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Cariati, quel limite sottile. I candidati e i livelli di competenza

di PASQUALE LOIACONO

comune-cariatiMentre a Cariati e Rossano infuria il vezzo del toto-consiglieri e si scommette pure sui livelli di competenza attribuibili ai candidati delle varie liste in costruzione, è in ristampa, per i tipi della Calypso, uno spassoso libro di sociologia satirica che prende di mira i “paradossi” della competenza, o dell’incompetenza, tra cui, il più nefasto di tutti, la promozione dei migliori (J. Peter – Il principio di Peter).
Se i migliori non fossero promossi al superiore incarico, ma fossero saldamente trattenuti nell’ufficio nel quale hanno dato buona prova, ci sarebbero meno ponti che crollano, meno strade che franano, meno treni che deragliano, meno borseggi, meno ritardi aerei, meno code agli sportelli.
Immaginiamo la società secondo il vecchio clichè della scala: ogni gradino una funzione, una responsabilità.
Nei gradini più bassi, funzioni più modeste; nei gradini più alti, incarichi di prestigio, di comando.
Che cosa desidera l’operaio? Diventare caporeparto, il caporeparto diventare capofficina.
Il sottotenente sogna il momento in cui diventerà tenente, e poi capitano, maggiore, tenente colonnello, eccetera. Così il consigliere comunale, l’assessore , il sindaco.
Questa progressione in carriera ha un limite preciso, inesorabile: la competenza.
Se il viceispettore di un ministero svolge bene il suo lavoro, lo si promuove ispettore per premiarlo della sua solerzia ed intelligenza. A questo punto i casi sono due: il nuovo incarico non è adatto a lui, troppo superiore alle sue forze,  non sarà più promosso e la sua carriera finisce lì; oppure egli dimostrerà sicurezza e competenza nel nuovo ufficio e poco dopo i superiori lo promuoveranno ispettore capo.
Si ripete il dilemma di prima: se come ispettore capo darà prova mediocre, nessuno lo toccherà fino al giorno del suo pensionamento; se, al contrario, supererà brillantemente anche questa prova, verrà promosso ispettore generale. Le promozioni continueranno fino a che non perverrà ad un grado, a un ufficio, in cui le sue prestazioni saranno di qualità limitata, nel qual caso il meccanismo si bloccherà, e con esso la sua carriera. In altre parole, l’impiegato continuerà a salire nella scala gerarchica fino a che la sua carica di competenza sarà maggiore delle difficoltà professionali dei gradi gerarchici via via conseguiti. Si fermerà, immobile ed inamovibile, nel grado in cui la mediocrità delle sue prestazioni sconsiglierà ogni ulteriore avanzamento.

Invece, per la smania di far carriera, il magazziniere, bravissimo nella spedizione della merce, diventa capoufficio contabilità, senza averne le qualità, e manda a ramengo l’azienda. Il grande inviato, autore di splendide inchieste che hanno fatto raddoppiare la tiratura, diventa direttore ma non sa nulla di organizzazione giornalistica, e affonda il quotidiano. Questa inesorabile evoluzione è una causa non lieve di immani squilibri.
La morale del libro: non bisognerebbe mai promuovere nessuno senza aver prima provato se sia idoneo alle funzioni di grado immediatamente superiore. Oppure lo si promuova con diritto di retrocederlo non appena affiorino i primi risultati negativi.
C’è poi chi, come i nostri politicanti, si promuove da solo, nel qual caso la vanità impedisce assolutamente di scorgere il limite tra la competenza e l’incompetenza.
Macbeth, ottimo generale, fu pessimo re. Socrate fu un genio come filosofo, un disastro come avvocato difensore di se stesso.
Gli aspiranti consiglieri comunali a quale livello di competenza sono pervenuti?

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