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Ecco come cambia il tressette al bar al tempo del coronavirus

La Covid-19 ha stravolto le nostre abitudini, anche quelle delle rituali giocate a carte che in periodo estivo “ammazzano” il tempo

C’era un luogo (del cuore) nel centro storico di Rossano dove la partita a carte era un rito: la piazzetta del commercio (‘a jazzetta). Si giocava in tutte le ore ed in tutti i momenti. Per strada, nelle botteghe, all’ombra dei balconi. E a regnare erano il tressette (a vincere, a pardere, di squadra… poco importava) e la stoppa. Il primo gioco estivo, l’altro perlopiù in inverno e nel periodo natalizio.

Era una tradizione, nell’alchimia di quel luogo magico, che si è persa perdendosi molti dei volti che popolavano quello spazio di centro storico. E sarebbe stato bello e curioso vedere quelle persone dedite al gioco spulciare lentamente le carte nello strano periodo di coronavirus. Già perché da oggi prima di sedersi al tavolo, sullo sgabello, per imbastire un tressette, piuttosto che un più rinomato poker, insieme alle carte bisognerà posare sul tavolo alcool e rotoli di scottex.

Una nuova direttiva del dipartimento sanità della Regione Calabria, infatti,  dice che «sulla base delle disposizioni nazionali e regionali, e delle relative linee guida, l’utilizzo di carte da gioco è consentito a condizione che sia possibile una  disinfezione ad ogni turno». Qualcuno dei “viziusi” avrebbe imprecato il cielo ma adesso è così ed è giusto che sia così.

«Inoltre – si legge ancora nella nota del dipartimento – é  necessario che sia indossata la mascherina, da  parte di ogni giocatore, e sia effettuata una minuziosa igienizzazione delle mani con il  gel igienizzante, da posizionarsi nelle vicinanze dei giocatori, prima durante e dopo  lo svolgimento del gioco; è consigliata, altresì, una frequente sostituzione delle carte usate con nuovi mazzi».

Insomma, la partita a tressette diventa un po’ un gioco di profumi anche se pur di rimanere seduti a quel tavolo i nostri eroi e ra jazzetta  si sarebbero consumati le mani di disinfettante pur di poter continuare a bussare un “buongioco” o una “Napoli a denari”

Marco Lefosse


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