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Cariati, docenti sul piede di guerra per la riforma di Renzi

di PASQUALE LOIACONO

Liceo PatriziLa campanella della scuola è suonata lunedì scorso per 1697 fra alunni, scolari e studenti, e precisamente 21 iscritti alle scuole dell’infanzia; 438 alle elementari; 291 alle medie; 244 al Liceo Scientifico e 512 all’Ipsia.
La quasi totalità degli insegnanti del nuovo corso inaugurato dal premier Renzi (la “buona scuola”) sono pronti ai nastri di partenza, così come sono stati riconfermati i super – presidi: Maria Brunetti all’Istituto Comprensivo (scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, con la sede staccata di Terravecchia); Giuseppe Lupinacci ha riottenuto la reggenza dell’Ipsia-Iti “Giovanni Mazzone” (indirizzo chimico-biologico, elettronico, meccanico, alberghiero); Ida Sisca è riconfermata al  Liceo Scientifico “Stefano Patrizi” (cui afferiscono la sede staccata di Longobucco e l’I.C. di Crosia).
La situazione strutturale degli edifici scolastici non presenta particolari criticità, mentre i problemi, questa volta, li ha determinati proprio la rivoluzione copernicana del Decreto che muta profondamente i rapporti lavorativi dei docenti i quali non hanno digerito il riordino scolastico.
Dice un docente di lettere che ha preferito rimanere supplente, piuttosto che trasferirsi in Piemonte come professore di ruolo: “Il mondo dell’istruzione si trova, anche quest’anno, alle prese con problemi vecchi e nuovi: ci saranno ancora decine di migliaia di supplenze, centinaia di istituti sono senza preside e i fondi messi a disposizione per la didattica non sono affatto aumentati. Se a questo si aggiunge la campagna flop di assunzioni della riforma Renzi-Giannini, con sole mille nuove stabilizzazioni al termine delle fase B, il quadro è completo. Siamo ultimi nella classifica dell’Unione Europea per la spesa pubblica dedicata all’istruzione, segno evidente del fatto che la politica non è interessata a investire su giovani e formazione: sul suo stesso futuro”. Fa eco una prof di matematica: «Il governo e il ministro Giannini avrebbero potuto e dovuto recepire le richieste e i bisogni della scuola, ma hanno solo finto di  ascoltare: alla prova dei fatti hanno sempre tirato dritto e alla fine sono andati a sbattere contro un muro. Il peggio è che, a rimetterci a causa delle loro incapacità, sono gli studenti e tutti coloro i quali lavorano negli istituti». Già, gli studenti. Cosa ne pensano loro, i primi fruitori della riforma?
Paolo, ultimo anno di Liceo: «È ovvio che fare scuola con docenti incavolati è controproducente per tutti. Per insegnare con passione e dedizione è necessaria la massima serenità che mi pare, anche quest’anno andrà a farsi benedire». Loro, i docenti, tra  progetti F.S.E. (finanziamenti con fondi comunitari);  P.O.R. (Programmi Operativi Regionali);  P.O.N (Programmi Operativi Nazionali)  e P.O.F (Piani di Offerta Formativa) sentono lontana mille miglia una scuola che sta affossando il futuro di tutti: «Non si può immaginare in che stato d’incertezza – confessa un insegnante di chimica – stiamo vivendo questi primi giorni di scuola. Ma nessuno pensa che una famiglia ce l’abbiamo pure noi?»
Ma c’è anche chi affronta questo lungo percorso della vita per la prima volta, e sono i bambini della prima elementare, felici sorridenti, che non stanno più nelle pelle e fanno il paio, invece, con mamme giustamente ansiose e preoccupate che guardano i loro figlioli entrare in un mondo nuovo, sotto il peso di una cartella enorme e sicuramente troppo pesante per quelle spalle gracili. Dice mamma Gilda: «La scuola ha un ruolo impegnativo: deve insegnare come trovare le risposte, piuttosto che dare le risposte. Quelle le lasciamo scoprire a loro: servono guide non tuttologi, servono persone innamorate della vita perché il primo giorno di scuola non lo si dimentica. “Mamma, mi accompagni, io entro e imparo a scrivere e a leggere.
Così poi vado a cercare le principesse su Google” mi ha detto mia figlia. Tutto qui, pare non serva altro. Essere genitori è complicato. Ma follemente divertente».
E che davvero sia buona scuola a tutti.

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