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Basso Jonio, gli studenti locali esportano fuori dalla Calabria 4 milioni di euro

di DAMIANO MONTESANTO

Cariati

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Giovani e università: quanto mi costi?
Dai dati in nostro possesso, non meno di trecento giovani del nostro territorio frequentano università situate fuori dalla Calabria, con una spesa che si avvicina ai quattro milioni di euro all’anno, includendo le tasse di iscrizione e frequenza, il vitto, l’alloggio e i trasporti e quanto serve a condurre una vita normale. Partendo da queste somme ci si rende conto che centinaia di studenti del Basso Jonio e della Sila Greca mettono in moto una economia che in un anno fa girare milioni di euro, sottratti al territorio e destinati ad impinguare il Pil di altre regioni.
Spesso e volentieri il corso degli studi si prolunga oltre il dovuto, rendendo oltremodo improduttivo l’iniziale investimento e costringendo le famiglie ad indebitarsi, per mantenere il figlio anche oltre il conseguimento della laurea.
Tanti laureati, poi, si fermano nelle città dove hanno studiato, trovando impiego, per sopravvivere, in qualche studio legale, commerciale, tecnico; altri, magari hanno aperto essi stessi uno studio, che si mantiene, spesso, con le rimesse provenienti dalle famiglie. In un certo senso continuano a fare gli studenti a vita, o gli emigranti, senza più tornare nei paesi d’origine. Tuttavia, molti sono stati i cambiamenti verificatisi negli ultimi decenni, in coincidenza con la facilità e la liberalizzazione degli accessi alle facoltà universitarie, da una parte, e con la nascita di tante università regionali, dall’altra, che hanno arricchito l’offerta formativa e ampliato le possibilità di scelta.
È così che le nostre università regionali fanno registrare boom di iscrizioni che, nel mentre frenano la fuga e l’allontanamento delle intelligenze, arrestano anche i flussi economici destinati ad arricchire le altre regioni e ad impoverire la nostra.
I dati ci confermano che ogni anno diverse centinaia di giovani del Basso Jonio e della Sila Greca scelgono di proseguire gli studi nella nostra regione, investendo capitali e intelligenze nella speranza di una rinascita. I numeri ci dicono che non meno di 200 giovani di Cariati, ad esempio, frequentano l’università di Cosenza, ai quali vanno aggiunti alcune decine che frequentano quella di Catanzaro, solo per citare le più numerose; numeri di tutto rispetto che muovono ogni anno milioni di euro all’interno della nostra regione.
I flussi più consistenti, però, restano sempre quelli impiegati per frequentare le tante università italiane fuori dalla nostra regione. L’emigrazione per motivi di studio, infatti, anche se non è più quella di alcuni decenni or sono, non è stata debellata e continua ad esercitare ancora un certo fascino, nell’immaginario degli studenti e delle famiglie, in ragione sia della fama della sede che si sceglie, sia della facoltà che si vuole frequentare.
In questa speciale graduatoria è Roma a fare la parte del leone, seguita da Bologna e da altre sedi, sempre del Nord, nelle quali il costo del mantenimento agli studi è sicuramente molto più alto di quello registrato in Calabria.
Volendo affondare lo sguardo sulla Università della Calabria, colpisce la varietà dei corsi di laurea messi a disposizione, per la quasi totalità di natura tecnico-scientifica, informatica, di indirizzo economico, anche se non mancano quelli rivolti ai beni culturali, alla conservazione del patrimonio artistico, alla tecnologia del restauro e della conservazione.
Colpisce ancora, però, il grande divario tra numero di iscritti a queste facoltà e corsi di laurea e quelli che preferiscono le università grandi e famose fuori regione, che continuano a sottrarre ricchezza e capitali, che non faranno più ritorno, e a rendere sempre meno sopportabili i costi.

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