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Calabria e Rifiuti: «Alla fine tanto tuonò che piovve»

Le dimissioni del Sindaco di Rende da Presidente dell’Assemblea dei Sindaci dell’ATO di Cosenza, organismo deputato alla gestione del ciclo dei rifiuti nell’intera Provincia e del rischio concreto di una imminente nuova e più grave emergenza, proprio quando sembrava appena superata l’ultima, rappresentano il finale di un film purtroppo già visto.

In Calabria, infatti, che si tratti di Sanità, di dissesto idrogeologico, di gestione del ciclo delle acque o dei rifiuti si vive da anni in una costante emergenza.  Per responsabilità diffuse, a partire da quelle della politica.

Eppure è sotto gli occhi di tutti che vi è una generale incapacità, della politica, in primis, nel governare certi fenomeni, prevedendone l’evoluzione, le possibili criticità e intervenendo con rapidità e decisione per correggere errori o eliminare ostacoli al normale svolgimento di un servizio.

Nello specifico che cosa lamenta il sindaco Manna? La difficoltà di riuscire a riunire l’Assemblea dei Sindaci d’ambito, in tutto 150 (ma era proprio necessario istituire per legge un Ambito così esteso?), con conseguente lentezza di decisione. La carenza di personale d’ufficio, solo poche unità messe a disposizione per 18 ore settimanali dalla Regione, a fronte di almeno 20 unità che dovrebbero provenire dai Comuni dell’Ambito.  La mancanza di locali idonei a creare un Ufficio d’Ambito degno del ruolo. La mancata corresponsione delle cifre provenienti da riscossione da parte di molti Comuni. La scadenza del 30 giugno come termine per il conferimento presso l’impianto di trattamento di Rende. La stessa entità giuridica dell’ATO.

Ma soprattutto lamenta il deficit strutturale nel sistema della gestione di rifiuti dell’ATO a causa della insufficienza di impianti di trattamento (sono solo due: Bucita di Rossano e Calabria Maceri di Rende) e dei recapiti per lo smaltimento degli scarti (le discariche). Per cui ad una bassa capacità di trattamento dei rifiuti corrisponde una maggiore quantità di matteria da smaltire in discarica.  E basta che si raggiunga il limite di capacità di accumulo di una discarica per osservare in breve tempo la propagazione, a ritroso, fino alla strada, della crisi del sistema.

Tutte queste problematiche sono sotto gli occhi di tutti da tempo, ma ognuno ha fatto finta di non vederle. Solo dopo le dimissioni del sindaco Manna, in tanti stanno prendendo contezza di un problema che avrebbero dovuto affrontare da tempo con senso di responsabilità.

A queste criticità la Comunità d’Ambito avrebbe dovuto porre rimedio individuando siti idonei ad accogliere nuovi impianti e relative discariche a servizio.  Ma non lo ha fatto.  Nessun Sindaco vuole discariche nel proprio territorio. Nessuno vuole l’Eco distretto, per il quale esiste il progetto già finanziato d un impianto ad alta tecnologia capace di trasformare il rifiuto in opportunità. Cose che in teoria tutti reclamano.  Ma, evidentemente, solo a patto che stiano lontano da casa propria. Unica eccezione il Sindaco di Mendicino, Antonio Palermo, che con coraggio e lungimiranza, superando l’imbarazzante empasse della Comunità dei Sindaci del suo ARO, ha di recente offerto la disponibilità ad insediare l’impianto nel proprio territorio.

E alla fine è la Regione a dover decidere, in virtù dei poteri sostitutivi. Ma in che tempi? Intanto il 30 giugno è passato e Calabria Maceri chiude.  Bucita funziona a singhiozzo e comunque non avrebbe la capacità per accogliere altro se non i rifiuti della fascia jonica.

Allora, se i cumuli di spazzatura dovessero tornare a invadere le strade della provincia contro chi dovrà rivolgersi il malcontento dei cittadini, o di quei Sindaci virtuosi che con sacrificio personale e della propria comunità hanno degnamente assolto ai propri compiti istituzionali cercando di ottimizzare il servizio di raccolta e differenziazione dei rifiuti prodotti? Contro l’attuale Governo Regionale? Appena insediato, certo, ma non del tutto inconsapevole dello stato in cui avrebbe ereditato il territorio regionale sul quale dovrà immediatamente intervenire, verosimilmente individuando delle “buche” per consentire ai Comuni di sversare i loro rifiuti (altro che ciclo virtuoso!) O contro una classe politica miope e spesso inconcludente?

Noi crediamo che sia giunto il momento, per  la Politica, di affrontare di petto la questione della gestione dei rifiuti mettendo in fila tutti gli interventi necessari  alla correzione degli errori fin qui registrati, a partire dalla revisione legge regionale per ridefinire profilo, limiti e competenze  degli ATO, introdurre criteri  incentivanti  per i Comuni che accolgano impianti di ultima generazione fino alla capillare attività informativa dei cittadini riguardo le garanzie di salvaguardia del proprio ambiente e le opportunità  che possono derivare dalle attività di riciclo e riutilizzo dei rifiuti.

Confidiamo, inoltre, in uno scatto d’orgoglio della Comunità dei Sindaci dell’ATO, nel rigettare le dimissioni del Presidente e contribuire a scongiurare la crisi.

Come neo formazione politica che crede fortemente nella necessità di dare una svolta in termini di concretezza d’azione e di riformismo ci impegneremo a dare il nostro contributo nel mettere in campo le competenze necessarie a far avanzare questa nostra Regione prima che si perda l’ultima speranza di poter uscire dalla emergenza perenne.


 

 

 

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