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Brunori, L’uomo nero è il miglior brano contro l’intolleranza

brunoriUn nuovo, l’ennesimo, riconoscimento per Brunori Sas e l’ultimo album “A casa tutto bene”. Il brano “L’uomo nero” è il vincitore come miglior brano sui diritti umani del 2017 secondo Amnesty International Italia. La premiazione del brano sull’intolleranza avverrà il 22 luglio a Rosolina Mare (Ro). A concorrere per il premio c’erano altri artisti tra i quali Caparezza, Clementino, Ghali, Jovanotti, Lo Stato Sociale, Ermal Meta, Le Luci della Centrale elettrica e i Decibel.

«Mai come oggi, “L’uomo nero” assume un significato speciale per me. Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro, è il pezzo che più mi emoziona cantare, un’emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera. Eppure all’epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo – racconta il cantautore in un post sulla sua pagina Facebook – perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: “Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no”».

BRUNORI: C’E’ UNA BUONA DOSE DI AMAREZZA VERSO IL MONDO INTORNO

«Come in altri pezzi dell’ultimo album, traccio la condizione di un uomo che si chiede cosa è giusto fare di fronte a un’apparente involuzione dell’essere umano; al ritorno di fiamma di visioni ideologiche e morali che ci piacerebbe pensare morte e sepolte. C’è una buona dose di amarezza verso il mondo intorno. Ma anche la denuncia allo specchio di quell’approccio ignavo che troppo spesso tende a non occuparsi concretamente di ciò che accade fuori dal proprio cortile; a ignorare certi fenomeni, a ridicolizzarli o a non dargli eccessivo peso. Si tratta di un terreno scivoloso – conclude Brunori -, ne sono consapevole. Ma spero di essere rimasto in piedi e questo riconoscimento, in qualche modo, me ne dà conferma. Grazie di cuore a Amnesty International Italia e a Voci per la libertà».

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