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“Cervello in fuga? Macché, sono Gino di Schiavonea!”

CORIGLIANOluigi-promenzio – Quel bambino che correva sulle spiagge di Schiavonea quarant’anni fa, oggi è un medico affermato. Si è fatto un “nome” in tutto il mondo.
Natali rossanesi, da padre bizantino e mamma arbëreshë, infanzia e gioventù passata fra le case basse di Schiavonea a guardare il mare e le barche che prendevano il largo. Poi il grande salto verso Roma, per affrontare gli studi, pur lasciando il cuore qui.
Gino Promenzio, in quello che fa ci mette il cuore. Nella sua professione e verso la sua terra. Una passione che si spinge oltre il bisturi di un illustre ed eminente ortopedico di fama internazionale.
Quarantaquattro anni, un curriculum che non basterebbero diverse pagine, ha un cuore che batte forte per questa fetta di Calabria e quell’amore di chi ha avuto la grande fortuna di formarsi fuori per poi importare un modello nella professione e nella politica, altra sua grande passione. Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Chirurgia del piede ed ortopedia dell’infanzia e dell’età evolutiva, Gino Promenzio – è bene ricordarlo subito – nel 2008 è stato ad un passo dall’essere nominato dall’allora premier Prodi, sottosegretario alla Sanità, mica “pizza e fichi”.
È uno di centrosinistra, insomma, che al centrosinistra – tanto martoriato – di quest’area, potrebbe “servire” se si abbattessero gli steccati dell’Ancien Régime.
Docente di Ortopedia e Traumatologia del lavoro all’Università di Roma-Tor Vergata, di recente è stato eletto presidente dell’Empsod, l’associazione che riunisce gli specialisti di ortopedia pediatrica a livello euromediterraneo.
All’“Eco”, Gino Promenzio racconta quelle che sono le sue passioni, partendo da un concetto che fa intuire subito come la pensa: “Dalle nostre parti un uomo solo al comando non otterrà mai nulla. Sia l’intera generazione a prendere le chiavi in mano di questo pezzo di Calabria, altrimenti ci vorranno 30 anni per compiere qualche passo in avanti”.
«Cosa mi ha spinto a studiare ortopedia? Il movimento dell’uomo – risponde – quindi la scienza che studia l’apparato locomotore. Poi ho scoperto il piede, che è un universo a sé dal punto di vista anatomico, oltre ad essere complicatissimo. Piede e cervello sono gli organi che conosciamo meno; il piede funziona come e con il cervello. E poi metafisicamente, il piede emancipa, offre l’opportunità di andare oltre e ci permette di stare in piedi».
Mente assolutamente eccelsa, non si sente un “cervello in fuga”, né esportato. «Non ho mai tagliato il cordone ombelicale con la mia terra – dice – anche se ho maturato esperienze professionali all’estero. Non mi sento un cervello in fuga. Ma se questa definizione può andar bene fino alla mia generazione, il problema è dei ragazzi di oggi, dei veri cervelli “in gabbia”. Non è importante, in se, la formazione fuori sede, ma partire per capire come funziona il resto del mondo per poi tornare».
Geneticamente, i “cervelli” calabresi non hanno nulla da invidiare, anzi. Promenzio in proposito parla di “metodo”. «Siamo gli eredi di una grande tradizione, che è la matematica araba, del metodo della speculazione scientifica greca. Siamo un mix di saperi che va dal metodo tedesco dei normanni, alla scuola medica crotonese con Alcmeone. Mi indigna che le scuole calabresi accompagnino i ragazzi in gita a Rimini quando nessuno sa che proprio in Calabria, nel 1500, è nata la rinoplastica, la chirurgia plastica del naso, grazie ai fratelli Vianeo. A Tropea giungevano da tutto il mondo conosciuto per farsi ricostruire il naso, che in quel tempo, veniva tagliato ai fuorilegge. I Vianeo riuscivano a trapiantare sul naso un lembo di pelle dalle braccia. Ebbene, dovremmo preservare queste tradizioni scientifiche e mediche millenarie, applicando la scienza, quindi la ricerca, a ciò che ci circonda, le risorse naturali, l’agricoltura e il mare».
Si chiede, in proposito, perché le Università calabresi non si specializzino in Agraria o in Biologia marina, ad esempio, e s’infervora anche quando pensa paragona il pensiero italiano a quello straniero.
«In America, i grandi capitani d’industria, al culmine della loro carriera prendono anni sabbatici per studiare, perché hanno l’aspirazione di diventare rettori delle Università. Qui da noi la massima aspirazione è quella di fare il presidente di una squadra di calcio».
Promenzio, insomma, vorrebbe cambiare questa filosofia, anche con l’impegno in politica. Qualcuno avrebbe voluto candidarlo a sindaco a Corigliano, Prodi lo avrebbe voluto con sé, nel suo governo, in una stagione nella quale, per rinnovare, la politica cercava i quarantenni tecnici. Sogna l’ortopedia sociale e spera che la medicina non rimanga chiusa nelle “cattedrali”. Vorrebbe “dare” alla sua terra anche nella gestione della res publica, ma le “guerre intestine” del Pd lo tengono lontano. «Il Pd di Corigliano? Ovunque è così, pieno di problemi. La forma partito oggi ha grandi difficoltà e presenta lati anacronistici rispetto ai bisogni della società che non sente più il principio della delega. Ma ciò non toglie – conclude l’ortopedico – che il Pd rappresenti meglio di tutti gli interessi della gente».

l.l.

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3 commenti

  1. Salve, ha ragione si tratta evidentemente di un refuso. L'anno in questione è il 2008. Grazie della segnalazione

  2. Nel 2011 il premier non era affatto Prodi…

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