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Cauto ottimismo sul rilancio della Regione

di FRANCO MAURELLA

salerno-reggio«Il Meridione deve ripartire per far ripartire l’Italia, ma può avere un ruolo strategico in tutta l’area del Mediterraneo. Basta investimenti frammentati in piccoli progetti». Con queste parole, il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, è tornato sul tema dello sviluppo del Sud nel corso del Question time alla Camera di mercoledì 4 maggio, dunque, dopo aver firmato insieme al presidente della Regione, Mario Oliverio, il “Patto per la Calabria”. Un Patto che prevede investimenti in cultura, «settore in cui molto c’è ancora da fare. Ma, adesso, i soldi ci sono».
Renzi ha annunciato una pioggia di euro per la Calabria. È stato il presidente della Regione, Mario Oliverio, a sottolineare il significato del Patto: «Una grande e irripetibile occasione per la Calabria, per il mondo delle imprese e del lavoro, un importante contributo per la ripresa del Mezzogiorno: sono questi i due aspetti più importanti del Patto per la Calabria sottoscritto oggi. Questa sottoscrizione ‒ aggiunge il governatore ‒ chiude un anno di intenso e proficuo lavoro durante il quale la Giunta regionale e, in alcuni casi, il Consiglio hanno approvato programmi e strumenti di spesa per oltre 7,5 miliardi di euro ai quali si dovranno aggiungere i fondi in dotazione ad Anas e Rfi per le infrastrutture stradali e ferroviarie in Calabria».
Di fatto, nel Patto, Renzi ha previsto investimenti sull’autostrada Salerno-Reggio e sull’ammodernamento della Statale 106 Jonica e, solo dopo queste due priorità, «si penserà anche al Ponte sullo Stretto».

I CONTENUTI DEL PATTO. Li sintetizziamo per ragioni di spazio: in primo luogo, un imponente programma per l’ambiente e la sicurezza del territorio per fronteggiare il dissesto idro-geologico, l’erosione costiera, la bonifica dei siti inquinati e la messa a norma dei depuratori, il completamento del piano regionale dei rifiuti, l’adeguamento delle reti idriche, la mitigazione del rischio sismico negli edifici strategici e nelle scuole, con un investimento di oltre un miliardo che si integra ai poco più di cinquecento milioni esistenti. Insieme al Porto di Gioia Tauro, il Patto conta di realizzare il piano regionale dei porti e il potenziamento del sistema aeroportuale regionale. Altri aspetti degni di nota sono le politiche di sviluppo dell’economia con un’accelerazione del progetto di banda ultralarga, risorse importanti per l’agroalimentare, l’incremento dei fondi per il credito d’imposta e l’occupazione giovanile e femminile, oltre alle nuove infrastrutture previste nelle aree industriali. Ancora, valorizzazione dei siti per attrarre turismo e sblocco dei fondi per l’edilizia sanitaria.

UN BICCHIERE MEZZO PIENO. «Costi quel che costi, da qui ai prossimi due anni faremo ripartire il Mezzogiorno», ha detto Renzi dopo il tour nel Sud Italia e dopo avere firmato i Patti con le varie Regioni. Il primo a crederci è Mario Oliverio. Il presidente della giunta regionale con il Patto firmato da Renzi finalmente può dare corso al progetto di investimenti mirati e non più a pioggia, che possono significare ‒ se questi fondi saranno spesi bene ‒ il rilancio della Calabria. A conferma di una proiezione positiva sul futuro della Regione, ci sono 846 aziende finanziate e 1.337 nuovi occupati; 1.427 domande valutate di cui 880 ammesse, con un rating positivo del 61,67%. Oltre 36 milioni di euro erogati su una dotazione iniziale di 57,5 milioni. Sono, questi, i dati fatti registrare dal Fondo Unico Occupazione e Crescita (FUOC), misurati da maggio 2015 ad oggi. A darne notizia è il Presidente di Fincalabra Spa Carmelo Salvino, esprimendo soddisfazione per quello che definisce l’oggettivo trend positivo di uno strumento innovativo, dimostratosi efficace alla prova dei fatti e rispetto all’obiettivo di creare occupazione. Del resto, i dati ISTAT confermerebbero che a fine marzo l’occupazione è cresciuta, rispetto a marzo 2015, di 263mila unità, ovvero del +1,2%, con una diminuzione della disoccupazione dal 13 all’11,4% e, per il solo trimestre dicembre-febbraio 2016, con 543mila assunzioni a tempo indeterminato (+37% rispetto allo stesso trimestre del 2015). Il dato riferito è relativo all’Italia ma si può riconoscere che il quadro di incremento occupazionale calabrese, riferito in particolare agli esiti del FUOC, al rating di ammissione delle domande ma ancor di più al dato di occupati prodotti in ciascuna provincia, appare coerente con la sensibile tendenza registrata su scala nazionale. Del resto, per la Regione Calabria è divenuto prioritario investire su strumenti capaci di funzionare bene non tanto per quanti già sono nel mercato del lavoro o che riescono ad entrarci da soli ma soprattutto per quelli che, da soli, non ci riescono e sono ancora in attesa di qualcuno che dia loro una mano.

Da questo punto di vista, la sfida nella quale è impegnato l’esecutivo Oliverio è notevole e storica se si considera che, secondo i dati diffusi dall’ufficio di statistica europea, la Calabria, con il 65,1%, si colloca al terzultimo posto delle 274 regioni dell’Unione Europea per tasso di disoccupazione giovanile, dai 14 ai 24 anni. Più del triplo della media europea e più del doppio di quella nazionale!
Su tale emergenza, la Fincalabra ha assicurato che si misurerà recuperando fino in fondo il suo ruolo e la sua mission fondativa. I dati del FUOC autorizzano a credere in una ripresa della Calabria per uscire definitivamente dalla marginalità italiana ed europea. Sono i dati suddivisi per provincia ad autorizzare un minimo di ottimismo. Dati che hanno fatto registrare 403 aziende finanziate e 671 occupati in provincia di Cosenza; 172 e 304 in provincia di Reggio Calabria; 134 aziende finanziate e 202 occupati in provincia di Catanzaro; 60 e 71 per Vibo Valentia e 77 aziende e 89 occupati in provincia di Crotone.
Da qui, tornando al “Patto per la Calabria” e vedendo il bicchiere mezzo pieno, possiamo sperare che alle parole seguano i fatti. Che le promesse si realizzino e gli stanziamenti, nuovi o vecchi che siano, si concretizzino. E, soprattutto, che questi soldi vengano anche spesi e non si ripeta la penosa esperienza dei fondi comunitari che si perdono per l’inettitudine della nostra classe politica. Perché il Mezzogiorno non può perdere l’ennesimo treno.

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