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Bevacqua: I dati UE confermano che la Calabria non riesce ad attuare una politica produttiva utilizzo fondi

Il consigliere regionale interviene commentando i dati pubblicati dall’Unione Europea su Indice di competitività regionale ed Eurobarometro

bevacquaI dati pubblicati confermano, purtroppo, quanto, nel mio piccolo, vado affermando in tutte le sedi istituzionali da diverso tempo: la Calabria non riesce ad attuare una politica realmente produttiva di utilizzo dei fondi europei. “Non è una questione di quantità di risorse disponibili – dichiara Bevacqua –  è, piuttosto, una questione di risorse indirizzate in maniera errata e, ancora di più, di una mancata capacità (o volontà) di individuare poche grandi direttrici di investimento, concordando con Bruxelles una pianificazione che non sia la solita inutile distribuzione a pioggia. D’altronde, il 55 % dei cittadini europei afferma oggi che le decisioni di politica regionale della UE dovrebbero essere prese a livello regionale e locale: è un discorso per il quale mi batto senza sosta, ma la Regione Calabria non ha fatto nulla per avviare questo tipo di interlocuzione con le istituzioni comunitarie”.

“Aggiornato ogni tre anni – prosegue –  l’Indice di competitività consente alle regioni di monitorare e valutare il rispettivo sviluppo nel tempo e in rapporto alle altre regioni. Risultato: nessuna regione italiana è sopra la media UE, che ha un indice di 60,30 (la Lombardia, prima delle regioni italiane, riporta un indice pari a 57); ma la Calabria, con il suo misero 18,4 svetta come ultima tra gli ultimi. Di fronte a dati così impietosi, se qualcuno pensa ancora che la polverizzazione degli interventi e l’elargizione di benefici in mille rivoli sia un buon metodo per acquisire consensi, vive in un’altra era ampiamente passata e trapassata: lo sviluppo vero e sostenibile nel medio e lungo periodo nasce dalla concentrazione dei fondi disponibili lungo gli assi fondamentali per i territori. E, riguardo alla Calabria, questi assi sono sicuramente le infrastrutture e l’ambiente, inteso quest’ultimo nel senso più ampio e completo. Tanto per fare un esempio, quando ho cercato di portare avanti il mio progetto di Montagna Solidale, ho provato a far capire a chi di dovere che la prevenzione del dissesto idrogeologico, affidata a coloro che i territori a rischio li vivono quotidianamente, è il modo migliore per preservare l’esistente, consentire la permanenza di un presidio antropico e prefigurare una valorizzazione foriera di concrete prospettive economiche e sociali”.

“E pensare – conclude Bevacqua – che un cittadino europeo su due ritiene che gli investimenti della politica di coesione nel quadro regionale andrebbero indirizzati verso le aree montane. Ma, evidentemente, alle nostre latitudini, questo è un modo non ritenuto utile per andare a caccia di voti immediati. Sarà forse per questo che le carte consegnate sono state lasciate nei cassetti”.  ​


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