Home / Breaking News / Codex: lapislazzuli e oro puro nel suo DNA. Il restauro, gli studi e le ipotesi

Codex: lapislazzuli e oro puro nel suo DNA. Il restauro, gli studi e le ipotesi

DI SAMANTHA TARANTINO

Un mese di Maggio ricco di cultura per la città di Rossano. Il boom di presenze per il Maggio Europeo. I tanti convegni e esposizione di progetti di tutte le scuole, incentrati sul Codex. E sempre a maggio, nella nostra Rossano si è tornati a parlare di giornate di studio e ricerca, come nei più floridi anni ’80. Quando lo storico palazzo Martucci, l’IRACEB –  l’Istituto Regionale per le Antichità Calabresi e Bizantine – fu il faro culturale dell’intero comprensorio.

Per due giorni – 25 e 26 maggio scorsi – infatti, nel palazzo san Bernardino, i maggiori esperti della storia bizantina, dell’arte, dell’archeologia e del restauro si sono ritrovati per confrontarsi sul“Codex Purpureus Rossanensis: problematiche scientifiche e prospettive di valorizzazione”.

Due giornate studio riuscitissime, frutto della sinergia tra il prof. Giuseppe Roma e dott. Giuseppe F. Zangaro dell’Unical. Inoltre, il prof. Michelangelo La Luna, dell’Università del Rhode Island USA. Il prof. Giovanni Morello, della Biblioteca Apostolica Vaticana. S.E. Mons. Satriano, don Pino Straface e dott.ssa Cecilia Perri, per l’Arcidiocesi Rossano-Cariati e il Museo Diocesano e del Codex. E grazie alla collaborazione fattiva del Sindaco Stefano Mascaro e all’assessore alla cultura Serena Flotta.

CODEX: PROFESSORI ED ESPERTI A CONFRONTO

Molti i relatori esperti e ricercatori.Il prof. Michelangelo La Luna, dell’Università del Rhode Island USA. Prof. Raffaele Perrelli, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, Università della Calabria. Il Prof. Tullio Romita,Unical. Dott.ssa Rita Carolina Laurenzano,Università di Trento. Dall’Unical dott. Giuseppe F. Zangaro, il prof. Giuseppe Roma. La dott.ssa Cecilia Perri, vice direttore museo Diocesano e del Codex. Dott. Tindaro Paganini, Banca Mondiale Washington.Prof. Filippo Bulgarella, Unical. Il prof. Gennaro Mercogliano, storico e critico lettearario. Il prof. Fabrizio Bisconti Università studi Roma tre. La Dott.ssa Achiropita Morello, Unical.

Il prof. Giovanni Morello, della Biblioteca Apostolica Vaticana.Il prof. Alessandro Ghisarberti  Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. Prof. Giorgio Otranto, Università “Aldo Moro”, Bari. Il Prof. Gianni Morelli, saggista e storico dell’arte, Ravenna. Prof. Francesco Filareto, storico e saggista. La Dott.ssa Antonella Mazzei, Università degli Studi Roma Tre, Roma. La Dott.ssa Marina Bicchieri, dell’Istituto centrale restauro e conservazione patrimonio archivistico e librario, Roma. Il Prof. Gerhard Wolf, Kunsthistorisches Institute, Firenze.

 CODEX: IL RESTAURO

Un restauro lungo due anni, in cui le analisi effettuate dall’Istituto Centrale restauro e conservazione patrimonio archivistico e librario di Roma hanno permesso di ridare lustro al nostro Codex. “E’ stato necessario, perché i fogli erano diventati trasparenti e rischiavano di strapparsi – ha detto la dott.ssa Marina Bicchieri, colei che insieme ad un nutrito team di scienziati nelle varie discipline, si sono presi cura del Libro. Però devo dire che non presenta più alcun problema. Le miniature non sono alessandrine(egiziane). Analizzando il Codex si è visto che era rivestito di gelatina. Un metodo usato nel 1800. E ciò risale alla fase del restauro ad opera di Nestore Leoni. Analizzando le pelli usate per la pergamena, si è stabilito che i fogli (da un minimo di 61 a 90 circa) provenivano da agnelli. In un’epoca imprecisata, si è visto che alcune lettere sono state riscritte.

CODEX: ORO PURO E LAPISLAZZULI

Ciò che colpisce maggiormente è la ancor più ricca preziosità conferita dall’oro utilizzato, mentre – continua la Bicchieri – l’argento utilizzato poiché conteneva rame, ferro e zinco ha poi causato la perforazione della pergamena. Per la tavolozza pittorica sono stati utilizzati lapislazzuli molto preziosi. Ciò conferma l’ipotesi secondo cui il Codex sia stato scritto in uno scriptorium di origine siriaca (Antiochia). Inoltre è stato usato un pigmento prezioso per scrivere il nome di Marco (di solito di uso illustre). Nel Codex si può attestare il primo uso di lacca di sambuco in un manoscritto così antico. La porpora utilizzata, che conferisce il colore caratteristico, non è quella di Tiro, in effetti sono state usate terre verdi, indaco e lapislazzuli.

Ipotesi suggestive, probabili datazioni e tanta ricerca dietro i numerosi interventi degli accademici, ricercatori ed esperti che si sono avvicendati al tavolo dei lavori. Il Codex Purpureus analizzato sotto vari aspetti, dalle problematiche scientifiche, analisi delle iconografie, dei colori, delle tematiche confrontate nel tempo con altri capolavori, alla vera e propria valorizzazione culturale, fino alle novità apportate dalla restauratrice dott.ssa Bicchieri dell’ICRCPAL, che ha riportato il Codex all’attuale splendore.

CODEX: I RISULTATI DEGLI STUDI 

Sulla data di esecuzione sono tutti concordi. Il VI secolo d.C., ricco di cambiamenti. Uno su tutti: l’elezione di Papa Gregorio Magno. Il secolo in cui si inseriscono nuovi elementi propagandistici del mondo religioso. Intorno a questa data si sono succedute alcune tra le ipotesi più affascinanti. Come quella della dott.ssa Achiropita Morello,Unical, che in base a dei raffronti con delle monete del periodo della diarchia (doppia reggenza al trono tra Giustiniano e lo zio Giustino I ) ha stabilito l’esecuzione del Codex in 15 anni (dal 1 aprile 527, al 1 agosto 542). O l’ipotesi del Professor Gerhard Wolf del Kunsthistorischess Institute di Firenze che invece colloca il periodo di esecuzione a circa la seconda metà dell’VI, circa un trentennio/ cinquantennio.

Così come ci si è interrogati sul luogo di provenienza del Libro Sacro. Lo stesso prof. Wolf ipotizza un’area siro palestinese, fermo restante delle serie problematiche spazio temporali per una effettiva ricostruzione. Accanto ad altre ipotesi presenti nella critica storica, area di Cesarea di Palestina (prof.ssa De Maffei), i risultati del lungo restauro a cui è stato sottoposto il Codex hanno acclarato che il manufatto sacro è databile al VI Secolo e che proviene da uno Scriptorium siriano ( Antiochia) per l’uso prezioso dei lapislazzuli, usati magistralmente per la tavolozza pittorica. Questo è quanto ha affermato la restauratrice  dott.ssa Bicchieri. Tutti concordi nell’affermare la grandiosità e la preziosità del Rossanensis, accostato al “fratello” Sinopense, in una grande lezione del prof. Andre’ Grabar, come ha riferito il prof. Gianni Morelli, storico dell’arte, in cui si sottolineano i due esemplari che congiunti racchiudono la parola di Dio.

CODEX: NUOVE PROSPETTIVE

E molti gli interventi e interrogativi su chi abbia portato il Codex a Rossano e perché. Esclusa l’ipotesi dell’arrivo attraverso i monaci, in quanto il prezioso libro doveva essere necessariamente un simbolo dedicato ad un ambiente regale e aristocratico. E in questo modo si presentava la corte di Rossano all’epoca. Forse portato nella Rossano bizantina dalla principessa Teofano,come afferma il prof. Gennaro Mercogliano? E se il Codex abbia un prototipo? Questa l’affascinante ricostruzione del prof. Filippo Bulgarella dell’Unical, che lo ritrova nel Santo con l’Evangeliario d’Oro(oggi perduto) vale a dire Giovanni Calibita, confermando così la vicinanza geografica tra Rossano e Caloveto. Che sia esistito un primo Codex a Caloveto?

Ipotesi altrettanto suggestiva che non fa altro che alimentare le curiosità su un manufatto così prezioso. Ma il Codex non è solo storia e arte, ma come bene Unesco rientra in quei beni culturali che posso essere interessati da nuove strategie turistiche come ha affermato il dott. Tindaro Paganini della Banca Mondiale di Washington. Fondi da intercettare e da destinare allo sviluppo di una pianificazione culturale per lo sviluppo del territorio nell’intervento del dott. Zangaro.

Commenti
Inline
Inline