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Ciao direttore… è trascorso un anno da quella telefonata che non avremmo mai voluto ricevere

pollichieni

Ciao direttore, 

Esattamente un anno fa, più o meno a quest’ora, eravamo tutti in redazione intenti a scrivere i nostri pezzi e a pubblicarli. Ognuno indaffarato come non mai a confezionare la notizia e a pubblicarla. Eravamo quasi all’ora di chiusura. C’erano da sistemare pochi dettagli, chiudere la saracinesca e via… dai nostri affetti che ci aspettavano a casa. Quando ad un tratto, una telefonata. Sai, quelle telefonate che arrivano in un orario strano, inusuale, che già dallo squillo non preannunciano nulla di buono.

Uno dei redattori, quello che alla sera ha il turno “patata bollente” della reperibilità, risponde. Tutti guardano il suo volto per capire, scrutare, percepire cosa stesse succedendo: un incidente, una notizia bomba dell’ultim’ora sulla politica locale che si apprestava alle elezioni del primo sindaco della grande Corigliano-Rossano, un omicidio… Nulla di tutto ciò. Il collega al telefono era attonito. E noi non riuscivamo a capire quello che da lì a qualche attimo, giusto il tempo di abbassare lentamente la cornetta, ci stava per comunicare.

«È morto il direttore. È morto Paolo Pollichieni». Un brivido lungo la schiena, la testa bassa, il silenzio. Demmo subito la notizia, senza proferire una parola. Ognuno seduto davanti al suo desk nella nostra redazione che ad un tratto sembrava essersi trasformata in una galleria profonda, buia e lunga, dove nonostante sai di essere avvolto da pareti, lo smarrimento e lo sconforto sono gli unici sentimenti che riesci a provare. E la voce del collega che ti aveva annunciato la notizia continuava a rimbombare in loop nel cervello: la prima, la seconda, la terza… l’ennesima volta. Incessante.

La notizia, una di quelle che davvero non vorresti scrivere mai, è data… tutto chiuso. Si va a casa. Ma quella sera, chiudendo la porta di redazione, probabilmente abbiamo chiuso – per sempre – anche un pezzo della nostra storia del giornalismo. La vita dell’Eco dello Jonio era e rimane indissolubilmente legata, a doppio filo, all’insegnamento, alla missione e alla professione di Paolo Pollichieni. È stato lui a dare l’input, l’idea di questo giornale nel 2014. È stato lui ad insegnare a molti di noi, ancor prima che partisse la felice esperienza editoriale dell’Eco, i segreti di questo mestiere. È stato lui che ci ha insegnato a raccontare la verità: sempre e comunque, oltre ogni confine cerebrale.

Pollichieni era amico dell’Eco e l’Eco rimane amico rispettoso di tutto quanto nella sua storia terrena lui ha costruito, ha realizzato.

Spesso in questi giorni ci siamo chiesti come ce l’avrebbe raccontata il nostro direttore questa pagina strana, storica di una pandemia mondiale. Lui con quell’aspetto brontoloso, schivo e taciturno ma dall’animo infinitamente ironico e pungente. Ci abbiamo provato ad immaginarlo ma non ci siamo riusciti. Perché la penna di Pollichieni era unica, irripetibile ed insostituibile. Così come unico, irripetibile ed insostituibile è il tuo ricordo in noi.

Un giorno, un anno, una vita senza Paolo Pollichieni è come scrivere una storia dove manca il protagonista.

Il corpo redazione de “L’Eco dello Jonio”… una creatura di Paolo Pollichieni


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