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Calabria, Tocca alla politica risollevarla

Calabria

Bevacqua

Leggo con interesse l’intervento, pubblicato dal Corriere della Calabria , del collega Mangialavori: ne apprezzo la pacatezza nell’esposizione, nonché la chiara disponibilità al confronto, ma non ne condivido  il merito e cercherò di argomentare con il medesimo buon senso e ancorandomi esclusivamente ai fatti.
Il collega Mangialavori non può fare finta di dimenticare le macerie ereditate dalle precedenti legislature, ed in particolare dal passato governo regionale di centrodestra. Viviamo, forse, in tempi padroneggiati dalla memoria corta ed è, pertanto, salutare tracciare un rapido quadro di quanto abbiamo ereditato.  Il recupero dei fondi della precedente programmazione europea che rischiavano di essere persi, è stata un’operazione per la quale l’esecutivo regionale ha ricevuto l’aperto plauso della Commissaria europea.
Il dialogo costante aperto con Bruxelles, inoltre, ha consentito di predisporre gli strumenti per recepire nei tempi prefissati la programmazione 2014-2020. Quanto alla capacità di fissare norme programmatiche di lungo periodo, basterebbe solo citare  la nuova legge urbanistica, il Qtrp e il Piano regionale dei trasporti, per dare un senso al lavoro svolto. Così come la rotazione dei dirigenti, la decisione di ridurre gli enti strumentali e la scelta di mettere un tetto agli stipendi dei dirigenti nominati, ha rappresentato sicuramente un cambio di passo importante che ha richiesto tempo e pazienza.
Riconosco anch’io che non è sufficiente e molto di più si può e si deve fare, ma ciò che individuo in tal senso va in direzione diametralmente opposta a quanto da più parti sento affermare. Dobbiamo avere  il coraggio di riappropriarci del primato della politica e, in particolare, della centralità di quella funzione legislativa rispetto alla quale l’attuale Consiglio ha troppo spesso latitato.

RISOLLEVARE LA CALABRIA

La mancanza di dialettica fra le parti è esiziale per qualsiasi compagine e il lavoro che sto perseguendo nel mio ruolo di presidente di commissione è esattamente quello di favorire la più ampia apertura al fine di giungere a decisioni ponderate e il più possibile condivise. Al collega Mangialavori voglio rammentare che non è una semplice questione di schieramenti contrapposti, di centrosinistra e di centrodestra: la questione è un poco più complessa. Qui si tratta di non abdicare alla funzione che ci è stata assegnata dal popolo; si tratta di non cedere alla pervasività delle pastoie burocratiche; si tratta di tracciare un confine netto fra la  dirigenza e le incomprimibili prerogative degli eletti dai cittadini. Sino a quando continueremo a sottovalutare l’esorbitare dalle proprie funzioni della macchina burocratica, le pur lodevoli attività programmatorie resteranno lettera morta. Non è possibile che un consigliere regionale lavori per oltre un anno, in costante collaborazione e condivisione con i territori, su un testo legislativo inteso a normare materie vitali per la salvaguardia del territorio e per lo sviluppo calabrese e poi si veda bloccare il tutto da una burocrazia che pensa sempre,con la scusa strumentale  dei vincoli europei e di bilancio,  a condizionare tempi e scelte. Allo stesso modo, non può essere sottaciuta la mancanza di un’accorta regia all’interno di un gruppo consiliare che mostra sovente timidezza e incertezza nello svolgimento  del necessario  ruolo propulsivo al quale è chiamato.
Dirò di più: sembra quasi, a volte, che il gruppo in quanto tale sia evanescente, senza che si avverta la presenza di una guida chiara e unitaria.
Con la stessa onestà intellettuale, dobbiamo riconoscere che è mancato in questi due anni, e continua a mancare, l’apporto dei partiti e la capacità di comunicare puntualmente quanto di buono è stato fatto. L’impressione di scollamento fra operato amministrativo e presenza attiva sui territori, peraltro, è quello che non ci fa forti e credibili di fronte all’opinione pubblica, la quale si è da tempo stancata delle diatribe in politichese e vuole toccare con mano soluzioni concrete. Su questo tema credo che una riflessione seria vada fatta al più presto, per capire come migliorare e raddrizzare il rapporto con il territorio, i nostri elettori e le comunità che rappresentiamo.
A questo proposito, mi paiono paradigmatici lo scontro continuo con il commissario alla sanità e la mancata normalizzazione degli enti commissariati: ognuno faccia il suo mestiere,  si smetta di accendere polemiche che non portano da nessuna parte. Sono certo che il presidente Oliverio ne sia consapevole e saprà farsi carico di un rilancio dell’azione politica anche in questa direzione.
(Fonte:Corriere della Calabria)

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