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Caracciolo e Grillo: si revochi l’avviso pubblico per dirigente comunale

caraccioloMinacciano un esposto in procura i consiglieri comunali di RossanoFutura Tonino Caracciolo e Marinella Grillo. Il pomo della discordia è il bando per il conferimento di un incarico dirigenziale all’interno del comune di Rossano. Avviso pubblico da giorni al centro di un aspra polemica nell’ambiente politico cittadino. “Dobbiamo nostro malgrado constatare – si legge nella richiesta di revoca indirizzata al sindaco di Rossano e al Prefetto di Cosenza, che l’Amministrazione Comunale di Rossano a guida Mascaro  va compiendo scelte ed atti conseguenti circa l’organizzazione del personale. Che, di fatto, consacrano e lasciano in eredità alla futura Città Unica di Rossano e Corigliano un modello organizzativo incentrato su personalismo e clientelismo. Che  invece andava radicalmente ridisegnato non solo per restituire efficienza e trasparenza alla macchina comunale; ma anche per porre le basi di una città futura che mettesse  fine a disservizi, inefficienze e sprechi.

Nello specifico ci riferiamo alla determina dirigenziale N°2190 a firma del Segretario Generale nella sua  veste di Dirigente del settore Affari Istituzionali che approva un avviso pubblico per il conferimento di un incarico dirigenziale a tempo determinato ex art. 110 comma 1del D.lgs 267/00, per un posto di dirigente del settore affari istituzionali. Il problema ha due risvolti del quale il primo è di carattere giuridico ed attiene alla stridente incompatibilità del segretario generale, responsabile dell’anticorruzione (l.190/2012 e della trasparenza D.lgs 33/2013 e  97/2016), che emerge, nel caso di specie, atteso che la selezione verrà presieduta dallo stesso segretario generale.

CARACCIOLO E GRILLO: OCCORRE CHE L’ENTE SI SIA DATO DEI CRITERI DI SCELTA CHE ESCLUDANO SPAZI DI APPREZZAMENTO DISCREZIONALE

Abbiamo già in passato segnalato ad ANAC ed al Prefetto di Cosenza l’assoluta illegalità della posizione del Segretario Generale in quanto responsabile del Piano anticorruzione, nel contempo, capo del personale. Tanto che la stessa Prefettura di Cosenza ha richiamato l’attenzione dell’ANAC sulla vicenda. Atteso che per la giurisprudenza amministrativa il ricorso a procedure selettive di tipo concorsuale per la scelta dei soggetti cui conferire incarichi ai sensi dell’articolo 110 del D.Lgs. n. 267/2000 costituisce un principio di carattere generale; confermato dalla recente sentenza della prima sezione del Tar dell’Umbria n. 494 dello scorso 10 giugno. Quest’ultima recita: “secondo orientamento diffuso della giurisprudenza amministrativa di prime cure, l’art. 110 del TUEL, nel consentire agli enti locali di affidare incarichi di responsabilità dirigenziale con contratti a tempo determinato, non li esonera dallo svolgere procedure concorsuali”.

Il tutto confermato dalla sentenza della seconda sezione del TAR di Lecce n. 3661 del 21 dicembre 2015, che ha affermato, sulla stessa falsariga, che le assunzioni a tempo determinato di dirigenti e responsabili sulla base dell’articolo 110 del DLgs n. 267/2000 devono essere effettuate ricorrendo a procedure selettive basate sul rispetto dei principi generali dei concorsi pubblici talché esse possano essere definibili come paraconcorsuali. Quindi, non è sufficiente che la scelta da parte del sindaco non avvenga sulla base del rapporto fiduciario: occorre che l’ente si sia dato in via preventiva dei criteri di scelta che escludano spazi di apprezzamento discrezionale. In particolare, leggiamo che si deve dare corso a “svolgere procedure le quali, pur inassimilabili a un concorso pubblico in senso stretto, hanno comunque una valenza para – concorsuale”.

NULLA VIENE DETTO A PROPOSITO DEL RISPETTO DEI VINCOLI DI INDISPONIBILITA’ DEI POSTI DIRIGENZIALI

Ed ancora, che i criteri che l’ente si deve dare in via preventiva devono essere “concreti e puntuali”. Ed inoltre che una procedura che si sia concretizzata nella consegna al sindaco di un “quadro riepilogativo”, senza la preventiva indicazione di criteri sui quali basare la sua scelta, lascia a questo soggetto uno spazio di discrezionalità tecnica che viene giudicato come troppo ampio. In materia la sentenza del Tar dell’Umbria n. 494/2016 ci dice, in modo quanto mai illuminante, quanto segue: “È noto, del resto, l’uso spesso distorto ed improprio di taluni strumenti offerti dall’ordinamento quali il ricorso a professionalità esterne alla PA per ricoprire determinati settori organizzativi di enti di qualsiasi livello in difetto di una congrua ponderazione delle effettive esigenze di carattere organizzativo ma, soprattutto, in assenza di una previa utilizzazione e valorizzazione delle risorse umane già presenti all’interno del medesimo plesso amministrativo”.

Nel caso del Comune di Rossano è sancito in atti che esistono risorse umane interne dirigenziali part time quali il Segretario Generale ed il Direttore di Ragioneria oppure sottoutilizzate queste ultime  disponibili a svolgere l’incarico  in questione a costo zero.

Rilevano inoltre gli scriventi che:

  • nell’avviso pubblico non viene indicata la retribuzione di posizione da attribuire che com’è noto spazia da un minimo di 11.533 euro ed un massimo di 45.102,87 euro, oltre lo stipendio tabellare essendo contrariamente prevista la possibilità ex comma 3 dell’art. 110 del 267/00 di corrispondere una indennità ad personam “commisurata alla specifica professionalità …”;
  • che nulla viene detto a proposito del rispetto o meno dei vincoli di indisponibilità dei posti dirigenziali non coperti alla data del 10.2015 (comma 219 della legge di stabilità 2015, alla luce delle interpretazioni date dalle sezioni di controllo della Corte dei Conti della Puglia e del Lazio e del documento della Conferenza Unificata).
CENSURA POLITICA ALLA GESTIONE DEL PERSONALE

Alle rimostranze di carattere giuridico fin qui esposte desideriamo aggiungere la censura politica alla  gestione complessiva del personale ed, in particolare, quella dei Dirigenti, che appare discrezionale ed  ispirata a logiche estranee all’efficienza ed alla produttività degli Uffici. Infatti risulta  che:

  1. con decreto sindacale sia stato demansionato un dirigente di ruolo collocato a dirigere un servizio ed, in sostanza, pagato per fare poco o nulla, pur nella vacanza di posti dirigenziali;
  2. si procede assegnando la direzione di servizi rilevanti, come ad esempio quello legale, ad un Dirigente part time il cui profilo e ruolo non hanno alcuna attinenza con l’attività di tutela giuridica dell’Ente;
  3. si assegnano posizioni organizzative (PO) con assoluta discrezionalità pur se con procedure legittime e nello stesso tempo si concedono i benefici della legge 104 a dipendenti che per poter godere della PO dovrebbero invece garantire impegni lavorative maggiori;
  4. due dirigenti apicali, quali il segretario Generale ed il Direttore di ragioneria sono utilizzati part time pur lamentando carenze di profili dirigenziali.
  5. per come in più occasioni dichiarato dal Capo dell’Amministrazione, sussiste la preminente carenza di personale tecnico, in specie dopo il pensionamento del dirigente del settore lavori pubblici, al punto che il dirigente del settore urbanistica regge ad interim il settore privo di dirigente e che in ambito amministrativo sono state assunte tre unità in grado di dare respiro alla macchina comunale, pur nella contraddizione di Posizioni Organizzative assegnate a diplomati;
  6. dalla imminente fusione con il comune di Corigliano Calabro, si determinerà un organico di fatto sul quale operare una riorganizzazione totale degli assetti attuali;
    RICHIESTA DI REVOCA DELLA DETERMINAZIONE
  7. nel mentre si vogliono incrementare le posizioni dirigenziali non si pone fine alle posizioni part time che riguardano il segretario Generale ed il Dirigente del Settore Finanziario;
  8. è notorio come sia stato fatto un pessimo uso dell’attribuzione delle cosiddette Posizioni Organizzative certamente non ispirato e critiri di efficienza e trasparenza.

Da quanto premesso discende la nostra richiesta di REVOCA DELLA DETERMINAZIONE 2190/17, in quanto illegittima. Diffidando il Segretario generale dal compiere ogni e qualsiasi atto contrario al suo ruolo di garante dell’anticorruzione e della trasparenza. Avvertendo che provvederemo, in caso contrario,  ad investire l’Anac e la Procura della Repubblica.

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