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Cariati: violenza sulle donne, la Greco invita a essere più solidali

cariatiIn occasione dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Cariati si è resa protagonista di una serie di eventi ad hoc. Che hanno visto la partecipazione attiva di numerosi cittadini; nonché di bambini e ragazzi. Molti gli avvenimenti (una lunga marcia silenziosa sul lungomare; l’inaugurazione di una panchina rossa dedicata a Battistina Russo; un convegno per approfondire la problematica della violenza con degli esperti;) dai quali sono emersi due messaggi forti: perché la situazione cambi è fondamentale puntare sull’educazione delle nuove generazioni e incentivare la solidarietà nelle piccole e grandi comunità.

«Le donne vittima di violenza spesso si sentono sole nel loro dramma – ha detto la sindaca Filomena Greco – . Per loro sarebbe tutto diverso se avessero intorno una rete di sostegno ancora più forte e consolidata. Le leggi da sole non bastano. Per questo, faccio un appello a tutti: siate più solidali. Anche se la problematica sembra non interessarvi in maniera diretta, in realtà tocca gli ambiti e la cultura della società in cui vivete.

CARIATI, IL FLASH MOB

La giornata è iniziata con una marcia silenziosa sul lungomare. Alla quale hanno partecipato anche gli studenti delle scuole di Cariati. Al momento del raduno, sono stati distribuiti palloncini rossi, simbolo delle molte vittime del femminicidio. In conclusione di corteo, i ragazzi hanno letto alcuni pensieri sul tema e sono stati liberati i palloncini verso il cielo. Una  giornata fortemente voluta da tutta l’amministrazione comunale; all’organizzazione della quale ha dato un convinto contributo  l’assessore al Governo delle politiche del territorio Maria Elena Ciccopiedi. Che ha presenziato al momento dell’inaugurazione della panchina rossa dedicata a una cittadina di origini cariatesi, Battistina Russo, uccisa lo scorso 28 marzo.

«Vorrei che questa giornata servisse soprattutto a essere testimonianza del fatto che le donne di Cariati non devono sentirsi sole. Il messaggio che l’amministrazione vuole dare è questo: chiunque viva una qualsiasi situazione di violenza, psicologica, fisica o anche solo di genere, può rivolgersi a noi. Purtroppo, anche qui a Cariati esistono realtà drammatiche. E difficilmente le donne sono disposte a denunciare. Ma vorrei che sapessero che l’amministrazione, composta da una consistente quota rosa, è con loro».

IL CONVEGNO 

Nel pomeriggio, poi, si è tenuto un incontro dal titolo “Il silenzio uccide due volte”, moderato da Patrizia Funaro; al quale hanno partecipato esperti che quotidianamente danno il proprio contributo professionale alla lotta contro la violenza sulle donne.  Oltre alla sindaca Filomena Greco, che ha introdotto i lavori, sono intervenuti il magistrato e coordinatrice dello Sportello Antiviolenza del Tribunale di Castrovillari Letizia Benigno; il giudice della Sezione Penale del Tribunale di Crotone Romina Rizzo; la criminologa della Fondazione Roberta Lanzino Antonella Larobina; il commissario capo dirigente del commissariato di Rossano Giuseppe Massaro.

Tutti sono stati d’accordo su un punto: serve maggiore interesse sulla questione da parte dell’intera società. In particolare, il magistrato Letizia Benigno ha raccontato di come nel suo gruppo di lavoro si stia cercando di abbandonare l’idea che il magistrato sia quella figura che si limita a reprimere e imporre un provvedimento. «Abbiamo capito che è importante dialogare con ogni soggetto che si interessi del problema, dalle istituzioni alle associazioni. Perché si può fare moltissimo lavorando sulla prevenzione e sulla tutela. Il problema – ha aggiunto Benigno – è soprattutto culturale. Le attività principali, quindi, devono essere svolte nelle scuole».

CARIATI, MASSARO: DONNE CHE DENUNCIANO SI CHIEDONO IL PERCHE’ I VICINI NON ABBIANO MAI FATTO NULLA

Che sia necessario agire sulla prevenzione ne è convinta anche il giudice Romina Rizzo. «Ad oggi, esistono una serie di forme di tutela e di sostegno alla persona offesa. Ma quando questi casi arrivano nelle aule di giustizia, bisogna ammettere che quello che andava fatto prima non è stato fatto o non è stato fatto abbastanza bene. Io credo – ha detto ancora – che bisogna insistere nel convincere le donne a denunciare. Nessuna vittima di violenza deve sentirsi in colpa o vergognarsi. Anzi». Ma qual è lo stato d’animo di chi arriva a denunciare? A parlarne è stato il commissario Giuseppe Massaro. «Diverse donne che arrivano a denunciare si chiedono come mai i vicini di casa non abbiano mai fatto nulla. È un rammarico forte, quello delle donne; che spesso non denunciano subito perché temono ritorsioni e faticano a fare il primo passo. A volte anche per tutelare i propri figli».

Quello che aiuterebbe molto le donne a fare questo famigerato “primo passo” potrebbe essere la consapevolezza: di non essere sole, di avere intorno una rete, di poter contare sul sostegno di realtà come la Fondazione Roberta Lanzino. «Siamo aperti all’ascolto – ha detto la criminologa Antonella Larobino – . La Fondazione è nata con un duplice intento: fare prevenzione e dare sostegno. Da noi le donne trovano ospitalità – abbiamo 50 posti nella struttura – , supporto legale, oltre che psicologico e morale, e possono fare un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Le aiutiamo anche a trovare lavoro e i loro figli vengono seguiti con attività di doposcuola. Tra i vari progetti che abbiamo avviato credo che uno sia di enorme rilevanza; ha come obiettivo avere come interlocutori gli uomini. E’ da un loro cambiamento che potrebbero arrestarsi le violenze».

GRECO: MI AUGURO CHE I CITTADINI SIANO PIU’ VICINI TRA DI LORO

La serata si è conclusa con le performance dei ragazzi delle scuole di Cariati. Che, emozionati e molto ben preparati, hanno testimoniato come un tema così serio sia anche nelle loro corde. I disegni, le letture scelte, l’accompagnamento musicale, ci dicono una cosa sola: c’è speranza per il futuro. «Mi auguro – ha detto infine la prima cittadina Greco – che questi eventi siano sempre più partecipati. Che soprattutto i docenti, gli educatori e i volontari delle associazioni siano più presenti visto quanto è determinante ed importante il loro impegno verso i giovani e le loro problematiche. E che i cittadini siano più vicini tra di loro, perché una comunità può fare molto. Può fare una buona parte di quello che è necessario per salvare le nostre donne e mettere fine alle violenze».

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