamino rossanese. Poi, il lungo restauro operato per l’intervento conservativo a Roma e l’esposizione al Quirinale assieme agli altri manufatti librari d’Europa. Il resto è storia di oggi, una storia in cui finalmente al Codex Purpureus Rossanensis sta per essere riconosciuta la sua importanza: come prezioso dono dal Nostro Arcivescovo Monsignor Satriano a Papa Francesco che lo ammirò, così come il presidente Napolitano ne affermò la sua unicità. Ora è tempo di conferme e del ritorno a casa dell’antico Evangeliario Rossanese, per consacrarne finalmente ogni pagina, esaltarne ogni immagine e assaporarne la sacra storia.

s. t.

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