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Calabria al secondo posto per i casi di femminicidio

calabriaQuando parliamo di violenza sulle donne i pensieri, inevitabilmente, corrono ai casi più eclatanti. Quelli che sgomentano per la loro ferocia e che sconvolgono intere comunità. Uno degli ultimi, balzato agli onori della cronaca nazionale e le cui immagini shock continuano a fare il giro del web, è il caso di una 29enne rumena. Segregata e abusata per oltre dieci anni dal suo compagno, a Gizzeria, in provincia di Catanzaro. Il fenomeno, ben più ampio e che presenta molte sfaccettature, può essere sicuramente qualificato come una vera e propria emergenza familiare, sociale, ma soprattutto culturale. I femminicidi, l’apice della violenza, sono l’espressione più tragica. E i numeri, fotografati nella loro crudissima realtà nel quarto rapporto Eures sul femminicidio in Italia, pubblicato proprio alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, rappresentano una strage senza fine.

Dal 2000 ad oggi, infatti, le donne vittime di omicidio volontario nel nostro Paese sono state 3mila: nel 2016 i casi di femminicidio sono tornati a crescere rispetto all’anno precedente (+5,6% , da 142 a 150), trend sostanzialmente confermato dai 114 casi – più di uno ogni tre giorni – dei primi dieci mesi di quest’anno. L’incidenza femminile sul numero di vittime totali di omicidi non è mai stata così elevata, 37,1%; nel 2000 si attestava invece sul 26,4%. Tuttavia, se nel 2016 nelle regioni del Nord e del Centro i femminicidi sono aumentati (da 60 a 78, il 52% del totale nel primo caso e da 20 a 26, il 17,3% del totale nel secondo), in quelle del Sud si registra un calo del 25,8% (da 62 a 46, il 30,7% del totale), anche se la Calabria si piazza comunque al secondo posto su scala nazionale.

CHISSA’ SE OGGI OGNI DONNA SI SENTIRA’ ANCORA SOLO UNA VITTIMA

Per la giornata di oggi sono state indette manifestazioni, eventi, cortei. Che possano aiutare tutte le donne vittime di violenza, con l’aiuto e il supporto di esperti e la solidarietà di volontari, a trovare la forza di denunciare. Ma è giusto definirle tali? O forse sarebbe meglio parlare di sopravvissute? Ma chissà se oggi, dopo che le donne di mezzo mondo saranno scese in piazza ad urlare a gran voce “Non una di meno” ognuna di loro si sentirà ancora solo una vittima. Chissà se oggi, ogni donna, tirerà fuori il proprio coraggio, la propria determinazione. E riprenderà in mano la propria vita.

Fonte: Corriere della Calabria

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