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Città del Codex.Preservare il centro storico

DI MATTEO LAURIA

Stefano Mascaro al primo consiglioProfughi: si fiuta l’affare. Il profitto si veste di solidarietà, si mimetizza nei valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’amicizia nei confronti di altri popoli che vivono la guerra, la miseria, la fame.L’Italia in quanto a ospitalità non ha eguali, nella nostra regione poi si raggiungono punte massime, nonostante le difficoltà e i gravi drammi che vive la gente di Calabria. Dato che ci fa onore, ci eleva.Anche perché, a differenza di altri, conosciamo più da vicino il sentimento della sofferenza. Oggi, però, siamo chiamati a delle scelte, alcune delle quali si rivelano importanti. E la politica ha un ruolo decisivo a questo proposito. Ci sono aree che devono essere opportunamente preservate e tutelate dall’eventuale rischio di diventare ricettacolo umano. Lo diciamo con rispetto verso chi vive una situazione di alto disagio. Agli imprenditori, quelli ossessionati dal guadagno facile, si richiede buonsenso e attaccamento alla città. Che oggi può vantare un prezioso evangeliario riconosciuto patrimonio dell’umanità (il Codex), attorno al quale le istituzioni locali (e non solo) stanno tentando di avviare un’azione di marketing collaterale in grado di rilanciare nel contesto mondiale la città di Rossano e il territorio nella sua complessità. Tutto questo lavoro, tuttavia, non può né deve essere vanificato da scelte improvvide, quali la realizzazione di case “albergo” per ospitare i profughi che giungono in riva allo Jonio. Il centro storico va salvaguardato se è vero come è vero che dovrà avere una valenza turistica di fama internazionale. Si rinvengono segnali preoccupanti che giungono proprio dalla parte alta della città: a tal riguardo, i margini di convivenza sembrano assottigliarsi. Alcuni cittadini segnalano aree di degrado espressione di totale inciviltà a causa della presenza di stranieri. È, questo, una situazione limite che potrebbe aprirsi a polemiche sterili che ci portano all’intolleranza o finanche a ragionamenti di matrice razzistica. Ovviamente non è così. Manteniamo le distanze da atteggiamenti che non appartengono alla nostra cultura di fratellanza e amore per l’altro, soprattutto nei confronti di chi vive la povertà. Diciamo però che la parte alta della città va tutelata. E lo diciamo alla politica e a chi ha in mente di utilizzare immobili da convertire in case albergo per migranti e profughi. La polemica non è nuova. È già in atto da qualche anno, non solo in alcune aree del Nord ma anche nella stessa Sibaritide. Gli albergatori, che combattono quotidianamente contro l’insufficienza della presenza turistica, sono attirati dagli incassi d’oro derivanti dall’ondata di profughi. In alcune strutture ricettive, si sono raggiunti profitti da capogiro: si parla di 45mila euro al mese per circa 40 unità. Fondi erogati dallo Stato. Un bel malloppo per chi fa impresa. Rossano e la Sibaritide hanno spazi e residenze disponibili alla ricezione anche in luoghi diversi dal centro storico. Mal si comprende la necessità di operare scelte in controtendenza con il lavoro messo in atto dalla Diocesi Rossano-Cariati, dall’amministrazione comunale, dall’associazionismo e dagli imprenditori che, scrupolosamente, tentano di dar vita a una organizzazione capace di rilanciare i flussi turistici a Rossano. Basta andare nella vicina Matera per rendersi conto degli adeguati accorgimenti adottati dall’amministrazione comunale al fine di blindare una città assorta agli onori del turismo che conta. Lì non solo la politica si è imposta, ma anche l’imprenditoria ha dimostrato maturità e rispetto a favore del bene collettivo.

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