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Caloveto, inaugurata oggi Piazza dei Caduti

Presenti istituzioni regionali e provinciali

calovetoCapitale sociale. Patto intergenerazionale. Visione. Memoria. Ritorno. Bellezza. Sono, queste, le parole chiave con cui mi piace affidare a tutti voi il sentimento autentico che sottende la consegna ufficiale di questa nuova piazza alla mia città ed al territorio. Rendere fruibile e vivibile a tutti, residenti e visitatori, un nuovo spazio urbano significa già di per se’ contribuire a rafforzare e rinnovare il senso e l’esperienza quotidiana delle relazioni umane e familiari che, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano il vero ed insostituibile capitale sociale sul quale investire, pubblico e privato insieme, per condividere ed offrire qualità della vita al mondo intero. Sono, questi, alcuni passaggi più importanti dell’intervento del Primo Cittadino Umberto Mazza alla cerimonia di inaugurazione, svoltasi stamani (giovedì 24 settembre), della riqualificata Piazza dei Caduti, nel cuore del borgo storico. All’iniziativa, erano presenti tra gli altri anche il presidente dell’ente Provincia di Cosenza Franco Iacucci, i consiglieri regionali rappresentanti del territorio Mimmo Bevacqua e Giuseppe Graziano ed il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Corigliano-Rossano Carlo Alberto Sganzerla.

Oltre agli ex sindaci di Caloveto Francesco Pirillo e Angelo Caruso, all’evento hanno partecipato gli amministratori di Corigliano-Rossano, Paludi, Cropalati, Calopezzati, Campana, Longobucco, Cariati e Terravecchia. Erano presenti, inoltre, la dirigente scolastica Cinzia D’Amico, il progettista e direttore dei lavori Anna Pirillo, l’impresa che ha realizzato i lavori (Edil Ora) ed una delegazione di studenti. A questi ultimi in particolare il Primo Cittadino ha rivolto un invito appassionato: fruite di questa piazza anche come luogo di incontro e crescita culturale, ascoltando musica e confrontandovi da cittadini di oggi e domani.  Il Sindaco ha colto l’occasione anche per ringraziare quanti hanno contribuito all’organizzazione della cerimonia, dalla Pro Loco alle attività commerciali. Riqualificare un bene comune – ha aggiunto il Primo Cittadino – significa anzi tutto ri-funzionalizzarlo, restituendo ad esso una missione sociale e culturale sempre ri-contestualizzata, capace di riempire di senso il suo nuovo presente, alla luce del passato e – perché no? – sforzandosi di anticipare il futuro.

 RIPARTIRE DALL’ENTROTERRA

In quest’ultimo senso, anche la libera valorizzazione architettonica ed urbanistica di una piazza può e deve adempiere ad una visione e ad una promessa fondamentale: quella di riuscire a rinsaldare, non solo in chiave simbolica, quel patto intergenerazionale che tiene in piedi le società, dalla Nazione ai territori periferici del Paese. A testimoniare questo impegno partecipa stamani – ha proseguito – anche una rappresentanza del mondo della Scuola, discenti e docenti, protagonisti insieme della sempre più complicata ma non per questo meno entusiasmante sfida pedagogica che a queste latitudini, rispetto allo spettro dello spopolamento dei borghi calabresi e del Sud, diventa anche garanzia del diritto allo studio per tutti e spesso condizione stessa della sopravvivenza di una comunità locale. È intrisa di tutti questi significati, simbolici e concreti, la restituzione alla cittadinanza ed al territorio di questa agorà, sintesi millenaria di incontro e confronto, emblema perenne di quell’esigenza naturale dell’individuo di parlarsi, vedersi, avvicinarsi e relazionarsi comunicando con l’altro che, come scriveva Aristotele, è la differenza politica tra l’uomo e l’animale. E vi è poi la memoria storica: sia quella dei Caduti di tutte le guerre che hanno scandito la grande Storia e la storia delle nostre popolazioni, insieme a tutte le vittime della criminalità, del terrorismo e della battaglia globale per i diritti, la pace, la libertà e la giustizia; sia – attenzione – quella legata a doppio filo all’identità, al senso di appartenenza ed alla voglia di ritorno e di avvenire che hanno tutti i territori dell’entroterra, come Caloveto.

La nuova e bella piazza dei Caduti, luogo della Memoria e imperituro sego di speranza e di pace (così come abbiamo impresso nella targa apposta all’ingresso del Municipio), acquista allora un altro significato, che impegna tutti, anzi tutto noi rappresentanti delle istituzioni locali: quella di porta d’ingresso verso l’entroterra, nuova frontiera dello sviluppo endogeno ed eco-sostenibile; riferimento concettuale e spirituale di una nuova economia, circolare ed alternativa alla dittatura del Prodotto Interno Lordo (PIL); icona del ritorno manageriale alla terra delle nuove generazioni e di un mondo post-moderno che non è più disponibile a barattare la qualità della vita con chimere di progresso che, come anche l’emergenza pandemica Covid insegna, obbligano a ripensare tutto ciò in cui abbiamo creduto nell’ultimo mezzo secolo. Credo sia questa – ha concludo Mazza – la grande bellezza della nostra terra, delle nostre tradizioni, della nostra gente, dei nostri paesaggi, della nostra identità distintiva e dell’ancestrale spirito dei luoghi al quale anche questa piazza può e deve ispirarci ogni giorno per farci continuare a credere che è esattamente qui che ognuno di noi ha un motivo in più per restare, resistere, innovare e crescere.


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