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Cariati, gara a tre

di PASQUALE LOIACONO


cariati-3Le coalizioni pronte a battersi per la conquista di Palazzo Venneri, sede della municipalità, sono, al momento, tre:
1) PD, LA SCELTA. Inedito cartello (“politico”, assicurano i fondatori) che raccoglie, sotto l’egida dei Dem (il Psi), personaggi, come si dice, della società civile, e una serie di associazioni e movimenti della più diversa estrazione. Il candidato a sindaco è Alfonso Cosentino, alla sua seconda esperienza: ci provò nel 2006 ma si piazzò secondo, subito dopo l’attuale sindaco Filippo Giovanni Sero, avendo ottenuto 1.840 voti.
2) L’ALTERNATIVA. È il nome scelto dai quattro (su 5) consiglieri uscenti di minoranza (Ciccopiedi, Cosentino, Greco e Salvati). Fanno parte del raggruppamento ampi strati dell’imprenditoria, del commercio e dei servizi, oltre ad associazioni cittadine. L’aspirante primo cittadino è Filomena Greco che, nel 2011, alla prima analoga esperienza, raggranellò un lusinghiero piazzamento con 1.798 consensi.
3) #CARIATIPULITA. Novità assoluta nella storia politica locale perché propone giovani neofiti lontani mille miglia dalle beghe del potere. Formato dai ragazzi terribili de “Le Lampare”, gruppo attivissimo sul fronte della tutela dell’ambiente e su altre questioni attinenti alla “vita” di ogni giorno, si avvale dell’apporto degli attivisti di M5S. La candidata a sindaco è la scrittrice e giornalista Assunta Scorpiniti. Alla quadratura del cerchio, si è pervenuti a seguito di infinite turbolenze da calcio mercato: non su questioni di principio, ma di posti, e le maglie sono facilmente cambiabili, come le strategie.
Ora, consentiteci una citazione di Shakespeare: «Il passato è un prologo».
E così, acceso il calumet della pace, gli avversari di ieri (Pd-Psi) si accingono, in un fraterno abbraccio, a varcare il periglioso Rubicone, senza, peraltro, trarre il dado, giacché, fra i tanti idealisti in cerca di poltrone, a Cariati c’è una sola cosa che non torna: i conti. Va bene che siamo in tempo di quaresima, ma lo spettacolo di una tale incredibile “redenzione” ai cariatesi, francamente, si poteva evitare, dall’una e dall’altra parte.

E forse è il tango della vita. O è la tarantella. Che cosa impareremo dall’esercito che vuole rappresentare i nostri interessi? E dagli amici che cambiano di continuo casacca?
D’accordo, non dobbiamo essere calvinisti, anche perché siamo tutti peccatori, ma ci sono delle conversioni che hanno l’aria, più che del ravvedimento, di una domanda di assunzione.
C’era già uno che diceva: «Parigi val bene una messa», ma ciascuno è disponibile a tutte le liturgie, tridui e novene, tranne, e si può capire, alla Via Crucis. Nella commedia adesso si grida al tradimento. Consoliamoci: i precedenti sono illustri e, in realtà, il cartellone non annuncia ottimi interpreti.
Di certo, personaggi piccoli saranno chiamati a risolvere problemi grandi, ed è vero, come diceva André Malraux, che non si fa politica con la morale: ma precisava che non la si fa nemmeno senza.
Perché la gente dovrebbe avere rispetto dei cosiddetti “rappresentanti del popolo” quando si racconta che, per ottenere il loro voto, non è necessario comperarli, ma basta addirittura prenderli in affitto? Allora, qual è oggi il prezzo di una conversione al mercato del consenso? Speriamo si riesca a bandire l’arroganza di essere i “migliori”, anche se in fondo «la presunzione», scriveva Jerome K. Jerome, «è la miglior corazza che un uomo possa portare».
E siccome la gente semplice non ha bisogno di alcuna armatura, ecco che ci si diverte ad impallinarla.

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