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Chi ha manomesso il Citrea? Toni aspri tra il sindaco attuale Antoniotti e l’ex sindaco Caracciolo

di ROSSELLA MOLINARI

caracciolo antoniottiUna polemica dai toni anche aspri quella scoppiata dopo il violento nubifragio dello scorso 12 agosto che, da un iniziale carattere tecnico è ora scivolata su un terreno squisitamente politico. Nel 2016 si torna alle urne per il rinnovo del consiglio comunale di Rossano e anche l’alluvione diventa oggetto di campagna elettorale. Il tutto mentre da più parti, compresa la vicina città di Corigliano, si chiede trasparenza sui fondi destinati agli interventi di somma urgenza. Chiesta anche l’istituzione di una apposita Commissione per i controlli. Ma torniamo allo “scontro” tecnico-politico che ha animato le ultime settimane, vedendo protagonisti l’attuale sindaco di Rossano Giuseppe Antoniotti e l’ex sindaco Tonino Caracciolo. È proprio quest’ultimo, in qualità di geologo e tra i redattori del Pai Calabria, a richiamare alla responsabilità pubblica e privata sulle cause a monte dell’alluvione. Dal cemento selvaggio agli interventi messi in atto in alcune zone della città, Caracciolo non tralascia allusioni ai lavori per l’anfiteatro Maria De Rosis, ipotizzando che del materiale di scarto sia finito nei torrenti. Da qui prende le mosse la replica del sindaco Antoniotti che, respingendo le accuse le rilancia: il Pai non è strumento affidabile se alcune aree oggi colpite dall’alluvione erano classificate come a basso rischio. Pronta la difesa di Caracciolo, che termina con un’accusa gravissima: “Quanto al Citrea, sai bene che proprio il Comune che dirigi ha manomesso l’argine!” Il Citrea, lo ricordiamo, è esondato lo scorso 12 agosto (l’argine ha ceduto) e ha inondato gran parte del territorio cittadino. Sul punto l’ex sindaco non aggiunge altro, mentre il sindaco attuale così risponde: “Non mi constano le gravi accuse per le quali questo Esecutivo avrebbe manomesso gli argini del Citrea. Probabilmente il riferimento è ai lavori di realizzazione della condotta fognaria intubata sotto l’alveo del torrente. Un’opera, questa, compiuta dalla precedente gestione di Centro Sinistra. Ma credo sia ingeneroso colpevolizzare quella Amministrazione per un progetto che ha ricevuto il parere di tutti gli uffici competenti”. E qui si va sul piano politico-elettorale, con Antoniotti che prosegue:  “Basterebbe questo per buttare giù il castello di fesserie messo in piedi da qualcuno. Che magari, in modo legittimo e democratico, farebbe bene a chiarire le sue aspirazioni di candidatura in vista delle prossime amministrative. Così che i cittadini possano comprendere a pieno quale sia la reale sintesi e il motivo scatenante di questa crociata contro le Istituzioni locali. E perché solo ora si accorge delle disfunzioni presenti sul territorio”.
Sul Piano di assetto idrogeologico, “sventolato da qualcuno come se fosse il non plus ultra della diligenza e della scrupolosità tecnica”, al suo interno “classifica zone a basso rischio, ma oggi di fatto alluvionate. È il caso – sottolinea Antoniotti – del torrente Citrea il cui alveo è stato interamente cementificato alla fine degli anni ’70 ed i cui argini, per quasi tutta la loro interezza, sono catalogati come a basso rischio idrogeologico. O come, ancora, le sponde del torrente Fellino, dove il 12 agosto si sono verificate numerose inondazioni. Le stesse che, dapprima e precisamente nella stesura del 2002 del Pai, erano classificate a rischio R3 ed R4 (aree in cui non è possibile concedere alcun tipo di autorizzazione edilizia se non quella volta alla demolizione di fabbricati) e che dal 2009, non si sa in base a quale criterio, sono state declassate a rischio R2 (aree in cui è possibile costruire con il solo limite a realizzare interrati ad uso abitativo o commerciale). Stesso medesimo discorso vale anche per il costone di Via Minnicelli, nel Centro storico, dove si è creata la frana che ha distrutto un tratto della strada, dove addirittura non c’è alcun vincolo idrogeologico. Chi si occupa della redazione e dell’aggiornamento costante del Piano stralcio dell’assetto idrogeologico?”.

Caracciolo rintuzza: “Amministri la città da oltre 20 anni e sulle tue spalle gravano le responsabilità di un pessimo Piano Regolatore, quello del cemento dappertutto per intenderci e dell’edificabilità di Santa Chiara, Matassa, Fellino e di tutta la nostra fertile pianura, di tanti Piani di Lottizzazione e relative opere di urbanizzazione nonché delle incriminate opere pubbliche malfatte. Sulle quali il Comune ha precise responsabilità in quanto ne è il Committente e sceglie e paga il RUP, il Direttore dei Lavori ed il Collaudatore, pagati appunto per controllare!”. E sul Pai “caro Sindaco mi corre l’obbligo di ricordare a te ed a chi ti informa male, che, tra le altre cose, hai dato il tuo parere favorevole anche alle due riperimetrazioni del PAI di Fellino e via XX Settembre che certamente non sono opera mia mentre mi vanto di essere stato il coordinatore oltre che l’ideatore del PAI 2002. Così come ti ricordo che io e pochi altri, da almeno 5 anni ne chiediamo quell’aggiornamento nei contenuti e nei metodi che l’Autorità di Bacino ancora non fa”.
Il Sindaco “non dà alcun parere – risponde Antoniotti – sulla rimodulazione del Piano per l’assetto Idrogeologico (PAI) che, invece, viene stabilita attraverso un iter ben più complesso. Il Pai Calabria, infatti, prevede la riperimetrazione delle aeree a rischio idrogeologico o di frane a fronte di un progetto specifico che redigono i tecnici competenti su richiesta dei privati. L’ufficio tecnico del comune ha solo la responsabilità di trasmettere questi elaborati all’Autorità di bacino regionale che, a sua volta, li valuta”. Infine l’ultima stoccata sul Prg adottato nel 2000 che “ha ridotto drasticamente le aree edificabili, soprattutto nelle zone di Santa Chiara, Matassa e Fellino che dal 1973 fino agli inizi del decennio scorso risultavano zone ad altissima cementificazione. Chi amministrava allora? Le bugie sono come i nodi, vengono sempre al pettine!”.

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