Home / Attualità / Buon 2016. Ripartiamo dall’ETICA!

Buon 2016. Ripartiamo dall’ETICA!

di SERAFINO CARUSO e MATTEO LAURIA

Foto di Giuseppe Biondino

Foto di Giuseppe Biondino

L’atmosfera e il clima non incutono ottimismo.
E’ una strana sensazione quella che si vive in Italia, nel mondo, e a queste nostre basse latitudini.
Il rischio di una terza guerra mondiale, la contrazione dei conti pubblici, la crisi di valori e la mancanza di prospettive determinano vulnerabilità. Abbiamo tuttavia l’obbligo di essere positivi e lanciare segnali confortanti alle nuove e future generazioni.
Un compito non facile, ma neanche impossibile.
Tra le strade da intraprendere il risveglio delle coscienze, il diritto alla partecipazione nella gestione della cosa pubblica, l’attenzione al prevalente interesse collettivo.
Spirito di sussidiarietà e di solidarietà devono soppiantare l’arroganza, l’arrivismo, l’autoreferenzialità, l’egoismo. Ognuno è chiamato a svolgere ruoli e compiti nell’ambito della propria sfera. E farlo con diligenza, onestà e senso di responsabilità.
Basta con la Calabria dello scarica barile, dell’assistenzialismo, delle truffe, della corruzione, dell’inciviltà. Questo modello di crescita produce solo povertà, e la conferma arriva dall’esistente. I dati drammatici provenienti da quasi tutti i settori hanno un unico comune denominatore: l’immoralità.
Che ora va combattuta, non abbiamo altre strade.
L’esempio arriva dalla Grecia e dalle ragioni che sottendono il dichiarato default, prima tra tutte la CORRUZIONE. L’esperienza di altri popoli deve servire a migliorarsi.
Talvolta si delinque perché si è portati a farlo, tal altre per attitudine o per interessi personali.
C’è chi poi adotta comportamenti fuori dalle regole per carrierismo e/o sistemare un figlio, un parente, un congiunto. Tutti meccanismi che nuocciono al progresso, alla civiltà, e alla possibilità di costruire un futuro migliore per tutti.
L’interesse di singoli, quando non coincide con quello prevalente di tutti, è deleterio, si trasforma in disfatta, perché si trasforma in una società composta da piccoli “feudi” di matrice oligarchica e taglia fuori le classi deboli, costringendole a sopravvivere o a emigrare.
Ogni cittadino calabrese che abbandona la propria terra è un segno di sconfitta della politica e della società civile e dello stato che non riesce a garantire il rispetto dei principi costituzionali alla base della democrazia italiana.
Con questi auspici la redazione de “L’Eco dello Jonio” augura Buon Anno a TUTTI.


Commenta

commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*