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Che il 2015 sia l’anno del riscatto meridionale

piana-sibariL’anno appena trascorso è, forse, il più negativo che la Calabria possa ricordare. Il 2014 non merita alcuna difesa e metterà in archivio il suo 365° giorno con la consapevolezza di non aver portato nulla di buono ai calabresi.

Se dovessimo fare la conta di gioie e dolori di questa nostra terra, potremmo saltare a piè pari la pagina del 2014 in cui inserire i momenti di gloria, per passare direttamente ad una classifica “nera” delle tappe peggiori che i cittadini di questo territorio hanno incontrato in un viaggio pieno di sconfitte.

Hanno perso tutti: chi ci ha creduto e chi ha promesso e non mantenuto.

Di fronte a tagli, chiusure e scelte inspiegabili che hanno messo in ginocchio la sanità, i trasporti e i servizi della nostra regione, non si può non sentirsi impotenti e soli. E in tutto questo ammasso di problemi, difficoltà e preoccupazioni, si è persa di vista la chiave del progresso, non si è ingranata quella marcia in più che sarebbe servita alla Calabria per strapparsi di dosso i pesanti abiti della vittima.

Sarebbe troppo facile sparare a zero sulla passività storica di amministratori e politici, eppure ci sentiamo anche dire che i problemi del Mezzogiorno occupano il settanta per cento del tempo del nostro Stato.

La realtà dei fatti, in effetti, dice ben altro, se pensiamo che, per le ferrovie, il governo Renzi-Delrio ha destinato il 98,8 per cento di quasi cinquemila miliardi di euro al Nord e l’1,2 per cento al povero Sud.

E a farne le spese più grosse, poi, siamo proprio noi jonici, con i nostri vagoni carcassa e le nostre fermate soppresse; con le nostre battaglie sulle trivellazioni su cui il governo ha steso uno spessissimo velo; con la carenza cronica di personale nei pochi ospedali sopravvissuti agli impietosi colpi di falce del programma di reintegro sanitario.

Vorremmo, però, salutare il 2015 con uno spirito positivo e propositivo: abbiamo una nuova classe dirigente regionale che sembra aver preso a cuore le sorti dell’area jonica cosentina e, se guardiamo in casa nostra, sul tappeto rimane quella fusione tra Rossano e Corigliano di cui finalmente si parla e che, ci auguriamo, sarà protagonista nell’anno che verrà.

 m. f.
s. t.

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