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Città unica, si guarda al “trattino” e non già al grande progetto

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

Un rendering rappresentante la fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano e il nuovo Commissario prefettizio Domenico Bagnato

Città unica Corigliano Rossano, come riempire il contenitore? Dovrebbe essere questa la guida pilota di chi ha a cuore le sorti di questo territorio. E invece, di tutto si parla tranne che di progetti e programmi in chiave comune. Oggi si discute del trattino (se con o senza) nella denominazione del nuovo comune, del timbro o di un nuovo nome da sostituire a Corigliano Rossano, mentre si è in attesa delle prossime determinazioni del commissario prefettizio Domenico Bagnato. Intanto il tempo passa, trascorre inesorabile nella politica degli stolti, di chi è assorbito dalla povertà di idee e pensa, come solo gli ossessionati di potere sanno fare, a come inserirsi in quella che si prefigura una vera e propria guerra alla conquista del nuovo Palazzo di Città. Tra circa un anno, per la prima volta nella storia della Sibaritide, si andrà alle urne da cui uscirà il nuovo sindaco e la nuova assise civica. La classe politica è decisamente in ritardo, i movimenti civici tentano di darsi una forma anche giuridica in una duplice logica di monitoraggio, controllo e aspetti propositivi. Manca tuttavia quel senso di responsabilità comune in grado di affrontare tale processo, irripetibile, mediante una politica d’insieme, senza il timore di fughe in avanti, con umiltà e voglia di dare corpo alla prima città della provincia di Cosenza.

PREVALE LOGICA DELL’ESERCIZIO DEL POTERE, MA MANCA CLASSE POLITICA AUTOREVOLE

Non si comprende, da parte dell’attuale classe dirigente, l’idea che Corigliano Rossano è una città unica. In alcuni ancora persiste Corigliano e Rossano, come se fossero due entità separate, dimenticando che i cittadini hanno detto altro nell’urna. Lotte intestine per la conquista di ruoli importanti all’interno della macchina comunale, spazi e caselle da occupare, perché a prevalere non è l’interesse comune ma la cultura dell’esercizio di un potere.  Verrebbe da dire “basta con le solite logiche”, le stesse che ci hanno ridotto a realtà periferica, senza né arte né parte. Nel contesto regionale veniamo derisi come se fossimo degli incapaci: ovunque confermano l’esistenza di un territorio potenzialmente forte ma sprovvisto di una classe politica autorevole in grado di elevare il livello sociale, culturale ed economico. Abbiamo sempre puntato l’indice contro Cosenza che guarda al Tirreno e di questo ne abbiamo fatto la nostra attenuante, ma mai ci siamo interrogati su quanto incida la nostra incapacità a sapere programmare insieme, progettare, lavorare mettendo da parte personalismi e individualismi i cui effetti producono solo litigiosità, rissosità, spaccature, correnti contrapposte. Manca insomma quella maturità necessaria a guardare al futuro con cultura innovativa. Oggi si conosce il mondo in un istante, basta saper smanettare con uno smartphone e si è informati su tutto. Chi invece detiene le fila ha la testa ferma agli anni 80, rimuovendo un dato incontrovertibile, ossia, che le nuove leve sono avanti anni luce. E non è un caso se il referendum è passato anche grazie a quelle nuove generazioni genuine, svincolate da condizionamenti di vario genere. Quel che non si è ancora compreso è che la nostra terra vive in uno stato di profonda emergenza!

LE TANTE EMERGENZE DA AFFRONTARE

I temi sono tanti, non possiamo perdere altro tempo. Nelle ultime ore si è proceduto all’adozione della zona economica speciale utile alle imprese in prossimità dell’area portuale, abbiamo l’esigenza di decidere sul futuro della centrale Enel inserita in un contesto strategico, è in itinere un contenzioso che riguarda il palazzetto dello sport di Insiti su cui grava un procedimento di usucapione, la necessità di battersi con forza al fine di ottenere le garanzie per la realizzazione del nuovo ospedale, l’avvio in tempi celeri di un censimento di tutto il patrimonio immobiliare in capo ai due ex comuni al fine di metterlo a disposizione per eventuali insediamenti di organi dello Stato (sciocca è la polemica su dove localizzare un ufficio che può essere insediato laddove il nuovo comune ha aree disponibili), la vicenda della restituzione dell’illegale chiusura del tribunale di Rossano, l’inizio di un ragionamento urbanistico che guardi ad un unico lungomare, questo si tra i più grandi del Mediterraneo, il via libera alla cantierizzazione della nuovo depuratore consortile, un impiego strategico dei locali dell’ex elaiopolio. Come poter armonizzare le aree industriali, gli insediamenti Pip, i centri storici, le aree rurali, le periferie. Come dare inizio a una campagna rivendicazionista per la riapertura di una stazione ferroviaria in una terra che è collegata con il mondo solo con i pullman. Non c’è un treno che colleghi Corigliano Rossano a Metaponto (80 km) dove passa il Freccia Rossa (Taranto – Napoli –Roma –Firenze- Bologna –Milano), né un convoglio che ci congiunga in tempi ragionevoli con Lamezia o con le università di Rende, Bari, Catanzaro. Insomma siamo fuori da ogni circuito di mercato!

Tanta roba in cantiere, ecco perché siamo nettamente in ritardo. Smettiamola quindi di dividerci, di farci del male. L’ordinario lasciamolo agli organismi preposti e puntiamo alla sostanza senza veti o logiche di paternità. Ne va di mezzo il destino della nostra gente, sempre più costretta ad emigrare perché qui è morta finanche la speranza.

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