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Bullismo che uccide: la storia di Andrea in un convegno a Corigliano

di MARTINA FORCINITI  E SAMANTHA TARANTINO

BULLISMOBULLISMOIl cyberbullismo è un gioco per branchi. Talmente cattivo e fuori controllo da servirsi di un’infrastruttura come il Web – che, in potenza, mantiene uno strato trasversale di libertà a tutti i livelli – per distruggere psicologicamente le vittime dei bulli. Sbeffeggiare e odiare a parole sono divenuti gesti talmente leggeri e ordinari da permettere di devastare una vita silenziosamente. In sordina. Seppure la presa in giro possa raggiungere reiteratamente una persona attraverso un’infinità di frequenze e canali pubblici. Tutti a disposizione dei giovani per fare e farsi male. Irreparabilmente. Già, perché a volte questa bufera di parole può risolversi in gesti irrimediabili. E lo sa bene Teresa Manes, madre di Andrea Spezzacatena. Che il suo branco aveva soprannominato “il ragazzo dai pantaloni rosa”, degenerazione di accuse di omosessualità nate all’ombra di un paio di jeans stinti in lavatrice.

BULLISMO: LA TESTIMONIANZA DI TERESA MANES

BULLISMO“Accanto al non facile percorso di elaborazione del lutto – ha spiegato Teresa Manes di fronte a una platea rispettosamente silenziosa – per darmi uno sprone ad andare avanti ho dovuto dare un senso alla morte. Apprezzando di più la vita”. Per questo Teresa ha fondato l’Associazione Italiana di Prevenzione Bullismo. Per dare ascolto ai ragazzi vittima di bullismo, e ai loro genitori. Spesso incapaci di sublimare il dolore. E non a caso la sua testimonianza è stata fortemente voluta dall’Istituto Comprensivo Erodoto, diretto dalla dirigente Susanna Capalbo, nel contesto dell’evento tenutosi ieri 14 marzo nel Centro di Eccellenza di Corigliano. Organizzato in collaborazione con il Punto Famiglia di Corigliano e l’Associazione Mamme per il Sociale al fine di sensibilizzare su modalità di molestie e denigrazione fra adolescenti che diventano sempre meno immaginabili e gestibili.

BULLISMO E CYBERSTALKING

“A maggior ragione, l’attività di prevenzione dovrebbe essere garantita a ogni livello – continua la madre di Andrea -. A prescindere da una definizione giuridica di bullismo. Che rischia per giunta di diventare pericolosa. Ed in questo senso è importante fare le giuste distinzioni quando si discute di comportamenti violenti. Un conto è parlare di cyberstalking e dell’aggressività perpetrata sugli adulti. Altro è parlare di cyberbullismo. Certo, punzecchiare i giovani è in un certo modo necessario, usando lo stalking come uno spauracchio. Soprattutto nella misura in cui alcuni di loro agiscono in maniera inconsapevole. Ciò che rimane in ogni caso fondamentale è cercare di arrivare al cuore dei ragazzi per far ragionare le loro teste. Incentrando l’attenzione su 3 elementi caratteristici dell’atteggiamento dei bulli: persistenza, simmetria, intenzionalità. E si badi bene che la persistenza ha la capacità di consumarsi anche in una sola fotografia incisiva e lesiva della persona. In nome di quell’efficacia impattante che possono avere certe parole.

BULLISMO: CHI E’ LA VITTIMA 

La violenza non si traduce solo fisicamente. Quella verbale può essere ancora più devastante. Per questo bisogna intervenire sul gruppo prima che il gruppo si trasformi in branco. Guidandolo all’uso consapevole non solo delle azioni ma anche delle parole usate. Che evidentemente possono anche uccidere. Mio figlio era una vittima collusiva, poiché pur di far parte del gruppo lui partecipava e rideva delle offese che gli venivano fatte. A testimonianza del fatto che non necessariamente la vittima di bullismo vive una condizione di isolamento. Ormai ci si è assuefatti a certi modi di dire da considerarli quasi normali. Ecco perché diviene ancora più forte la consapevolezza che se il gruppo fosse stato stimolato ad abbattere il muro di gomma, soprattutto in quei contesti come la scuola in cui il fenomeno della presa in giro si manifestava quotidianamente, forse la situazione si sarebbe risolta in maniera del tutto diversa.

BULLISMO. L’OBIETTIVO DEL PUNTO FAMIGLIA DI CORIGLIANO

Per questo motivo a Corigliano è nato il Punto Famiglia, punto d’ascolto per famiglie, allievi e genitori in difficoltà. Un’attività di consulenza gratuita, offerto ogni lunedì per due ore dalle 16 alle 18, all’interno dell’Istituto Comprensivo plesso Amerise. Per garantire servizio di orientamento, informazione e supporto, anche con prenotazioni al numero di telefono 391 7363131 , attivo tutti i giorni. Qui viene svolta attività di orientamento psicologico, legale di consulenza socio – familiare, economico – fiscale. Con un gruppo di volontari professionisti unitamente agli assistenti sociali e mediatori linguistici. I paradossi della società delle apparenze, dell’essere perfetti a tutti i costi, l’importante è far parte di un gruppo.

BULLISMOE risuonano ancora le parole di mamma Teresa, pesanti come un macigno: “Pensavo di conoscere mio figlio, di sapere tutto di lui, conoscevo anche le password. Eppure non lo conoscevo affatto, perché Andrea indossava una maschera”. Quella maschera che la società ci obbliga ad indossare per rivestire ruoli e far così parte di gruppi. E con quanta facilità si pubblica il proprio privato sui social network, tutti fintamente felici dietro quello schermo. E Teresa per ricordare il suo amato Andrea sceglie questa frase, tratta da “Il Rosso e il Nero “ di Sthendal  “Spesso egli rideva di cuore di quel che si diceva in quel gruppetto. Ma si sentiva incapace di inventare un qualcosa di simile. Era come una lingua straniera, ch’egli capiva ma non sapeva parlare”.

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