Home / Breaking News / Bevacqua, lettera aperta a Oliverio

Bevacqua, lettera aperta a Oliverio

di DOMENICO BEVACQUA

bevacqua“Caro presidente, è da più mesi che sto cercando di sollecitare un dibattito su una mia proposta di legge che ho inteso denominare “Montagna solidale”.
Ora mi rivolgo a te, mediante la presente lettera aperta, appellandomi alla sensibilità che da sempre ti riconosco verso tematiche che ritengo centrali nell’ambito del nostro comune impegno per il rilancio dei nostri territori, in particolar modo per quelli maggiormente svantaggiati e per il necessario ausilio alle comunità che vi risiedono”.
E’ questo l’incipit della missiva che il consigliere regionale Mimmo Bevacqua ha indirizzato al presidente della Regione Mario Oliverio, finalizzata a riaccendere i riflettori sulla proposta dello stesso intitolata Montagna solidale.
“Il progetto di legge in questione l’ho costruito, passo passo, insieme ai sindaci, alle forze sociali e imprenditoriali e trova i suoi punti di forza nel suo essere “proposta collettiva”, frutto di una spinta nata dal basso, da esigenze concrete e finalizzata a porre in atto soluzioni di sistema e sostenibili nel lungo periodo.
Com’è già di tua conoscenza, sono partito da un’idea in fondo semplice ma ampiamente veritiera: il vulnus dell’abbandono dei territori è il prodromo essenziale che contribuisce al dissesto idrogeologico; ciò che non viene manutenuto a monte, precipita a valle.
E chi può occuparsi meglio della preservazione ambientale, chi può realisticamente averne cura? Soltanto coloro che i luoghi li abitano.
Ma a queste persone – continua Bevacqua – dobbiamo consentire di poterci abitare, in maniera civile e garantendo la possibilità reale di mantenere la presenza antropica. Ho delineato, pertanto, un percorso razionale di formazione della forza-lavoro residente, tale da sfociare nell’autoimpreditorialità, specializzata nella manutenzione, salvaguardia e valorizzazione del territorio.
Intendo coniugare l’attenzione al territorio con l’aspetto occupazionale, perché ritengo che i due aspetti siano intrinsecamente collegati: chi non ha una prospettiva reddituale degna di questo nome, semplicemente scappa e la desertificazione dei piccoli borghi montani significa non soltanto la perdita di una storia, ma la rinuncia a un futuro.
I piccoli paesi non sono né un paradiso, né un museo all’aperto, né un luogo di arretratezza, né un inno all’isolamento: dobbiamo convincerci che sono una risorsa, una delle poche reali, su cui la nostra amata Calabria può contare.
Non si tratta di utopie minimaliste: la salvaguardia del “locale” è la maniera più intelligente di approcciarsi alle opportunità del “globale”.
Purtroppo, dopo mesi di interlocuzione con i dipartimenti regionali interessati e puntuali interventi sul testo per renderlo idoneo rispetto alle normative vigenti, si è venuta a creare un’impasse che, francamente, mi appare inspiegabile.
A scanso di equivoci, voglio chiarire che non si tratta di una questione meramente personale, bensì di una problematica che investe il funzionamento del procedimento legislativo regionale nel suo complesso.
In buona sostanza, pare di assistere a una sorta di gioco dell’oca nel quale il passo finale è sempre quello del gambero. La ricerca di responsabili o, peggio, di capri espiatori, mi interessa davvero poco.
Come ha puntualmente chiarito l’assessore Viscomi, in sede consiliare, nella sua relazione al previsionale dello scorso dicembre, viste le rigidità maturate nel tempo dal bilancio regionale, le uniche reali fonti di finanziamento cui attingere sono quelle rappresentate dai fondi europei.
Mi chiedo, allora: se un legislatore regionale non ha possibilità alcuna di incidere sulle occasioni di sviluppo offerte dai fondi europei, qual è la funzione residuale che gli compete?
In poche parole, se non ci è dato di intervenire attraverso gli unici strumenti a nostra disposizione per avviare azioni normative realmente efficaci, cosa ci stiamo a fare seduti sugli scranni di Palazzo Campanella?
Ecco perché, ti chiedo di convocare con urgenza un incontro ufficiale che veda la tua presenza, quella della componente consiliare e quella del dott. Praticò, dirigente generale della Programmazione nazionale e comunitaria. Credo sia arrivato il momento di raggiungere una posizione unitaria e condivisa fra il livello politico e il livello burocratico e, conseguentemente, di aprire, con determinazione e coraggio, un confronto serrato che consenta alla funzione legislativa la necessaria autonomia nella individuazione di misure e di interventi mirati a un reale sviluppo occupazionale.
Sia chiaro: non chiedo corsie preferenziali o scorciatoie a titolo personale. Ciò che mi sta a cuore è la possibilità di adempiere al mio dovere istituzionale, anche in ragione dell’esercizio della mia presidenza della Commissione Ambiente e Territorio.
È tempo che la questione venga posta in maniera netta: non siamo stati eletti per crogiolarci inattivi su comode poltrone. Ci siamo candidati – chiosa il consigliere Bevacqua – per la guida di una regione oltremodo “scomoda” e complicata e i problemi non si risolvono restando a guardarli e infarcendo le nostre agende di tavole rotonde e di sterili dibattiti nei quali continuiamo ad autoincensarci.
A furia di guardare immobili le rive del fiume, il cadavere che rischiamo di veder transitare sarà il nostro.
Non è certamente questo il tuo obiettivo, così come non è il mio: ci conosciamo da troppo tempo per non sapere che nulla ci è estraneo quanto l’inazione.
Affrontiamo, pertanto, la questione, senza girarci intorno: la Calabria non potrà che trarne giovamento”.

 

Commenta

commenti