Home / Breaking News / Buemi al Ministro: “Più risorse alla Calabria per l’archeologia”. Giustizia, si paga l’immobilismo e la disunione di enti e avvocati

Buemi al Ministro: “Più risorse alla Calabria per l’archeologia”. Giustizia, si paga l’immobilismo e la disunione di enti e avvocati

di LENIN MONTESANTO e LUCA LATELLA

enrico-buemi-2La Calabria ha bisogno come il pane di risorse ed investimenti da destinare al mantenimento, alla valorizzazione ed alla fruizione del grande e diffuso patrimonio architettonico ed archeologico che la distingue nel panorama italiano. Se questa è comunque un’esigenza  nazionale, ciò vale ancor di più per il Sud e per una regione che, superata ormai ogni illusione industrialista, non deve far altro che investire sui propri marcatori identitari e su ciò che non deve essere inventato, per far ripartire l’economia locale e l’occupazione. Non ci sono altre strade.
È con questa considerazione, indirizzata direttamente al Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini che il senatore socialista piemontese Enrico Buemi esordisce, rispondendo a L’Eco dello Jonio, in particolare sulla questione dei contestati interventi riguardanti il sito archeologico di Capo Colonna a Crotone. Sulla vicenda lo stesso Buemi aveva presentato un’interrogazione parlamentare alla quale il Ministro aveva risposto nelle scorse settimane.
I giacimenti archeologici – dice – sono una grande ricchezza del Paese. Insieme al patrimonio naturalistico ed ambientale, laddove non si è inquinato o distrutto. Non dovremmo lesinare energie e risorse per valorizzare queste ricchezze distintive, i nostri gioielli di famiglia. Eppure facciamo l’esatto contrario: o li maltrattiamo o li distruggiamo o li nascondiamo (sapendo sin dall’inizio che non vi saranno risorse per riportarli alla luce, sempre se ancora materialmente possibile). Serve una visione strategica di valorizzazione dei nostri beni, di cui la Politica ed anche le istituzioni locali devono riappropriarsi, dandosi delle priorità, senza inventarsi o imporre nei territori, come accaduto anche in Calabria (si vedano i cimiteri industriali di Crotone), logiche di sviluppo incompatibili e quindi ingestibili nel medio e lungo periodo. L’investimento in cultura e sul patrimonio esistente, invece, ha sempre il suo ritorno. Economico.
Nel caso di Capo Colonna, nella risposta all’interrogazione di Buemi, era scritto che non spetta al Ministro decidere, nel caso singolo, se i reperti debbano o non essere ricoperti. Si tratterebbe in sostanza di una decisione di natura tecnica.
Certo. Ma quando una decisione tecnica – scandisce Buemi – assume una rilevanza politica, facendo venire meno una prospettiva, la Politica deve riappropriarsi delle sue responsabilità. Perché ha e deve avere obiettivi necessariamente più alti. Nel caso specifico, ad esempio, la fruibilità o meno del sito archeologico era ed è una discriminante politica, non tecnica. Quando un sito è evidenziato va mantenuto e reso fruibile, al netto di qualsiasi valutazione legittima e doverosa sule risorse economiche disponibili.
Oltre il caso Capo Colonna, la Sibaritide rappresenta un altro paragrafo dell’identità perduta e di cancellazioni o distruzioni definitive del patrimonio archeologico pari se non peggiori a quelle più recenti portate avanti dall’Isis!
Le istituzioni e la Politica hanno un ruolo importantissimo. Ma vi è anche un problema di sensibilità complessiva. I calabresi devono difendere il loro territorio  e la propria identità sulla quale costruire il proprio sviluppo durevole. Nei ritardi registrati ad esempio in occasione dell’allagamento del Parco di Sibari, più che inerzia tecnica è mancata la sensibilità e la capacità di tutelare l’ambiente. Anche gli enti locali devono uscire dalla logica dell’amministrare alla giornata. (l.m.)

GIUSTIZIA. Il Giudice di Pace di Cariati, come il Tribunale di Rossano, sono stati chiusi perché anelli deboli della catena e per tutta una serie di fattori.
Anche in tema giustizia, il senatore Buemi non le manda, di certo, a dire.
Più in generale – prosegue – le amministrazioni comunali, sempre più spesso assorbite dalla quotidianità, si occupano troppo tardi delle questioni che le riguardano. Il Ministero, affamato di tagli, ha approfittato delle diatribe interne sul personale per chiudere il presidio di giustizia cariatese. I territori pagano peccati di coesione e troppe contraddizioni. I problemi, in tempi in cui li si poteva risolvere, sono stati sottovalutati dall’avvocatura sempre più frastagliata, dalle amministrazioni comunali, dalla società civile e dalla classe imprenditoriale che con un tribunale deve interfacciarsi, anche per un semplice documento. E poi i potenti politici che proteggono i loro Tribunali: queste visioni strettamente utilitaristiche delle piccole realtà territoriali, non fanno altro che prestare il fianco a tagli e soppressioni a vantaggio di quelle regioni d’Italia che vantano una capacità difensiva maggiore.
Il senatore si immedesima in un cittadino cariatese, costretto a percorrere 40 chilometri – prosegue – per recarsi presso il Giudice di Pace di Rossano o, addirittura, 120 per andare in Tribunale a Castrovillari, tra l’altro con tutte le carenze del sistema viario. L’appalto dei lavori sul ponte Molinello a Cariati, potrà alleviare il calvario.
Non è tollerabile – insiste Enrico Buemi – l’immobilismo degli enti pubblici, così come bisognerebbe premere sulle rappresentanze parlamentari del territorio e coinvolgere nelle battaglie a difesa dei presìdi, il presidente della giunta regionale. Chi ricopre compiti istituzionali, pubblici, politici, ha il dovere di tutelare i territori.
I calabresi, dunque, devono decidere se volere l’uovo oggi o la gallina domani.
Per gallina intendo – è ancora il pensiero del senatore – visione complessiva, programmazione, sinergie per lo sviluppo. Le battaglie si devono combattere nell’interesse di un’area intera e non certamente perché si concentri tutto a Castrovillari piuttosto che a Rossano o Cosenza solo perché l’una e più forte dell’altra. Queste mie idee le sostengo – conclude Enrico Buemi – non per andare contro il Tribunale di Castrovillari, ma per far riconoscere un diritto al territorio rossanese. Il Tribunale di Rossano è stato citato negli studi europei e nelle valutazioni della geografia giudiziaria del nostro Paese come esempio di Palazzo di Giustizia da non sopprimere ma poi lo si chiude: questo è il paradosso. (l. l.)

Commenta

commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*