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Cariati e Longobucco: 23mila euro per i randagi

di DAMIANO MONTESANTO

Cariati

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I comuni di Cariati e di Longobucco spendono migliaia di euro per il controllo dei cani randagi sul territorio, anche se i risultati ottenuti non sono affatto soddisfacenti, considerato il numero di animali vaganti sul territorio. Il Comune di Cariati ha da tempo stipulato una convenzione con una cooperativa di Villapiana, che fornisce al Comune un servizio completo. La cooperativa, infatti, è dotata di un canile sanitario e di un canile rifugio nei quali i quadrupedi sono nutriti, accuditi e visitati dal personale veterinario dell’Asp.
La spesa che il Comune affronta non è irrilevante e dipende dal numero dei cani affidati in custodia. La retta giornaliera varia dai 2 euro al giorno per il canile rifugio ai 3 euro al giorno per il canile sanitario. Se si considera che in questo momento il Comune paga la retta per tredici cani ospiti nel canile, è facile comprendere il costo annuo medio che si aggira intorno ai diecimila euro.
Il numero degli ospiti dei canili è variabile e tende ad aumentare in estate quando molte persone, dotate di scarso senso di civiltà e noncuranti delle pene previste dalle norme vigenti, abbandonano gli animali sulle strade.
Molti fanno una brutta fine perché vengono travolti dalle macchine: per chi viaggia non è infrequente vedere sul ciglio delle strade carcasse di animali che si decompongono senza essere rimosse da alcuno. Lo spettacolo non è certamente da paese civile, anche perché i comuni hanno l’obbligo di assicurare, insieme al personale dell’Asp gli animali randagi ai canili comunali o consortili, o convenzionati, ma procedere anche alla sterilizzazione delle femmine, vero punto debole di tutta la filiera.
I canili hanno l’obbligo di nutrirli e mantenerli, anche dal punto di vista sanitario, mentre la spesa grava sui comuni. Se si pensa che i cani possono rimanere ospiti del canile anche per molti anni, si comprende meglio perché la spesa degli enti tende sempre ad aumentare ed è direttamente proporzionale all’interesse dei canili a mantenere il cane in vita il più a lungo possibile, e alla loro proliferazione.
Il Comune di Longobucco ha speso nel 2014 tredicimila euro e nel corso degli anni la spesa è destinata ad aumentare perché i cani vivono più a lungo, grazie alle cure e attenzioni a cui sono sottoposti, mentre, dall’altra parte, si sta diffondendo sempre più il vezzo di abbandonare gli animali. «Talvolta l’obbligo giuridico si incrocia con la passione e l’amore per gli animali, visti nel loro essere parte di una natura che abbraccia tutti gli esseri viventi, e spinge l’amministratore a fare sforzi terribili, pur di assicurare un’esistenza dignitosa ai quadrupedi abbandonati sulle strade», ci confida Luigi Stasi, Sindaco di Longobucco, impegnato in questa e in tante altre battaglie di progresso e di civiltà per il suo Comune.
Nel corso della nostra inchiesta non abbiamo trovato niente di simile negli altri comuni del Basso Jonio, Terravecchia, Scala Coeli, Campana, Mandatoriccio, Bocchiglierto perché pare che in questi comuni il problema non esista. La verità è che i Sindaci di quei Comuni lamentano l’abbandono delle loro realtà da parte dello Stato e la crisi economica che non consente le benché minime spese per affrontare problemi importanti come quello del randagismo, e non solo. Di converso si sta diffondendo tra la gente l’amore per gli animali abbandonati ed è possibile vedere, pur in mezzo a tanti sacrifici, famiglie che adottano più di un animale, sopperendo in tal modo a quanto dovrebbero fare le istituzioni a ciò deputate. In tutti comuni visitati, però, nessuno ha mai parlato dell’anagrafe canina e della sterilizzazione dei cani femmina.
Questo infatti è il vero problema: continuare a pagare la permanenza dei cani nei canili e affidare a queste stesse strutture la cattura dei randagi sul territorio, alimenta spesso pratiche poco chiare, che danno luogo a veri e propri business senza risolvere il problema. E i comuni continuano a pagare: per cosa? Sterilizzare dieci cani femmina, significa affrontare una spesa molto più contenuta ma, soprattutto, andare nella direzione giusta, sia nei confronti dell’animale che della società, perché è all’origine che si deve intervenire: perché allora non si segue questa strada?

ALTO JONIO. Anche il randagismo dell’Alto Jonio è chiamato a fare i conti con spending review e con “Patto di stabilità”. Nella convenzione stipulata dal comune di Trebisacce con la cooperativa Argano, che gestisce il canile di Villapiana, si è passati dai 70 mila euro della scorsa amministrazione comunale ai 20 mila dell’attuale governo cittadino. Gli altri comuni dell’Alto Jonio spendono, mediamente, la stessa cifra, con convenzioni – sempre con la struttura di Villapiana che attualmente ospita 250 cani nei 341 alloggi disponibili – che variano tra i 20 ed i 25 mila euro all’anno. (f. m.)

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1 Commento

  1. QUALCHE ELEMENTO DI CONOSCENZA E PROPOSTA UTILE:
    Per aiutare animali e cittadini. Può leggerlo semplicemente da qui:

    DOSSIER RANDAGISMO

    (http://www.sfogliami.it/flip.asp?sc=y9f1fkeo5np7evbpaabl6z6bfc19av87&ID=117707 )

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