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Un pezzo di Calabria tra le eccellenze della Biotecnologia

calabriaUn po’ di Italia, anzi di Calabria ha avuto un ruolo da protagonista nella seconda edizione del congresso internazionale di Biotecnologie e Bioingegneria che si è tenuto a Valencia, in Spagna, dal 25 al 27 settembre scorsi. A inaugurare il congresso e moderare la sezione dedicata alla biotecnologia, è stata infatti la dottoressa Flavia Biamonte. Si tratta di una biologa e assegnista di ricerca nel centro di Ricerca avanzata di Biochimica e Biologia Molecolare dell’università “Magna Graecia” di Catanzaro. Quella della dottoressa Biamonte è la storia di un “cervello di ritorno”. Conseguita infatti la laurea specialistica in Biotecnologie Mediche nel 2009 all’università di Firenze, Biamonte è rimasta nel capoluogo toscano fino al 2013; quando, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca a 27 anni, ha deciso di tornare in Calabria.

Nei mesi scorsi ha ottenuto anche l’abilitazione scientifica nazionale in Biologia Applicata. «Sono entusiasta di essere stata scelta per un ruolo così importante – ha spiegato la biologa -. Emozione a parte, è stata un’esperienza particolarmente significativa. E sono grata agli organizzatori del congresso per avermi affidato questo compito. Ma non sarei mai stata scelta per questo ruolo se lungo il mio percorso formativo non avessi incontrato due docenti in particolare. I quali mi hanno permesso di crescere professionalmente. Il mio più sincero ringraziamento va quindi al professor Alessandro Maria Vannucchi dell’Università di Firenze e al professor Francesco Saverio Costanzo dell’Umg di Catanzaro».

CALABRIA, DOTTORESSA BIAMONTE HA PRESENTATO UNO DEI SUOI LAVORI DI RICERCA A VALENCIA

A Valencia, poi, la dottoressa Biamonte non ha solamente introdotto e moderato il congresso internazionale; ha infatti anche presentato uno dei lavori di ricerca che porta avanti presso l’ateneo catanzarese. Il lavoro, dal titolo “Circulating miRNA let-7g testing for Epithelial Ovarian Cancer: a new opportunity in overcoming chemoresistance“, è uno studio che ha messo in evidenza il ruolo di una piccola molecola di Rna non codificante, microRNA let-7g; in particolare nella regolazione dei fenomeni molecolari alla base della chemioresistenza del carcinoma ovarico, la quinta causa di decesso tumore-correlata nelle donne. Una malattia per la quale, ad oggi, non esistono strumenti di diagnosi e prognosi precoce non invasivi.

Lo studio ha permesso di mettere in evidenza una correlazione significativa tra i livelli di espressione di questo microRNA nel sangue delle pazienti affette da carcinoma ovarico e l’acquisizione di resistenza al trattamento chemioterapico.
«Se questo aspetto sarà confermato anche su una casistica più ampia – ha spiegato Biamonte -, saremmo davanti a un grande risultato perché si tratterebbe di un esame non invasivo e precoce potenzialmente capace di predire la risposta delle paziente alla chemioterapia sia al momento della diagnosi che durante tutto il follow-up».

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