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Calcio e Sport: Chiuso per Coronavirus

DI MARTINA CARUSO

Dopo una settimana di caos, il Comitato tecnico scientifico ha deciso: «per almeno un mese il calcio agonistico va avanti a porte chiuse. Lega Dilettanti, giovanili e Femminile dicono addio ai campionati fino al 15 marzo»

Quasi tutto fermo, quasi ovunque. Una comunicazione chiara, ma evidentemente non sufficiente a rassicurare il mondo dello sport che ha preferito darsi lo stop da solo: le Federazioni hanno sospeso le attività, salvando solo le competizioni professionistiche (per gli interessi economici), in certi casi nemmeno quelle.

Fatta un po’ di chiarezza, resta però un paradosso, nelle stesse aree in cui si deve fare sport a porte chiuse, negli spogliatoi ogni atleta dovrà avere abbastanza spazio a disposizione per poter stare almeno a un metro di distanza dai suoi compagni, così da evitare il contagio: «Si raccomanda di adottare misure organizzative tali da garantire agli atleti la possibilità di rispettare, negli spogliatoi, la distanza tra loro di almeno un metro», si legge in una nota. Ma Chi stabilisce se un centro e una disciplina è in grado di ottemperarle? Chi ne verifica il rispetto?

Suona un po’ come una restrizione, e mentre la Federazione è troppo impegnata a proteggere i propri interessi, soprattutto economici, alcune società chiudono i battenti, forse per paura o solo per realismo.

Perciò, per i calabresi e gli italiani che “vivono aspettando la domenica”, preparate i divani e le tv per un calcio a porte chiuse (che ha diverse precedenti), rischierete di vivere l’atmosfera da allenamento ed è molto pericoloso, ma ricordate: mantenete la giusta distanza l’uno dall’altro, perché la ridicola gestione dell’emergenza Coronavirus ci sta togliendo le vere emozioni dello sport guardato e praticato.

Il calcio è all’ultima spiaggia: se non si decide, fallisce con il rischio di non vedere più rotolare un pallone per mesi.


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