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È di Caloveto il Re della Pizza a Milano. La storia di Pasquale Pometto e della sua catena food

Foto di Guillermo Rodriguez Adami

Da Caloveto, passando per Mirto, Pietrapaola e Rossano, la storia di Pasquale Pometto: il pizzaiolo più amato dai clienti milanesi 

di Josef Platarota

Ci sono luoghi nei borghi calabresi che sono come la magma per il vulcano, zampilli di primigenia che dominano il mondo da cui si proviene e cui si ritornerà. Sono posti in cui esiste l’anno 0 e da cui si caricano delle torpedo che infondono energia: u Peral a Caloveto, il Ciglio della Torre a Rossano, la Grécia a Corigliano. Da questi luoghi di solito si va via e le comunità ci si sentono legate, anche se nati e cresciuti in altri luoghi da quel conglomerato. Sono richiami ancestrali che esistono da sempre.

Pasquale Pometto è figlio di Caloveto, paese bizantino di San Giovanni e del Brigante Palma. La partenza da lì è un obbligo e non una scelta, quasi una pena da scontare, un ergastolo laico declinato alla terza emigrazione, quella che stiamo vivendo da trent’anni. Pometto si sceglie un lavoro che ha a che fare con le mani, i profumi e i sapori. Ha iniziato ad unire la farina, l’acqua, il sale e il lievito sul lungomare di Mirto al “Centofontale”, poi Pietrapaola al “Camping Irene”. A 18 anni va in servizio militare e anche lì gestisce la pizzeria della Caserma.

Torna in Calabria e fa tappa a Rossano, presso “Il Drago”. È tempo di salutare il mare e la Sila e di cercare la fortuna a Firenze. Arriva. La sua pizzeria da asporto è un successo tanto da aprirne otto. La catena Pizza Man diventa in poco tempo una certezza di gusto. Ma Pometto è figlio della terra della transumanza ed è atteso da Sant’Ambrogio a Milano. Nella città del Biscione apre Pizza Am a Porta Romana. I meneghini ne sono conquistati. E allora perché non arrivare in Piazza Duomo? Via Torino, ad un tiro di schioppo dal centro ideale di Milano, vede aprire la saracinesca di Pizz. Il successo ormai non è più una notizia ma un dato di fatto.

«Gira tutto intorno alla semplicità – ci riferisce Pometto-, che sia degli ingredienti o delle persone. Nella vita bisogna restare umili nella consapevolezza di voler essere i numeri uno in quello che si fa»

Piz è il secondo passo che porterà alla nascita di Pomet, in cui si fanno panini con pasta di pizza, di Na Pizz – in società con dei calovetesi – in Piazza della Repubblica e il Fast Food Pizza Fest. C’è tanta Calabria nel sentimento e nella cultura del lavoro.

«L’ingrediente a cui sono affezionato è l’originano della mia terra. Lo è perché è come Caloveto e la mia personalità: forte ed esuberante. La mia casa è il posto più bello del mondo e in cui, nei ritagli di tempo, voglio cercare di tornare. È bellissimo portarla in alto con sacrificio e tanto lavoro».

Pometto è un pizzaiolo illuminato, una scheggia che schizza dal forno al piano di lavoro: «cerco sempre caratteri e non solo camerieri o pizzaioli. Gente che abbia la costanza e che sia una sicurezza per il cliente. Deve sapere tutto dei prodotti che proponiamo e deve regalare serenità per chi ci scegli. Per me è importante l’imprenditorialità e il mettersi in gioco e di investire su sé stessi, sempre».

Poche idee ma allo stesso momento fisse, immobili. Le pizze sfornate da Pometto sono tre: Margherita, Marinara e Bianca con Erba Cipollina e Semi di Papavero. La semplicità al potere. Quella semplicità che hanno incoronato le sue pizzerie come le numero 1 a Milano da parte della giuria più importante, quella dei clienti.

Il magma si può formare al Pedale, piuttosto che al Ciglio della Torre o alla Grècia, ciò che conta è l’eruzione di quei zampilli che, attraverso i chilometri, come lava non distruggano, ma portino innovazione, cambiamento, Sud.


 

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