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Calabria, fermiamo la fuga dei giovani

calabriaIl ministro della Giustizia Andrea Orlando dà forfait. A tenerlo lontano dalla giornata conclusiva della DemsSchool organizzata da Carlo Guccione in questo primo week-end di ottobre, problemi di labirintite. Il ministro comunque fa sapere che venire in Calabria è tra le sue priorità. Cambio di programma e parola a chi sabato pomeriggio ha animato i tavoli tematici. Coraggio, organizzazione, cooperazione. Idee di imprenditorialità su più livelli e strumenti messi a disposizione dai Centri per l’impiego. Parola d’ordine: flessibilità, nel lavoro così come nella politica. DemS è l’acronimo di Democrazia e Società. «Stiamo nel Pd – dice Guccione – ma è uno strumento di organizzazione per arrivare a chi sta fuori dal Pd». Poi annuncia: «Cesare Damiano ieri mi ha chiesto di organizzare con la sua fondazione la scuola di politica che quest’anno è stata fatta a Riccione. Ci saranno centinaia di ragazzi, nella nostra città. Sarà un evento straordinario».

GENERAZIONE 

Il dato allarmante per Carlo Guccione è uno solo. «In base ai dati dello Svimez, la nostra regione avrà entro il 2065 ben 500mila calabresi in meno». È soddisfatto dall’esito della due giorni, a parte l’infortunio di Orlando, incassa applausi e complimenti. La DemSchool a chi ha partecipato è piaciuta. E non può fare a meno, vista la platea, di fare la sua considerazione sui giovani. «Abbiamo bisogno di giovani e abbiamo necessariamente bisogno di un impegno attivo, in modo collettivo. Il tema del lavoro deve essere sempre al centro della nostra discussione e anche in considerazione del pensionamento di 500mila persone nella pubblica amministrazione faremo in modo di parlarne alla conferenza programmatica di Napoli».

Quale futuro aspetta la Calabria? Guccione pensa alle Zes (Zone economiche speciali) ma tutto dipende dal porto di Gioia Tauro e dalle relazioni infrastrutturali che si possono creare con l’intera regione e con l’aeroporto di Lamezia. «Il rilancio del porto di Gioia Tauro è necessario. È inconcepibile che la nomina dell’autorità portuale sia bloccata da tre anni. Alle parole devono seguire i fatti, ha ragione il ministro Minniti; la Regione attualmente non ha le carte in regola per pretendere i cambiamenti che sono necessari». Conclusione con lapsus freudiano. «C’è un Partito comunista» si ferma e si corregge, «c’è un Pd che vuole cambiare le cose. Il Pd serve alla Calabria non a qualche gruppo dirigente».

CALABRIA, NON E’ UN PAESE PER GIOVANI

L’ex parlamentare Franco Laratta prende a prestito il titolo del romanzo di Cormac McCarthy ma cambia la parola vecchi con giovani. Non una carneficina nelle sabbiose lande texane ma porte chiuse in faccia a chi vuole impegnarsi in politica e non è ancora trentenne. «Non siamo mai stati un paese per giovani: io ricordo chiaramente come negli ultimi anni della Dc non mi davano spazio in nessun modo». Poi lancia l’appello ai giovani e lascia spazio all’autocritica. «Se vi offrono posti strutture regionali non accettate, sono delle elemosine. La Calabria si sta svuotando, però se diamo l’opportunità ai giovani calabresi di rimanere loro rimangono. Ci prendiamo in giro se facciamo le tessere tra di noi, tra i nostri parenti. I ragazzi scappano, vivono un’altra atmosfera. Non possiamo pretendere che vengano ai nostri convegni se non lavorano».

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