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Calabria: tra fuga di cervelli, mancanza di coraggio e soliti piagnistei

di Serafino Caruso

Ce lo ricordano ogni anno le statistiche, ce lo ripetiamo giornalmente fino alla nausea nei salotti e nei caffè, ma la situazione continua a non cambiare: la Calabria, più di tutte tra le regioni del Sud Italia, ogni anno e ormai da decenni, fa registrare il più alto tasso di quella cosiddetta fuga di “cervelli” (ma anche di braccia) che la spoglia di abitanti, di fiducia e di speranza. Siamo la Regione con la media reddituale più bassa, i matrimoni e le nascite diminuiscono, un giovane che forma famiglia lo fa, in media, soltanto intorno ai 35 anni. Questi sono dati di fatto. Ma cosa vogliamo fare? Vogliamo continuare a piangerci addosso o ci rimbocchiamo le maniche e cerchiamo di cambiare questo stato di cose? Non si può sempre e solo pensare che le cose in questa Regione vanno male e non si possono cambiare. Non è affatto così e abbiamo il dovere di riflettere bene prima di fare determinate scelte. Andiamo spesso a cercare fortuna altrove, ma la vera America ce l’abbiamo quì e non lo vogliamo vedere. Sta a noi riuscire a vederla, ma con nuovi occhi, con una mentalità più aperta.

CULTURA, TURISMO, MONTAGNA, AGRICOLTURA: PUNTARE CON DECISIONE SU QUESTI FATTORI

Chi ha deciso di andare via, sia per studio che per lavoro, ha fatto una scelta. Condannabile o condivisibile che sia, è una scelta ben precisa, da rispettare. Così come lo è quella di chi ha deciso e decide ogni giorno di restare in questa terra. Se rimani quì non è perché magari sei più attaccato di altri alle tue radici o si ha paura di andare via. Lo si fa per diversi motivi cui la vita ci mette dinanzi. Ma quando si decide di rimanere a vivere in Calabria, si sa a cosa si va incontro. Quì gli ostacoli non mancano, sono sotto gli occhi di tutti. La burocrazia diventa un ostacolo? E noi dobbiamo diventare più forti, perseveranti, senza stancarci mai. C’è tanta, tantissima ignoranza che non aiuta. Ma è pur vero che abbiamo tantissime risorse non utilizzate affatto e quando vengono utilizzate, non sono valorizzate a dovere. Pensiamo ad esempio ai lidi balneari. La Calabria ha oltre 800 chilometri di costa e un mare da fare invidia (pur con qualche criticità soprattutto nel cosentino sia tirrenico che jonico), eppure i lidi balneari, almeno per rimanere alla zona di Corigliano-Rossano, a fine agosto sono già in chiusura. D’altronde, se non c’è mercato, cosa fare? Con un mare spettacolare e un clima molto caldo (sul Tirreno il discorso è molto diverso, perché lì piove di più e l’estate appena trascorsa è stata molto negativa dal punto di vista climatico) si potrebbe continuare ad andare in spiaggia fino ad almeno la fine di settembre. Oltre a poter attrarre i mercati del Nord Europa (Russia, Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, ecc.) fino a tutto il mese di ottobre e già a partire da aprile. Invece cosa succede? Succede che quasi tutti i lidi, tranne qualche villaggio ben organizzato, sono già chiusi. Di quale turismo balneare, quindi, vogliamo parlare? Se ormai non vengono neppure i calabresi residenti al Nord… Perché poi bisogna fare i conti anche con le solite emergenze: la mancanza di acqua nelle case, l’assenza di servizi, strutture ricettive che non investono nel personale e tanti altri aspetti che ormai ben conosciamo.

Possiamo parlare, ad esempio, della risorsa cultura. Qualcosa si muove, ma è ancora troppo poco. La Calabria, Corigliano-Rossano e tutta l’area della Magna Grecia potrebbero vivere di sola cultura se davvero si puntasse su di essa. Siamo ricchi di storia, di archeologia, di tradizioni, di beni culturali, di bellissimi centri storici, ma non li sappiamo valorizzare. Dobbiamo e possiamo fare di più. Parliamo della risorsa montagna? E anche quì non possiamo che recitare un grande mea culpa: abbiamo la Sila, l’Aspromonte, il Pollino, vallate incantevoli, ma non riusciamo ancora a rendere tutto questo meta ed attrazione turistica così come dovrebbe essere. Se vai a Camigliatello, ad esempio, ed entri in qualche bar o in qualche albergo, si e no si parla l’italiano. E allora, di cosa vogliamo parlare? Abbiamo immense foreste lasciate al proprio destino, che potrebbero attrarre turismo sia d’inverno che d’estate o nelle altre due stagioni. Qualcosa si muove, ma è ancora troppo, troppo poco. C’è, poi, l’agricoltura: siamo una Regione con infinite risorse anche sotto questo aspetto. Coltiviamo le migliori olive del mondo, le migliori clementine, il bergamotto, il cedro, in Sila abbiamo le patate più buone. Eppure non riusciamo a emergere. Serve più cooperazione? Attiviamoci per renderla pratica. Ma facciamo, operiamo, “sporchiamoci” le mani.

SERVONO DETERMINAZIONE E CORAGGIO

Allora, anziché parlare o lamentarci sui social o seduti ai bar, bisogna alzare le chiappe e azionare il cervello. Bisogna iniziare a pensare, a inventare, a creare. Ché dal cielo non casca nulla. Le pensioni dei nonni o gli stipendi dei genitori prima o poi finiscono. Ma, al di là di questo, si deve pensare per poi agire. E bisogna farlo con raziocinio, ma anche con quel pizzico di follia che ha sempre caratterizzato le grandi imprese. Poi, si sa, ognuno nella vita ha la sua strada, ha il suo percorso, non tutti diventeranno milionari, ma ognuno deve trovare la propria strada. Le opportunità, soprattutto in questa nostra bellissima Calabria, non mancano. Tutto sta a rendersene conto il prima possibile. E portare questa meravigliosa terra ai primi posti di tutte quelle classifiche che ancora ci vedono relegati alle ultime posizioni. Servono forza, determinazione e coraggio. Il resto verrà da sé. La Calabria siamo noi. E noi la dobbiamo migliorare.

 

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